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Centrale energetica a biomassa d’autore

Combinando tecnologia innovativa e design la centrale ridurrà le emissioni di carbonio fino all’80% e fornirà energia a più di 50.000 case

impianti - 08 gennaio 2010

La Bio Energy Investments Ltd (BEI) ha presentato una richiesta per la progettazione di una centrale elettrica da 49MWe alimentata a biomassa, presso Stockton on Tees, Teesside, Inghilterra. Il progetto, noto come BEI-Teesside, porterà 150 milioni di sterline di investimenti nella regione. Esso consentirà di rilanciare un sito dismesso sulla riva del fiume Tees, e di creare centinaia di posti di lavoro durante il periodo di due anni di costruzione.

Hanno scelto il designer britannico Thomas Heatherwick e il suo team per creare un edificio unico, che riflette la scala e lo spirito del Tees Valley Regeneration. Matthew Day, direttore del progetto per lo sviluppo, ha dichiarato: “Iconico per dimensioni, questo edificio diventerà un esemplare della progettazione delle moderne centrali energetiche; un punto di riferimento locale, e anche un simbolo nazionale della strategia della Gran Bretagna per l'energia rinnovabile”.

Il progetto è interamente basato sullo sviluppo di ampie forme organiche che, nel paesaggio pianeggiante e industriale dei dintorni, lo fanno apparire più simile a una galleria d'arte di una centrale elettrica. La centrale occupa solo un terzo del sito dell’area dismessa, con i restanti quattro ettari curati a formare praterie naturali. Il sito è attualmente sterile e il progetto è di creare un habitat adatto per la rara flora e fauna che appartengono a siti industriali come questo.

Progettato con l'ultima tecnologia, l’edificio conterrà anche gli uffici, un centro visitatori e un centro per l'istruzione per l'energia rinnovabile con splendide viste in tutta la Tees Valley. Un'opera d'arte in sé, che riflette gli ambiziosi piani di risanamento per Middlehaven a poche centinaia di metri oltre il fiume, e un importante sviluppo per Stockton collegandolo allo sviluppo Middlehaven.

Thomas Heatherwick, fondatore dello Studio Heatherwick, ha detto: “Negli ultimi decenni abbiamo trascurato il contributo culturale che le infrastrutture industriali possono dare alla nostra società. La Gran Bretagna ha un patrimonio di meravigliose centrali energetiche. Ora, con l'impeto della produzione di energia alternativa, abbiamo l'opportunità di adattare quegli edifici alle esigenze della nostra epoca. BEI-Teesside sarà alimentato con gusci di noci di cocco - gli avanzi, o sottoprodotti, delle piantagioni di palma da olio. I vantaggi di questo sono che non si sottrarrà terra alla produzione alimentare o alla foresta per ottenere il carburante. Al contrario fornirà ai coltivatori di palma entrate aggiuntive e eliminerà uno scarto che non loro stessi non possono utilizzare.

Inoltre l'ubicazione del progetto, sul fiume Tees, consentirà a tutto il combustibile di essere consegnato via nave, cosa che ridurrà notevolmente l'impatto sulle strade locali.

Biomassa Power Generation

La biomassa è un modo pulito e rispettoso dell'ambiente di produzione di energia elettrica. A differenza di altre forme di energia rinnovabili come l'eolica o idroelettrica, la biomassa può produrre energia elettrica costante e stabile. Ciò è essenziale per fornire energia a tutti gli utenti della rete elettrica. La produzione di energia elettrica da biomassa può risparmiare fino all’80% in più di CO2 rispetto al carbone o gas delle centrali tradizionali e la produzione può funzionare 24 ore al giorno 365 giorni l'anno.

sul canale impianti
engine 12 gennaio 2010 alle 10:13:14

Mi sembra una sciocchezza, dal punto di vista del bilancio energetico globale (trasporti compresi). Scusate: ma le navi che alimenteranno questa piccola centrale da dove arrivano in Inghilterra e quanto combustibile bruciano per arrivarci? E poi, come detto da altri, credo proprio che le biomasse siano la "strada" ecologicamente sbagliata.

davide.manfredi 12 gennaio 2010 alle 09:08:48

si certo facciamo solo microcentrali, che :
-hanno limiti di emissione svariate volte superiori a quelle degli impianti medio-grandi soprattutto sui microinquinanti (per inciso gli impianti di grossa taglia NON possono essere non adeguatamente trattati)
-non vengono monitorate le emissioni
- non si possono per ragioni economiche applicare le migliori tecnologie
-il rendimento si riduce notevolmente
-sono più difficili i controlli sulla materia prima in ingresso
-ogni singolo terreno sarà dedicato solo all'energia e non all'agricoltura perchè altrimenti non si riesce ad avere biomassa sufficiente per un impianto in azienda agricola (v impianti biogas alimentati con tutto il silomas che il "contadino" coltiva) e quindi il temuto aumento dei prezzi
-sono molto più inaffidabili, quindi molti transitori (maggiore inquinamento) e minore produzione (quindi necessità di ricorrere all'energia da fonti fossili)
-non permettono costose sperimentazioni o tecnologie innovative a contorno (ritenzione CO2 aspettando in un futuro non tanto prossimo le alghe)
-non permettono certamente di usare turbine a gas che comunque difficilmente sono gestibili con un "mix" di combustibili rinnovabili data la complessità della macchina
- ma che ci permettono di continuare a pagare l'energia il doppio dei paesi che ci circondano.

effezeta 11 gennaio 2010 alle 12:37:01

=te integrato per evitare l'inaridimento irreversibile del terreno.
La soluzione più logica e praticabile (anche se con dei limiti) è quella della DIVERSIFICAZIONE della produzione di energia da più fonti rinnovabili, e la MICROGENERAZIONE in loco.
In questa ottica le centrali a biomasse hanno senso solo se:
-Di piccola potenza (2,0-3,0 MWe)
-Se utilizzano SCARTI di produzione agricola non trattati e non colture dedicate (polpe marce, steli senza frutto, fogliami, etc..)
-Se utilizzano prevalentemente idrocarburi leggeri (biogas) tramite il processo di DIGESTIONE ANAEROBICA a bassa/media temperatura
-Se possono utilizzare più combustibili suddivisi su due o tre gruppi termici o meglio usando turbine a gas policombustibile;
-Se usano combustibili a basse emissioni ovvero: a) biogas b) biometanolo c)biodiesel leggero (catene molecolari corte con massimo 12 atomi di carbonio)
-Se hanno un efficiente sistema di filtraggio e cattura della CO2 ANCHE tramite ricircolo della CO2 nei processi di digestione anaerobica o in processi complementari (colture di alghe).
-Se sui tetti e nelle zone di rispetto di tali centrali vengono impiantati tetti fotovoltaici e parchi eolici per la copertura del 20-25 della potenza elettrica di picco.
-Se si integrano con l'agricoltura LOCALE senza ingenerare flussi di traffico pesante delle colture da luoghi eccessivamente lontani (l'ideale è la formazione di coperative agricole con coltivatori nel raggio compreso tra 0-15km).

effezeta 11 gennaio 2010 alle 12:34:16

Presentare le maxi centrali a biomasse come la risoluzione dei problemi ecologici è tecnicamente scorretto.
1) Le centrali a biomasse non sono a emissioni zero, ma eventualemente a equilibrio globale emissioni (CO2 emessa=CO2 assorbita dalle colture): ma nel punto ove sorgono camini di così grandi dimesioni le emissioni ci sono eccome e si concentrano nel raggio di almeno 5-6km!
2) Per alimentare questi eco-mostri occorrono quantità eneormi di materiali: ne stanno costruendo una nel mio paese da 12KWe (un quarto di quella del progetto): è stato calcolato che per alimentarla occorrerebbe utilizzare colture dedicate per metà del terreno agricolo dell'intera provincia di Rovigo; e in polesine ne sono in progetto ben 28 di varie potenze e alimentazioni!
3) il rendimento globale è estremamente basso (45 quando si sfrutta il teleriscaldamento; 25-30 se non si riesce a sfruttarlo!)
4) Le emissioni della combustione del legno se non vengono adeguatamente trattate possono contenere sostanze anche cancerogene (lignina): paradossalmente i residui di combustione di metano fossile sono più puliti.
5) L'utilizzo di vaste areee di terreni agricoli per colture dedicate alla produzione di energia rischia di far levitare vertiginosamente i prezzi degli alimenti di prima necessità e al limite anche la loro reperibilità.
6) L'utilizzo totale e non parziale dei prodotti agricoli provoca la espoliazione dei terreni dalle sostanze nutritive dell'humus che pertanto deve essere chimicamen

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