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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Delucidazioni su armature da taglio:
MessaggioInviato: venerdì 13 settembre 2019, 12:54 
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Iscritto il: giovedì 26 aprile 2018, 17:56
Messaggi: 69
Salve ragazzi vi scrivo perchè sto affrontando lo studio relativo ad elementi in c.a. dotati di armature a taglio e non. Poichè mi risulta di difficile immaginazione volevo provare a discuterne con voi per una maggiore comprensione:
Io ho visto che prendendo in esame una trave in c.a., in cui per ovvie ragioni legate al taglio, si dispongono al suo interno delle armature trasversali, ossia ferri pieagati, è possibile schematizzare il tutto tramite il traliccio di Morsch al fine di ricavare quelli che sono gli sforzi che agiscono sulla biella di calcestruzzo compresso e sull'armatura tesa e valutare così il taglio resistente. Avrò: un corrente superiore compresso, una armatura a flessione al lembo inferiore, un puntone compresso e un armatura tesa entrambi inclinati di un angolo. Fin qui tutto ok, anche se riesco ad immaginare che il ferro piegato va in trazione ma non perchè la biella si trova compressa. In elementi senza armatura a taglio schematizzati tramite il modello a pettine perchè il puntone inclinato lo si considera teso? Non dovrebbe essere compresso come nel traliccio di Morsch? Inoltre vi è scritto che va a rottura per pressoflessione ma non riesco proprio ad immaginarmi la modalità? Quindi questo modello ci dice di quanto il cls riesce a resistere a taglio senza armature trasversali?

Che poi dalla normativa viene sottolineato che il modello a pettine non tiene conto del fatto che l'armatura a flessione comunque contribuisce a resistere anche a lei a taglio per via dell'effetto spinotto. Purtroppo si tratta di argomenti troppo difficili da immaginare, sarebbe interessante vederle anche nella pratica queste cose.


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MessaggioInviato: venerdì 27 settembre 2019, 17:49 
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Iscritto il: mercoledì 9 luglio 2003, 11:52
Messaggi: 38101
premesso che non ho mai bene approfondito la cosa, credo che una chiara spiegazione sul fatto della rottura a pressoflessione si trovi in Elio Giangreco, Teoria e Tecnica delle costruzioni, vol. 1, dove, parlando del traliccio di Morsch, in una nota fa notare perché i risultati che questo modello fornisce sono parecchio lontani da quelli sperimentali; la cosa è dovuta al fatto che nel traliccio di Morsch si ipotizzano cerniere nei nodi mentre in realtà si tratta di vincoli più vicini agli incastri, e la cosa è sviluppata anche analiticamente

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"l'ingegnere sa quello che fa, e fa quello che sa" (Michele Pagano)


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