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MessaggioInviato: sabato 9 gennaio 2021, 19:12 
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Iscritto il: sabato 9 gennaio 2021, 17:52
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Buongiorno e saluto tutti al mio primo post in un forum che ho consultato spesso in questi anni di studio senza inscrivermi fino ad ora. Mi scuserete se temi simili sono già stati trattati ma ho bisogno di consigli esperti sul mio caso.

Sono uno studente di Ingegneria Edile-Architettura al quinto anno e da qualche tempo, complice anche l'alienazione che sta subendo il mondo dell'istruzione causa covid, ho avuto occasione di riflettere più approfonditamente sul mio percorso formativo. Mi sto rendendo conto in particolare di avere un gap crescente e insopportabile con le materie del corso che hanno qualche velleità creativa-architettonica e che fino a qualche tempo fa vedevo come dei piacevoli intermezzi fra le varie scienze, tecniche, meccaniche...

All'inizio non era così, ero entusiasta di quello che facevo ed era inconcepibile vedermi nelle vesti ad esempio di un edile o di civile soltanto, insomma ero fiducioso nel mio corso e nella sua organizzazione. Non ho mai avuto particolari difficoltà nè dal lato scientifico nè da quello più umanistico del corso, avendo buoni voti in entrambi. Dopo i primi tre anni in cui ero felice, il quarto e il quinto, che in teoria dovrebbero plasmarti definitivamente mi stanno deludendo su tanti fronti. La "pausa" che il mondo ha vissuto nel 2020 a causa della pandemia mi ha bloccato in questa cavalcata e mi ha risvegliato adesso, nel momento in cui, davanti all'esame di Composizione 3 ho guardato i miei professori con un senso di smarrimento che non avevo mai sentito in vita mia. Sono rimasto spaventato dall'idea di diventare come loro e che quello potesse diventare il mio lavoro, disegnare castelli per aria secondo teorie astruse. Non l'avevo mai realizzato cosi chiaramente e non posso più convivere col mio lato arch vicino al mio nome. Tornato a casa ho abbracciato i miei libri di fisica ambientale, geotecnica, ponti etc e ho buttato dalla finestra le monografie su Wright e Wagner che avevo in camera.

Per fortuna gli esami di fine corso sono in buona parte opzionali, in cui ho cercato di prediligere materie tecniche (acustica applicata, strade, chimica del restauro dei materiali) ma non posso togliermi dal cervello l'idea di cosa sarebbe successo se ad esempio fossi rimasto a civile e avessi poi proseguito con un curriculum di infrastrutture viarie e territorio ad esempio, che sembrano calzarmi molto di più. Ho paura di aver sprecato parte del mio tempo, ma ancor peggio ho paura di non poter rimediare: quando uscirò dall'università potrò progettare un ponte, una strada, una diga? Potrò fare un intervento di recupero di un centro storico o di una chiesa? Oppure la dicitura 'ing edile-arch' mi bollerà a vita come 'creativo' precludendomi al resto? Non vorrei finire poco apprezzato o anzi discriminato a causa del corso di laurea dopo tutto il lavoro fatto.

Sono preoccupato, confuso e per quanto sembri stupido a una manciata di esami dalla fine: tra il tirare dritto a denti stretti e il cambiare stavo valutando anche un trasferimento a civile, dove comunque vorrei sapere come funzionerebbe la convalida degli esami comuni (molti per fortuna) da un corso da 5 a un 3+2. Immagino che dovrei ripetere il tolc tra l'altro.

Grazie a chiunque vorrà intervenire.


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