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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Lavorare in università o Azienda???
MessaggioInviato: giovedì 23 gennaio 2020, 10:18 
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Iscritto il: martedì 25 dicembre 2018, 18:54
Messaggi: 10
Salve a tutti, dopo mesi di ricerca di lavoro come neolaureato in Ingegneria civile, senza nessuna risposta da nessuno, nello stesso giorno mi chiamano al telefono per un cv mandato ad una GROSSA azienda di costruzioni, (colloquio telefonico andato benissimo, aspetto il prossimo step, stage 6 mesi pagato), e nella stessa giornata mi chiama il prof con cui ho fatto la tesi per offrirmi un'assegno di ricerca in dipartimento...della durata di 1 anno
Ora chiedo a voi che avete più esperienza di me, e che potete vedere la situazione più lucidamente, cosa posso considerare per scegliere meglio?
Università o Azienda???
I miei dubbi sono:
Se scelgo l'università, quando finirà la collaborazione come assegnista avrò già 30 anni e sarò di nuovo un neolaureato senza esperienza alla ricerca di lavoro, però lavorare in università mi piace..
Se scelgo l'azienda magari posso avere più possibilità future di continuare..


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MessaggioInviato: giovedì 23 gennaio 2020, 15:19 
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Iscritto il: sabato 31 dicembre 2011, 16:05
Messaggi: 990
Il consiglio più diffuso è l'azienda.

In un università resti precario e senza fondi, e probabilmente con un'esperienza poco rivendibile.


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MessaggioInviato: giovedì 23 gennaio 2020, 16:42 
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Iscritto il: martedì 20 luglio 2010, 12:09
Messaggi: 27
Ho lavorato qualche anno in università e posso dirti che non lo rifarei nemmeno al doppio dello stipendio.
Tempo buttato.
Che fai ancora lì? Corri in azienda!


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MessaggioInviato: sabato 1 febbraio 2020, 15:10 
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Iscritto il: giovedì 27 dicembre 2018, 21:15
Messaggi: 32
Io sono un dottore di ricerca in ingegneria navale, ho 29 anni e sto cercando, senza molta fortuna, di passare all'industria perché la ricerca non fa per me. Lavorare in università ha un solo grosso vantaggio: sei quasi un libero professionista quindi non hai vincoli di orario di nessun tipo. Gli svantaggi: stipendio, o meglio borsa, bassa e senza scatti di anzianità o incentivi. Gli unici scatti avvengono se passi di livello (ricercatore di tipo b, di tipo a, professore associato...) ma i tempi sono lunghi e incerti. Nessun diritto a malattie, ferie, buoni pasto. Tutto sta al buon cuore e agli accordi tra te e i tuoi superiori. Orari di lavoro molto lunghi e pressanti.
Se non sei veramente appassionato duri poco o vai in burn out. Non è sorprendente che le università facciano fatica a trovare dottorandi e quindi ripieghino sugli assegnisti.
L'assegno può avere senso solo se è finanziato da un azienda che mostra interesse all'assunzione alla scadenza.
Altrimenti rischia di essere una perdita di tempo, inoltre credo, ma non ne sono certo, che per scalare la gerarchia accademica sia ora necessario avere fatto il dottorato.

TLDR: azienda batte università 1000 a 0.


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MessaggioInviato: domenica 2 febbraio 2020, 20:12 
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Iscritto il: giovedì 9 agosto 2012, 21:34
Messaggi: 31
juggernaut ha scritto:
Io sono un dottore di ricerca in ingegneria navale, ho 29 anni e sto cercando, senza molta fortuna, di passare all'industria perché la ricerca non fa per me. Lavorare in università ha un solo grosso vantaggio: sei quasi un libero professionista quindi non hai vincoli di orario di nessun tipo. Gli svantaggi: stipendio, o meglio borsa, bassa e senza scatti di anzianità o incentivi. Gli unici scatti avvengono se passi di livello (ricercatore di tipo b, di tipo a, professore associato...) ma i tempi sono lunghi e incerti. Nessun diritto a malattie, ferie, buoni pasto. Tutto sta al buon cuore e agli accordi tra te e i tuoi superiori. Orari di lavoro molto lunghi e pressanti.
Se non sei veramente appassionato duri poco o vai in burn out. Non è sorprendente che le università facciano fatica a trovare dottorandi e quindi ripieghino sugli assegnisti.
L'assegno può avere senso solo se è finanziato da un azienda che mostra interesse all'assunzione alla scadenza.
Altrimenti rischia di essere una perdita di tempo, inoltre credo, ma non ne sono certo, che per scalare la gerarchia accademica sia ora necessario avere fatto il dottorato.

TLDR: azienda batte università 1000 a 0.



Ti parlo per esperienza indiretta. Vale la pena fare ricerca in Italia se si ha l'opportunità e la capacità di rientrare dall'estero sfruttando le agevolazioni fiscali del momento e naturalmente una posizione interessante.

Ci saranno sicuramente delle eccezioni e alcuni settori della ricerca accademica saranno sicuramente più favorevoli di altri ma la tendenza è sostanzialmente in favore delle aziende, specialmente se non c'è una forte passione per un determinato settore scientifico disciplinare.



PS
Il tizio in questione ha fatto un 3+2 in matematica per l'ingegneria e ingegneria matematica al Politecnico con un dottorato in analisi matematica alla Normale di Pisa ed è rientrato dopo un periodo accademico all'estero.

_________________
https://m.facebook.com/Ingegneriafisicaematematica/


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