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Autore Messaggio
MessaggioInviato: lunedì 7 maggio 2018, 13:54 
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Iscritto il: lunedì 14 marzo 2011, 17:44
Messaggi: 7112
Località: Atene (Greece)
in corsivo ho fatto il riporto delle tue frasi.
il mio post si riferiva ai traversi di testata, perché da come hai articolato il discorso, mi è parso che secondo te fosse una scelta, mentre (tolti casi banali, spiccioli e particolari) non si possono omettere.

anche quelli di campata - per la loro funzione - non devono (dovrebbero) mancare.

_________________
Tra quello che noi riusciamo a malapena a vedere e quello che in realtà accade veramente c'è sempre molta differenza (Banondre, filosofo greco agnostico del II sec. d.C.).


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MessaggioInviato: martedì 8 maggio 2018, 11:47 
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Iscritto il: venerdì 12 febbraio 2010, 12:20
Messaggi: 1259
Non per polemica. Solo per essere sicuro che non passi un messaggio sbagliato a chi legge ora e a chi leggerà nei secoli a venire (perchè certamente qualche pirla che andrà sul forum tra 100 anni ci sarà ancora...)

Cita:
La scelta di inserire solamente traversi di testata (e non anche di campata), possibile nel caso di travi a V, è appunto una scelta, e non un obbligo


Credevo fosse abbastanza chiaro che si può scegliere se mettere i traversi solo in testata, o testata+campata. Mai solo campata.
Ovvero: i traversi di testata ci vanno sempre. Quelli di campata anche non sempre.


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MessaggioInviato: martedì 3 luglio 2018, 21:52 
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Iscritto il: domenica 10 giugno 2018, 15:24
Messaggi: 10
sarei interessato anche io a capire come valutare le sollecitazioni, considerare solo le sollecitazioni a taglio dovuto al momento torcente allo SLU quanto è corretto? e in questo modo armare in senso orizzontale l' elemento e far portare il taglio verticale agli elementi dell'impalcato (cassoncini o costole nel caso di un cassone)


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MessaggioInviato: mercoledì 29 agosto 2018, 16:02 
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Iscritto il: lunedì 7 settembre 2015, 19:02
Messaggi: 7
frank80 ha scritto:
I traversi di testata non servono a niente (sulla carta) ma sono importantissimi (nella realtà).

Il ruolo dei traversi è garantire un comportamento "a graticcio" dell'impalcato. I traversi di campata intervengono "riprendendo" le deformazioni sotto carico delle singole travi e le "riportano" sulle altre travi, redistribuendo quindi una quota parte delle sollecitazioni anche sulle travi non direttamente caricate. I traversi di testata non possono fare nulla di tutto ciò perchè non ci può essere spostamento differenziale tra le varie travi in corrispondenza dei traversi stessi, essendo tutte le travi appoggiate.
La scelta di inserire solamente traversi di testata (e non anche di campata), possibile nel caso di travi a V, è appunto una scelta, e non un obbligo

Visto che stai studiando, ti consiglierei di inserire comunque anche 1 o 2 traversi di campata, in modo da studiarne le sollecitazioni e capirne il funzionamento. In tal caso armerai i traversi di campata secondo le sollecitazioni che ricevono, e quelli di testata li armerai allo stesso modo.

Per quanto riguarda il sollevamento dell'impalcato (condizione da considerare SEMPRE per un traverso di testata...), devi studiare il caso di una trave continua su più appoggi (i martinetti, che probabilmente metterai a cavallo di ciascuna trave, eccetto le due di bordo per le quali metterai martinetti solo internamente) sottoposta a forze concentrate che sono gli scarichi delle travi sollevate. Puoi evitare le verifiche allo SLU considerando solo lo SLE (al limite senza carichi di traffico, ma poi chi un giorno farà il sollevamento ti odierà perchè lo hai messo nei guai...quindi usa il traffico SLE...).
La sezione resistente della trave continua su più appoggi non è la sezione a I del traverso ma la sezione a T di traverso+soletta collaborante, e sarà sottoposta prevalentemente a flessione pura (fibre superiori in trazione) e taglio. Se aggiungi la precompressione la flessione si tramuta in presso-flessione con tutto ciò che di benefico ne consegue.
Un metodo alternativo per l'analisi della sezione del traverso sollevata è ipotizzare che si formi un meccanismo tirante/puntone (un campo di traverso tra due travi è un elemento tozzo) in cui il puntone va dal martinetto alla trave, e il tirante è orizzontale all'estradosso del traverso.

Fisicamente per fare un traverso si fa così:
1) si varano le travi sugli appoggi. Le travi hanno in genere uno o più buchi che sono stati predisposti in fase di getto in posizioni opportune
2) si mette una tavola di intradosso tra le travi
3) si infilano una o più barre di armatura di grosso diametro (o cavi o barre o trefoli se da precomprimere) dal lato della trave di bordo e le si fanno passare all'interno dei buchi nelle travi fino a raggiungere l'altra trave di bordo.
4) si mettono dei reggistaffe e una armatura di pelle - più o meno dove si riesce ad arrivare con le mani- e si montano le doppie staffe a U o chiuse (se si può), comunque risvoltate a livello di soletta (all'interno delle staffe si faranno passare poi anche alcuni ferri della soletta)
5) si infilano delle armature sagomate all'incirca a X o a V nei campi di traverso tra le travi, e le si risvoltano superiormente a livello della soletta
6) si cassera tutto e si getta dall'alto fino al livello delle travi, con i "mozziconi" di ferri che emergono dal getto e che saranno successivamente inglobati nel getto della soletta.

Per i traversi di campata la cosa si fa più difficile perchè tutte le armature di cui sopra devono essere infilate dall'alto dai carpentieri. E lì c'è da divertirsi...


:clap: Ottima spiegazione! :clap:
Per comprendere l'efficacia di questi elementi che a prima vista non servirebbero a nulla, ricordo un grigliato da ponte che avevo progettato, in cui gli equivalenti era del fili di ferro saldati ortogonalmente, sottoposto a test di carico per rottura locale sotto il peso di un carrarmato. In pratica il grigliato non si ruppe mai, più la macchina spingeva e più elementi longitudinali venivano coinvolti nel formarsi di un'ammaccatura , ed arrivati al 300% del carico di rottura previsto al 1° ordine dovettero interrompere il test altrimenti si sarebbe rotta la macchina, rimase solo una fossetta delle dimensioni di un un pallone da basket profonda alcuni cm.


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