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Credete che un NO (5 anni) sia davvero un "non ing." rispetto ad un VO (5 anni)?
Sondaggio concluso il lunedì 20 novembre 2006, 12:21
SI 61%  61%  [ 17 ]
NO 39%  39%  [ 11 ]
Voti totali : 28
Autore Messaggio
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MessaggioInviato: martedì 28 novembre 2006, 12:31 
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Iscritto il: lunedì 6 novembre 2006, 12:12
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pasolini ha scritto:

Non venitemi a dire che i programmi sono ugualmente lunghi tra NO e VO
Ovvio che 3+2 farà più o meno quel programma....ma non è ugaule farlo in una volta un esame o farlo due volte a distanza magari di 4 anni....



Infatti, a parte che per chi è in corso non sono neanche 3 anni di distanza, alla fine sono sempre 5 anni e i programmi, messi assieme sono praticamente identici, ti dirò di più, con gli orientamenti formativi sono a vantaggio del NO! Guarda caso i libri sono sempre quelli, io ne ho alcuni degli anni 60! e non mi venite a dire dei crediti perchè in essi è incluso lo studio individuale che è molto variabile e vi assicuro che ho amici a genova, Pisa e nei politecnici del nord che nei percorsi formativi non hanno neanche il tempo di mangiare, tanto è lo studio!
Riprendere le materie scientifiche dopo i 3 anni può un vantaggio perchè le basi le hai nella triennale e nella specialistica affronti i corsi avanzati rispolverando ciò che molti ingegneri VO dimenticano a fine laurea!

La vera crisi del NO era nei primi 2 anni di attivazione, poi per fortuna si è corretto il tiro con i percorsi ad Y. Ad esempio la laurea triennale in ingegneria aerospaziale a Pisa con orientamento formativo permette l'iscrizione senza debiti formativi alla laurea specialistica i matematica!
Nelle università da Roma in su, ogni facoltà ( almeno le migliori ) permettono di optare fra programma formativo ( molto teorico, a partire dal 2° semestre del primo anno o dal secondo anno ) e professionalizzante ( solo pratica ). Ecco, il secondoi sarebbe da abolire.
Inoltre la laurea in ingegneria edile-architettura a ciclo unico in stile VO di certo non presenta esami scientifici e ingegneristici più ampi della laurea 3+2 nel settore civile-ambientale, quindi prima di parlare informatevi.
Oltretutto con il NO chi eccelle nei politecnici, Pavia e Trento, può conseguire il doppio titolo sostituendo 1 anno in italia ( della specialistica ) con 2 all'estero e gli anni di laurea diventano 6. In atenei come il KTH , l'Ecole politecnique, e molte altre in tutta Europa o negli USA. Qiesto a titolo di informazione è possibile anche per chi frequenta ingegneria fisica e ingegneria matematica/matematica per l'ingegneria e può intraprendere i master che vanno dalla fisica teorica a quella applicata, dalla matematica pura a quella applicata...idem per i chimici..


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MessaggioInviato: martedì 28 novembre 2006, 18:50 
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Iscritto il: lunedì 16 ottobre 2006, 20:27
Messaggi: 260
Tecnos ha scritto:
pasolini ha scritto:

Non venitemi a dire che i programmi sono ugualmente lunghi tra NO e VO
Ovvio che 3+2 farà più o meno quel programma....ma non è ugaule farlo in una volta un esame o farlo due volte a distanza magari di 4 anni....



Infatti, a parte che per chi è in corso non sono neanche 3 anni di distanza, alla fine sono sempre 5 anni e i programmi, messi assieme sono praticamente identici, ti dirò di più, con gli orientamenti formativi sono a vantaggio del NO! Guarda caso i libri sono sempre quelli, io ne ho alcuni degli anni 60! e non mi venite a dire dei crediti perchè in essi è incluso lo studio individuale che è molto variabile e vi assicuro che ho amici a genova, Pisa e nei politecnici del nord che nei percorsi formativi non hanno neanche il tempo di mangiare, tanto è lo studio!
Riprendere le materie scientifiche dopo i 3 anni può un vantaggio perchè le basi le hai nella triennale e nella specialistica affronti i corsi avanzati rispolverando ciò che molti ingegneri VO dimenticano a fine laurea!

La vera crisi del NO era nei primi 2 anni di attivazione, poi per fortuna si è corretto il tiro con i percorsi ad Y. Ad esempio la laurea triennale in ingegneria aerospaziale a Pisa con orientamento formativo permette l'iscrizione senza debiti formativi alla laurea specialistica i matematica!
Nelle università da Roma in su, ogni facoltà ( almeno le migliori ) permettono di optare fra programma formativo ( molto teorico, a partire dal 2° semestre del primo anno o dal secondo anno ) e professionalizzante ( solo pratica ). Ecco, il secondoi sarebbe da abolire.
Inoltre la laurea in ingegneria edile-architettura a ciclo unico in stile VO di certo non presenta esami scientifici e ingegneristici più ampi della laurea 3+2 nel settore civile-ambientale, quindi prima di parlare informatevi.
Oltretutto con il NO chi eccelle nei politecnici, Pavia e Trento, può conseguire il doppio titolo sostituendo 1 anno in italia ( della specialistica ) con 2 all'estero e gli anni di laurea diventano 6. In atenei come il KTH , l'Ecole politecnique, e molte altre in tutta Europa o negli USA. Qiesto a titolo di informazione è possibile anche per chi frequenta ingegneria fisica e ingegneria matematica/matematica per l'ingegneria e può intraprendere i master che vanno dalla fisica teorica a quella applicata, dalla matematica pura a quella applicata...idem per i chimici..


Pavia e Trento politecnici? O bella, non lo sapevo!


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MessaggioInviato: sabato 20 gennaio 2007, 20:30 
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Iscritto il: giovedì 10 luglio 2003, 9:33
Messaggi: 1862
Località: salerno
Tecnos ha scritto:
pasolini ha scritto:

Non venitemi a dire che i programmi sono ugualmente lunghi tra NO e VO
Ovvio che 3+2 farà più o meno quel programma....ma non è ugaule farlo in una volta un esame o farlo due volte a distanza magari di 4 anni....



Infatti, a parte che per chi è in corso non sono neanche 3 anni di distanza, alla fine sono sempre 5 anni e i programmi, messi assieme sono praticamente identici, ti dirò di più, con gli orientamenti formativi sono a vantaggio del NO! Guarda caso i libri sono sempre quelli, io ne ho alcuni degli anni 60! e non mi venite a dire dei crediti perchè in essi è incluso lo studio individuale che è molto variabile e vi assicuro che ho amici a genova, Pisa e nei politecnici del nord che nei percorsi formativi non hanno neanche il tempo di mangiare, tanto è lo studio!
Riprendere le materie scientifiche dopo i 3 anni può un vantaggio perchè le basi le hai nella triennale e nella specialistica affronti i corsi avanzati rispolverando ciò che molti ingegneri VO dimenticano a fine laurea!

La vera crisi del NO era nei primi 2 anni di attivazione, poi per fortuna si è corretto il tiro con i percorsi ad Y. Ad esempio la laurea triennale in ingegneria aerospaziale a Pisa con orientamento formativo permette l'iscrizione senza debiti formativi alla laurea specialistica i matematica!
Nelle università da Roma in su, ogni facoltà ( almeno le migliori ) permettono di optare fra programma formativo ( molto teorico, a partire dal 2° semestre del primo anno o dal secondo anno ) e professionalizzante ( solo pratica ). Ecco, il secondoi sarebbe da abolire.
Inoltre la laurea in ingegneria edile-architettura a ciclo unico in stile VO di certo non presenta esami scientifici e ingegneristici più ampi della laurea 3+2 nel settore civile-ambientale, quindi prima di parlare informatevi.
Oltretutto con il NO chi eccelle nei politecnici, Pavia e Trento, può conseguire il doppio titolo sostituendo 1 anno in italia ( della specialistica ) con 2 all'estero e gli anni di laurea diventano 6. In atenei come il KTH , l'Ecole politecnique, e molte altre in tutta Europa o negli USA. Qiesto a titolo di informazione è possibile anche per chi frequenta ingegneria fisica e ingegneria matematica/matematica per l'ingegneria e può intraprendere i master che vanno dalla fisica teorica a quella applicata, dalla matematica pura a quella applicata...idem per i chimici..

io so solo che il percorso dei VO era un percorso "ad inchiappettamento virtuale" (praticamente ad ogni esame te lo facevano che solo dio sa...). forse anche adesso, non metto in dubbio, ma probabilmente non avvertite nulla oppure ciò non avviene piu. tanto uno in piu o in meno cosa vuoi che faccia?.....


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 Oggetto del messaggio: Re: NO (5 anni) VS VO (5 anni)
MessaggioInviato: lunedì 4 giugno 2018, 4:29 
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Iscritto il: venerdì 6 gennaio 2017, 18:15
Messaggi: 8
Rispolvero questo vecchio post per dire la mia da studente magistrale di ing.edile N.O. (3+2) . Premetto che la maggior parte dei discorsi fin qui letti vertono sul libero insulto più che sul libero-e critico-pensiero: questa superficialità mi delude da aspirante ingegnere...
CONSIDERAZIONI GENERALI
1) Ogni università mi pare abbia interpretato la riforma del 3+2 in modo assai diverso: scorrendo gli insegnamenti, si passa da università con 36 crediti (360 ore) di matematica di base-vedi Pisa-fino ad arrivare a 18 crediti-la metà-da altre parti. Dunque già qua ce ne sarebbe molto da dire ovvero che certe università abbiano puntato a mantenere solide basi (forse esagerate dato che a matematica e fisica ne fanno uguali per gli stessi esami!), rinunciando ad una precoce iper-specializzazione; altre invece hanno optato per scremare le matematiche e puntare di più a conoscenze specifiche già alla triennale, questo ahimè è il mio caso anche se edile è forse la meno "teorica" delle ingegnerie fin dal V.O.. Mediamente AN1+AN2+ALIN+GEOM sono comunque sulle 210-300 ore complessive, dista di molto rispetto al V.O.?
2) Gli esami in queste materie fondamentali, mediamente constano in test a risposta multipla dove passano, circa il 60%, scritto come prima del rimante e orale dove i bocciati sono circa il 20%. Ricordo gli scritti di statica, scienza e tecnica dove le percentuali di passati ad appello non erano mai superiori al 40% con medie di 15-20%. Spesso capitava che su 100 persone fossero tutti bocciati. Era peggio di così la situazione al V.O.?
3) Il professore ed il programma giocano un ruolo fondamentale al dì là di annualità, semestre e crediti: esami da 6 crediti-60 ore-risultano spesso più corposi e ostici di esami da 9 crediti-90 ore. Spesso alla prima lezione viene detto: questo è un esame da 6 ma vale 9 e corriamo un po'. Esperienza personale di idraulica che da me valeva 6: stesso identico scritto dei civili e ambientali (dove valeva rispettivamente 10 e 8 crediti) ovvero: statica, dinamica e pelo libero. All'orale dovevi ricordare al professore di che ordinamento fossi: nel caso dei civili chiedeva tutte le dimostrazioni fatte nel nostro si limitava a chiederti l'enunciato ed il significato fisico oltre a quelle più importanti. Vorrei capire la differenza, lavorativamente parlando, di questa cosa, premesso che mi ha sempre dato soddisfazione sapere le dimostrazioni. CONSIDERAZIONI PERSONALI-basate sulla mia università, tutt'altro che assolute per quanto detto!!!-
1) Mi rendo conto che la matematica e la fisica di base da me personalmente fatte siano state svolte in modo un po' superficiale. In fin dei conti analisi 1 è stata come una seconda prova di matematica del liceo tecnologico-tutt'altro che semplice per le superiori-, con qualche argomento in più e qualcuno in meno ma più formalismo. E' stato l'unico esame con soli scritti, due, gli altri avevano tutti scritto, orale e/o progetto. Vedendo persone che hanno fatto l'università N.O. dove i programmi sono stati mantenuti simili al V.O. confrontandoli, posso dire che i loro esami siano improntati più su risoluzioni teoriche e meno "meccaniche" degli esercizi, anche qua cosa che avrei apprezzato ma devo dire che arrivando alla magistrale quel "poco" visto mi è stato più che sufficiente. Anche a detta di costoro, ormai laureati, non hanno riscontrato il senso di tale formalismo...volendo fare anche qua autocritica, forse il problema potrebbe essere sulla qualità-non ricordo molte cose!- ma non sulla quantità! A parte qualche semplice equazione differenziale, alla magistrale non ho visto! Mi chiedo dunque il senso di strafare con la matematica di base (parlo delle 360 ore di certe università). Voi del V.O. l'avete applicata così assiduamente negli esami successivi? A parte qualche derivata parziale, equazione differenziale o integrale doppio, vi è capitato nella pratica professionale di vedere altro?
2) La selezione è stata fatta il secondo anno quando dopo aver fatto quasi tutti i tanti (7 su 8!!!!!!!!!!!) esami del primo (analisi 1 + 2 + geometria + storia delle costruzioni + fisica sperimentale + disegno + chimica + composizione, si mi rendo conto che siano TROPPI) sono quasi tutti rimasti indietro su meccanica razionale, fisica tecnica, scienza e progetti vari! Non è forse cambiata in certe università, per ragioni di bilancio, il periodo della selezione? Oppure una migliore preparazione di base avrebbe giovato ai successivi esami?
3) chi del V.O. nei primi tre anni ha fatto tutti i seguenti progetti (con scritto e orale ovviamente):
-predimensionamento impianto elettrico, ACS, solare termico, preautoclave, autoclave, riscaldamento, raffrescamento
-dimensionamento strutturale C.A. di trave, pilastro, plinto, solaio
- composizione, progetto tecnologico tradizionale e a secco, progetto esecutivo di edificio per uffici a facciata continua
???
CONSIDERAZIONI FINALI
Due tipi di università post-riforma per i triennali:
A) quelle che mantengono l'impostazione teorica del V.O. partorendo triennali che sono mezzi ingegneri cioè dei quasi matematici-vedendo i temi d'esmae loro di analisi sono uguali al V.O. molto teorici e completi-e per nulla tecnici
B) le università che formano dopo tre anni dei mezzi ingegneri che sono dei mezzi tecnici con poca cultura di base-sono tra questi-
Dopo cinque anni credo che le competenze siano simili tra i due e anche tra i due ed il V.O. ma i N.O. B hanno sicuramente meno cultura matematica e fisica. Io ovvierei costringendo le università ad un minimo di crediti di matematica e fisica...240 ore per analisi e 180 per fisica...in modo da creare delle figure equilibrate che riescano dopo 5 anni ad avere una buona specializzazione ma anche una per lo meno solida conoscenza matematica e fisica di base.
Comunque, personalmente, avrei voluto fare meglio analisi!
Aspetto commenti costruttivi!


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 Oggetto del messaggio: Re: NO (5 anni) VS VO (5 anni)
MessaggioInviato: martedì 5 giugno 2018, 12:50 
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Iscritto il: domenica 22 aprile 2018, 14:11
Messaggi: 50
Io mi sono trovato a studiare quando i corsi del NO erano appena partiti. Il programma della triennale del NO è stato ottenuto prendendo il programma del VO e togliendo 2-3 esami tra quelli non caratterizzanti (tipo scienze delle costruzioni nei corsi di elettronica e informatica, del tutto superfluo in quell'ambito). Ci trovavamo a fare gli stessi identici esami dei colleghi del VO ma con una differente attribuzione dei crediti.
Il risultato è stato disastroso perchè il carico di studio è stato compresso in 3 anni, quindi tutti andavamo fuori corso. Passando poi alla magistrale, direi quasi zero fatica perchè il programma era una parziale ripetizione di quanto già fatto nella triennale, quindi pochissimi andavano fuori corso e si recuperava una parte del tempo extra speso ala triennale. A pari università i voti di laurea della magistrale erano molto più alti di quelli della triennale, anche 10 punti in più a parità di impegno.
Oggi credo che con l'ordinamento dm 270/04 non sia cambiato molto rispetto al dm 509/99, dalle statistiche vedo che alla triennale si continua ad andare fuori corso mentre alla magistrale ci si sbriga in fretta con voti mediamente sopra il 100. Quindi mi chiedo se sia il caso di accorciare la magistrale ad 1 anno oppure di introdurre il ciclo unico di 4 anni.
Comunque sia, il dpr 328/01 ha migliorato la qualità delle prestazioni professionali grazie alla regola "ad ognuno il suo", almeno inizialmente è stato così, poi hanno abolito i tariffari professionali e la qualità del lavoro è conseguentemente diminuita (a prescindere che il progettista sia un VO o un NO).

Ultima considerazione, il fatto che gli esami siano facili o difficili non ha alcun legame con l'ordinamento ma dipende esclusivamente da fattori economici e politici. Se diminuiscono i finanziamenti, l'università per racimolare i soldi deve scegliere tra l'aumentare le tasse o il bocciare di meno, l'ateneo prestigioso applica la prima soluzione e quello meno prestigioso opta per la seconda. Se invece gli iscritti diventano troppi rispetto alla capienza delle aule, anche qui si deve prendere una decisione, se ampliare le strutture oppure bocciare di più.


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