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MessaggioInviato: mercoledì 18 aprile 2018, 21:05 
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deltax ha scritto:
oggi ho avuto la conferma, prova pratica o chiamatela come volete, di quello che predico da tempo. Nelle applicazioni che ormai mando giornalmente per aziende estere nel mio settore, grandi e piccole,mi sono imbattutto in un fatto interessante: la job spec della ricerca di un TECNICO DI LABORATORIO, dove le mansioni descritte erano quelle che io faccio nel mio attuale lavoro, ma attenzione non solo io: in un team di persone compreso tra 10 e 15, tutti ingegneri, da 1 a 15 anni di esperienza, TUTTI fanno mansioni uguali alle mie, ovviamente chi più chi meno con maestria, velocemente, ecc.
In sostanza la mansione di un ingegnere con 15 anni di esperienza in italia, in un azienda che si autodefinisce innovativa (e probabilmente nelle sedi estere lo è), in altre aziende le sue mansioni sono richieste ad un tecnico di laboratorio.

E in queste application quale titolo di studio era richiesto?era specificato diploma di scuola secondaria? Comunque non puoi generalizzare,secondo me.nella mia azienda ci sono responsabili diplomati (pochi) che coordinano dei laureati e per tutti i neoassunti ormai si chiede la laurea,anche con voti alti.non penso che aziende analoghe all'estero richiedano requisiti diversi...


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MessaggioInviato: giovedì 19 aprile 2018, 9:13 
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tippgirl ha scritto:
E in queste application quale titolo di studio era richiesto?era specificato diploma di scuola secondaria? Comunque non puoi generalizzare,secondo me.nella mia azienda ci sono responsabili diplomati (pochi) che coordinano dei laureati e per tutti i neoassunti ormai si chiede la laurea,anche con voti alti.non penso che aziende analoghe all'estero richiedano requisiti diversi...

il livello richiesto è un HNC/HND, che io non avevo mai sentito ma facendo una rapida ricerca con google, senza approfondire, pare siano "mini lauree" di 1/2 anni a forte orientamento pratico, un po' più di un high school diploma e un po' meno di un Bsc, da noi direi che a spanne sono equiparabili alle scuole a indirizzo tecnico, non tanto per la durata quanto per l'orientamento pratico.

In ogni caso questa non è la situazione che hai descritto, qui non si cerca una persona con 20 anni di esperienza tecnica che ha coperto, con la sua esperienza, una quantità di problemi tecnici da poter elevarsi ad un ruolo manageriale e di conseguenza dirigere anche ingegneri. Qua si tratta, semplicemente, che loro cercano una persona (anche con poca esperienza), chiaramente senza laurea, per una serie di mansioni per le quali la mia azienda in Italia richiede una laurea, e non solo, anche avendo un tot anni di esperienza non cambia quasi nulla perchè le attività sono quelle. Questo per me è indicativo sul divario tecnologico che ormai è incolmabile in specifici settori. Questo mi ha dato anche una forte indicazione su un fatto di cui comunque ero certo, la mia attività attuale mi sta lentamente demansionando e sarà obsoleta in poco tempo, in qualche anno (se già non lo è) per me avere la laurea non conterà nulla.
In ogni caso, il fatto che, come dici, in Italia si richiede la laurea con voti alti per ogni cosa, non è certo un dato positivo, anzi è una stortura che porta ai dati che sempre legiamo sul mismatch di competenze, sul demansionamento, sulla fuga delle figure specializzate, ecc.
E cmq, IMHO, la situazione che hai descritto nel campo della nanoelettronica è pressochè impossibile.


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MessaggioInviato: giovedì 19 aprile 2018, 12:26 
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deltax ha scritto:
tippgirl ha scritto:
E in queste application quale titolo di studio era richiesto?era specificato diploma di scuola secondaria? Comunque non puoi generalizzare,secondo me.nella mia azienda ci sono responsabili diplomati (pochi) che coordinano dei laureati e per tutti i neoassunti ormai si chiede la laurea,anche con voti alti.non penso che aziende analoghe all'estero richiedano requisiti diversi...

il livello richiesto è un HNC/HND, che io non avevo mai sentito ma facendo una rapida ricerca con google, senza approfondire, pare siano "mini lauree" di 1/2 anni a forte orientamento pratico, un po' più di un high school diploma e un po' meno di un Bsc, da noi direi che a spanne sono equiparabili alle scuole a indirizzo tecnico, non tanto per la durata quanto per l'orientamento pratico.

In ogni caso questa non è la situazione che hai descritto, qui non si cerca una persona con 20 anni di esperienza tecnica che ha coperto, con la sua esperienza, una quantità di problemi tecnici da poter elevarsi ad un ruolo manageriale e di conseguenza dirigere anche ingegneri. Qua si tratta, semplicemente, che loro cercano una persona (anche con poca esperienza), chiaramente senza laurea, per una serie di mansioni per le quali la mia azienda in Italia richiede una laurea, e non solo, anche avendo un tot anni di esperienza non cambia quasi nulla perchè le attività sono quelle. Questo per me è indicativo sul divario tecnologico che ormai è incolmabile in specifici settori. Questo mi ha dato anche una forte indicazione su un fatto di cui comunque ero certo, la mia attività attuale mi sta lentamente demansionando e sarà obsoleta in poco tempo, in qualche anno (se già non lo è) per me avere la laurea non conterà nulla.
In ogni caso, il fatto che, come dici, in Italia si richiede la laurea con voti alti per ogni cosa, non è certo un dato positivo, anzi è una stortura che porta ai dati che sempre legiamo sul mismatch di competenze, sul demansionamento, sulla fuga delle figure specializzate, ecc.
E cmq, IMHO, la situazione che hai descritto nel campo della nanoelettronica è pressochè impossibile.

Francamente credo che dovrei studiare e vivere a lungo in un paese estero per capire propriamente i sistemi scolastici e la formazione di istituti diversi da quelli italiani.Comuqnue il solo diploma non basta per fare il tecnico di laboratorio, tanto è vero che bisogna fare comunque dei corsi professionalizzanti (non so se lagati o meno alle facoltà locali) per svolgere determinati lavori,che qui svolgono i laureati in ingegneria.In Italia, nonstante ci si lamenti del basso numero di laureati, il diploma soltanto non è più sufficiente per fare carriera.A parte casi eccezionali, io vedo che per determinate mansioni si richiede un laureato, addirittura "magistrale".SEgno che tra mondo del lavoro e università c'è un mismatch come dici tu.La magistrale andrebbe frequentata solo da chi aspira alla carriera universitaria, alla libera professione , all'insegnamento (negli istituti superiori e scuole media, secodno me).Altrimenti a cosa serve il persorso 3+2? ad allungare le facoltà che prima erano di 4 anni e che in 4/5 anni si facevano abbastanza tranquilalmente (tipo scienza della formazione, economia, giurisprudenza , lettere, ).Io comunque ho solo l'esempio dell'Irlanda dove sono stata per un summer job appena laureata e lì a me ha dato proprio l'impressione che la triennale in ingegneria civile fosse il nostro istituto per geometri.Sia nei contenuti che negli sbocchi lavorativi.Ma lì, mi sembra di aver capito che la scuola primaria duri 8-9 anni e la scuola superiore sia di 3-4 anni, non so quanto professionalizzante.


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MessaggioInviato: giovedì 19 aprile 2018, 14:18 
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Io ho studiato per un semestre al NTNU, in Norvegia, e ho conosciuto studenti di ingegneria provenienti da tutta Europa e anche fuori. Per quello che ho visto, il livello degli ingegneri triennali è bassissimo, al pari di un buon (non eccellente) perito italiano che ha studiato in una buona scuola.
Gli unici che erano ad un livello paragonabile al nostro, per certi aspetti quasi superiore, erano i francesi. A livello di materie di base, erano veramente sotto terra. Nella magistrale poi vengono istruiti a usare formule e manuali, come fossero macchinette.
Quel semestre ho chiuso con 5 esami con A (voto massimo) con un impegno dieci volte inferiore a quello che mi sarebbe costato al politecnico. Devo dire che ho però sviluppato moltissimo altri aspetti. Avendo molto tempo socializzi molto, fai attività collaterali, un sacco di progetti di gruppo,ecc..


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MessaggioInviato: giovedì 19 aprile 2018, 15:35 
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thermax ha scritto:
Io ho studiato per un semestre al NTNU, in Norvegia, e ho conosciuto studenti di ingegneria provenienti da tutta Europa e anche fuori. Per quello che ho visto, il livello degli ingegneri triennali è bassissimo, al pari di un buon (non eccellente) perito italiano che ha studiato in una buona scuola.
Gli unici che erano ad un livello paragonabile al nostro, per certi aspetti quasi superiore, erano i francesi. A livello di materie di base, erano veramente sotto terra. Nella magistrale poi vengono istruiti a usare formule e manuali, come fossero macchinette.
Quel semestre ho chiuso con 5 esami con A (voto massimo) con un impegno dieci volte inferiore a quello che mi sarebbe costato al politecnico. Devo dire che ho però sviluppato moltissimo altri aspetti. Avendo molto tempo socializzi molto, fai attività collaterali, un sacco di progetti di gruppo,ecc..

quanto hai detto sui francesi l'ho letto su Quora da un accademico francese che spiegava anche i motivi storici: raccontava che fino agli anni 80 nelle scuole superiori il livello di matematica era altissimo e che molti argomenti, in altre nazioni, erano affrontate all'università. Rispondeva appunto ad una domanda sulla differenza di preparazione tra i vari unviersitari di diverse nazioni. Così come su Quora ho letto innumerevoli volte della preparazione "praticona" degli anglosassoni, a volte queste risposte sono date da PhD italiani che vanno in prestigiose università in UK e si trovano colleghi con preparazioni che loro definiscono approssimative e con carichi di lavoro che ai loro occhi risultano ridicole.
Io non mi pronuncio non avendo avuto esperienze diretti ma posso comunque porti/porvi una domanda: tutta questa "illuminazione", "preparazione superiore", "supremazione teorica" che noi italiani presubilimente abbiamo...viene usata nel lavoro? E' paradossale che questo messaggio lo abbia scritto tu, dove in un altro topic hai difeso strenuamente l'argomentazione che la carriera tecnica per un ingegnere è morta ed è molto più remunerativa quella da commerciale o comunque tecnico/commerciale.
Quando entriamo nel mondo del lavoro, visto che sono una piccolissima fetta coloro che emigrano o coloro che fanno R&D, tutta quella pena vissuta all'università (a scapito, come hai detto bene, di attività sociali che poi nei paesi anglosassoni sfociano anche in networking professionale) viene effettivamente usata nel lavoro?
Puoi avere anche doti di problem solving mostruose, imparare velocemente teorie, spirito critico, metodo scientifico ecc, ma se il tuo lavoro è di fare il code monkey e per di più hai un capo oppressivo e/o che fa micromanagment quelle doti li, pagate a caro prezzo, non ti servono a niente.
Sarà la centesima volta che faccio sto ragionamento, ma in termini utilitaristici, da buon ingegnere, non mi capacito come il rapporto tra sforzo fatto e otput in termini di qualità di lavoro (e remunerazione) sia così basso e nonostante tutto la maggior parte delle persone guardino a questo sforzo come un trionfo, è la mistificazione di una vittoria di pirro, o forse è solo elitarismo per mascherare l'invidia verso chi altrove con la metà degli sforzi ottiene il doppio dei risultati


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MessaggioInviato: giovedì 19 aprile 2018, 16:07 
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deltax ha scritto:
Io non mi pronuncio non avendo avuto esperienze diretti ma posso comunque porti/porvi una domanda: tutta questa "illuminazione", "preparazione superiore", "supremazione teorica" che noi italiani presubilimente abbiamo...viene usata nel lavoro? E' paradossale che questo messaggio lo abbia scritto tu, dove in un altro topic hai difeso strenuamente l'argomentazione che la carriera tecnica per un ingegnere è morta ed è molto più remunerativa quella da commerciale o comunque tecnico/commerciale.
Quando entriamo nel mondo del lavoro, visto che sono una piccolissima fetta coloro che emigrano o coloro che fanno R&D, tutta quella pena vissuta all'università (a scapito, come hai detto bene, di attività sociali che poi nei paesi anglosassoni sfociano anche in networking professionale) viene effettivamente usata nel lavoro?i

no, non viene usata.Per questo io me la prendo tanto quando vedo le statistiche sui laureati in Italia.In Italia studiare ,sopratutto facoltà scientifiche , è un lavoro a tempo pieno che non ti consente di mantenerti economicamente per almeno 5 anni.Ma tutte le competenze che acquisisci possono servire solo se fai il ricercatore (forse).
deltax ha scritto:
Puoi avere anche doti di problem solving mostruose, imparare velocemente teorie, spirito critico, metodo scientifico ecc, ma se il tuo lavoro è di fare il code monkey e per di più hai un capo oppressivo e/o che fa micromanagment quelle doti li, pagate a caro prezzo, non ti servono a niente.
Sarà la centesima volta che faccio sto ragionamento, ma in termini utilitaristici, da buon ingegnere, non mi capacito come il rapporto tra sforzo fatto e otput in termini di qualità di lavoro (e remunerazione) sia così basso e nonostante tutto la maggior parte delle persone guardino a questo sforzo come un trionfo, è la mistificazione di una vittoria di pirro, o forse è solo elitarismo per mascherare l'invidia verso chi altrove con la metà degli sforzi ottiene il doppio dei risultati
Hai ragione,....ma cosa fai? l'università non la fai se hai mezzi e capacità ? ti "castri" da solo e riduci la probabilità di avere un lavoro gratificante?


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MessaggioInviato: venerdì 20 aprile 2018, 12:38 
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deltax ha scritto:
Sarà la centesima volta che faccio sto ragionamento, ma in termini utilitaristici, da buon ingegnere, non mi capacito come il rapporto tra sforzo fatto e otput in termini di qualità di lavoro (e remunerazione) sia così basso e nonostante tutto la maggior parte delle persone guardino a questo sforzo come un trionfo, è la mistificazione di una vittoria di pirro, o forse è solo elitarismo per mascherare l'invidia verso chi altrove con la metà degli sforzi ottiene il doppio dei risultati


Il punto è che l'Italia non è l'africa nera che descrivi fra le righe; è invece un paese che a partire dalle macerie è rinato (sicuramente sulle spalle dei giganti, non proprio da zero) e dal dopoguerra ha sempre fatto ricerca, industria e innovazione ed è considerata a livello globale una delle nazioni leader per export, output industriale, design e progettazione. Ovviamente questo ha le sue differenze regionali ed è comunque imparagonabile con certe zone di US, UK e DE, ma non è il terzo mondo tecnologico che descrivi.
La conseguenza logica è che diversi ingegneri in Italia il lavoro produttivo, interessante e ben pagato ce lo devono avere, e le aziende italiane le doti, anche apprese con un'università impegnativa, degli italiani le hanno sfruttate (dato che sono in pochi gli ingegneri "importati").
Oppure è tutta fortuna?

Il tuo bias è sempre quello che siccome conosci un pugno di sottopagati / sottoimpiegati, pensi che siano tutti così, e ti basta leggere mezza riga in inglese per correre qui a dire che finalmente hai compreso la Verità: all'estero i lavori li fanno i diplomati strapagati e gli ingegneri fanno innovazione ancora più strapagata.
E non riesci ad accettare che la realtà sia più complessa di come la vorresti tu, per piangerti addosso e contemporaneamente sparare a zero su un'intera categoria di stolti che ha studiato massacrandosi per poi essere giocoforza sottopagata e sottoimpiegata.


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MessaggioInviato: venerdì 20 aprile 2018, 12:57 
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deltax ha scritto:
thermax ha scritto:
Io ho studiato per un semestre al NTNU, in Norvegia, e ho conosciuto studenti di ingegneria provenienti da tutta Europa e anche fuori. Per quello che ho visto, il livello degli ingegneri triennali è bassissimo, al pari di un buon (non eccellente) perito italiano che ha studiato in una buona scuola.
Gli unici che erano ad un livello paragonabile al nostro, per certi aspetti quasi superiore, erano i francesi. A livello di materie di base, erano veramente sotto terra. Nella magistrale poi vengono istruiti a usare formule e manuali, come fossero macchinette.
Quel semestre ho chiuso con 5 esami con A (voto massimo) con un impegno dieci volte inferiore a quello che mi sarebbe costato al politecnico. Devo dire che ho però sviluppato moltissimo altri aspetti. Avendo molto tempo socializzi molto, fai attività collaterali, un sacco di progetti di gruppo,ecc..

quanto hai detto sui francesi l'ho letto su Quora da un accademico francese che spiegava anche i motivi storici: raccontava che fino agli anni 80 nelle scuole superiori il livello di matematica era altissimo e che molti argomenti, in altre nazioni, erano affrontate all'università. Rispondeva appunto ad una domanda sulla differenza di preparazione tra i vari unviersitari di diverse nazioni. Così come su Quora ho letto innumerevoli volte della preparazione "praticona" degli anglosassoni, a volte queste risposte sono date da PhD italiani che vanno in prestigiose università in UK e si trovano colleghi con preparazioni che loro definiscono approssimative e con carichi di lavoro che ai loro occhi risultano ridicole.
Io non mi pronuncio non avendo avuto esperienze diretti ma posso comunque porti/porvi una domanda: tutta questa "illuminazione", "preparazione superiore", "supremazione teorica" che noi italiani presubilimente abbiamo...viene usata nel lavoro? E' paradossale che questo messaggio lo abbia scritto tu, dove in un altro topic hai difeso strenuamente l'argomentazione che la carriera tecnica per un ingegnere è morta ed è molto più remunerativa quella da commerciale o comunque tecnico/commerciale.
Quando entriamo nel mondo del lavoro, visto che sono una piccolissima fetta coloro che emigrano o coloro che fanno R&D, tutta quella pena vissuta all'università (a scapito, come hai detto bene, di attività sociali che poi nei paesi anglosassoni sfociano anche in networking professionale) viene effettivamente usata nel lavoro?
Puoi avere anche doti di problem solving mostruose, imparare velocemente teorie, spirito critico, metodo scientifico ecc, ma se il tuo lavoro è di fare il code monkey e per di più hai un capo oppressivo e/o che fa micromanagment quelle doti li, pagate a caro prezzo, non ti servono a niente.
Sarà la centesima volta che faccio sto ragionamento, ma in termini utilitaristici, da buon ingegnere, non mi capacito come il rapporto tra sforzo fatto e otput in termini di qualità di lavoro (e remunerazione) sia così basso e nonostante tutto la maggior parte delle persone guardino a questo sforzo come un trionfo, è la mistificazione di una vittoria di pirro, o forse è solo elitarismo per mascherare l'invidia verso chi altrove con la metà degli sforzi ottiene il doppio dei risultati


queste sono le solite leggende metropolitano che piace tanto raccontarci tra noi.... eh si quanto siamo bravi noi, altro che quelli.

in tutto cio' pero' non capisco come mai il mondo anglosassone che a detta di tutti questi scienziati produce solo questa specie di super periti, piazzi svariate universita' tra le prime al mondo, sia ampiamente al di sopra dell'Italia per quanto riguarda il numero di pubblicazioni (indice di citazioni UK e' inferiore solo a quello USA), abbia la fila di stranieri che vogliono venire a fare PhD o PostDoc, e ospiti alcune tra le piu' grandi societa'di tecnologia del mondo. mah.


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a.d3angel1s ha scritto:

in tutto cio' pero' non capisco come mai il mondo anglosassone che a detta di tutti questi scienziati produce solo questa specie di super periti, piazzi svariate universita' tra le prime al mondo, sia ampiamente al di sopra dell'Italia per quanto riguarda il numero di pubblicazioni (indice di citazioni UK e' inferiore solo a quello USA), abbia la fila di stranieri che vogliono venire a fare PhD o PostDoc, e ospiti alcune tra le piu' grandi societa'di tecnologia del mondo. mah.

Non mi semba si stia dicendo che noi siamo più bravi, visto che ci siamo focalizzati su uno studio teorico che , a livelo professionale, serve poco o niente.Stiamo parlando di programmi universitari totalmente diversi e di impegno didattico diverso.
Io parlo per quello che ho visto 14 anni fa nel paese in cui ho vissuto.Sistema universitario totalmente diverso, nessun fuoricorso, vacanze estive dal 01 giugno al 01 ottobre, senza sessioni di esame intermedie.
Non ho mai detto , nè pensato, che un ingegnere che conosce , e ha capito perfettamente , tutte le dimostrazioni di tutti i teoriemi che utilizza e anche di più, sia più preparato di qualcuno che invece di perdere tempo su queste tematiche ne ha approfondite altre.
La ricerca nelel università non le fanno i singoli laureandi, ma chi sta prendedo un Phd .E la didattica conta fino ad un certo punto, visto che sappiamo benissimo che la ricerca dipende dai fondi stanziati.


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a.d3angel1s ha scritto:
deltax ha scritto:
thermax ha scritto:
Io ho studiato per un semestre al NTNU, in Norvegia, e ho conosciuto studenti di ingegneria provenienti da tutta Europa e anche fuori. Per quello che ho visto, il livello degli ingegneri triennali è bassissimo, al pari di un buon (non eccellente) perito italiano che ha studiato in una buona scuola.
Gli unici che erano ad un livello paragonabile al nostro, per certi aspetti quasi superiore, erano i francesi. A livello di materie di base, erano veramente sotto terra. Nella magistrale poi vengono istruiti a usare formule e manuali, come fossero macchinette.
Quel semestre ho chiuso con 5 esami con A (voto massimo) con un impegno dieci volte inferiore a quello che mi sarebbe costato al politecnico. Devo dire che ho però sviluppato moltissimo altri aspetti. Avendo molto tempo socializzi molto, fai attività collaterali, un sacco di progetti di gruppo,ecc..

quanto hai detto sui francesi l'ho letto su Quora da un accademico francese che spiegava anche i motivi storici: raccontava che fino agli anni 80 nelle scuole superiori il livello di matematica era altissimo e che molti argomenti, in altre nazioni, erano affrontate all'università. Rispondeva appunto ad una domanda sulla differenza di preparazione tra i vari unviersitari di diverse nazioni. Così come su Quora ho letto innumerevoli volte della preparazione "praticona" degli anglosassoni, a volte queste risposte sono date da PhD italiani che vanno in prestigiose università in UK e si trovano colleghi con preparazioni che loro definiscono approssimative e con carichi di lavoro che ai loro occhi risultano ridicole.
Io non mi pronuncio non avendo avuto esperienze diretti ma posso comunque porti/porvi una domanda: tutta questa "illuminazione", "preparazione superiore", "supremazione teorica" che noi italiani presubilimente abbiamo...viene usata nel lavoro? E' paradossale che questo messaggio lo abbia scritto tu, dove in un altro topic hai difeso strenuamente l'argomentazione che la carriera tecnica per un ingegnere è morta ed è molto più remunerativa quella da commerciale o comunque tecnico/commerciale.
Quando entriamo nel mondo del lavoro, visto che sono una piccolissima fetta coloro che emigrano o coloro che fanno R&D, tutta quella pena vissuta all'università (a scapito, come hai detto bene, di attività sociali che poi nei paesi anglosassoni sfociano anche in networking professionale) viene effettivamente usata nel lavoro?
Puoi avere anche doti di problem solving mostruose, imparare velocemente teorie, spirito critico, metodo scientifico ecc, ma se il tuo lavoro è di fare il code monkey e per di più hai un capo oppressivo e/o che fa micromanagment quelle doti li, pagate a caro prezzo, non ti servono a niente.
Sarà la centesima volta che faccio sto ragionamento, ma in termini utilitaristici, da buon ingegnere, non mi capacito come il rapporto tra sforzo fatto e otput in termini di qualità di lavoro (e remunerazione) sia così basso e nonostante tutto la maggior parte delle persone guardino a questo sforzo come un trionfo, è la mistificazione di una vittoria di pirro, o forse è solo elitarismo per mascherare l'invidia verso chi altrove con la metà degli sforzi ottiene il doppio dei risultati


queste sono le solite leggende metropolitano che piace tanto raccontarci tra noi.... eh si quanto siamo bravi noi, altro che quelli.

in tutto cio' pero' non capisco come mai il mondo anglosassone che a detta di tutti questi scienziati produce solo questa specie di super periti, piazzi svariate universita' tra le prime al mondo, sia ampiamente al di sopra dell'Italia per quanto riguarda il numero di pubblicazioni (indice di citazioni UK e' inferiore solo a quello USA), abbia la fila di stranieri che vogliono venire a fare PhD o PostDoc, e ospiti alcune tra le piu' grandi societa'di tecnologia del mondo. mah.


a.d3angel1s dove hai studiato all'estero?
A livello di Phd e ricerca nulla da dire..NTNU e altre università sono ben al di sopra di quelle italiane, ma per un motivo ben preciso: il grano! all'NTNU hanno laboratori che costano quanto un dipartimento italiano, laboratori pagati cash dalla statoil. Hanno provato a fare esperimenti su pipeline da 100 metri (CENTO). Come formazione teorica mi dispiace..siamo ben al di sopra di chiunque, quanto meno a livello undergraduate.

Rispondo a deltax..non vedo di contraddittorio in quello che ho scritto nei due 3d: la preparazione teorica non centra nulla con la progettazione..la preparazione teorica mi permette di imparare cose mai viste prima (regole export, contabilità, trasporti, ecc) con tempistiche che per i colleghi sono semplicemente impossibili. Esce un nuovo software..nuovi prodotti sviluppati dalla casa madre, chi pensi se ne occupi? per me è questo il valore aggiunto che da una preparazione come la nostra..


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