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Autore Messaggio
MessaggioInviato: mercoledì 16 maggio 2018, 8:22 
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Iscritto il: sabato 17 marzo 2007, 22:43
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Mentre si va delinenando la possibilità che si formi un nuovo Governo, mi è tornato tra le mani questo bellissimo inno al lavoro, scritto da uno che dell'orrendo uso strumentale che si può fare delle parole ('Arbeit macht frei'), ne sapeva di sicuro qualcosa.


"...e come io gli ho risposto che dell’acido cotto non me ne faceva niente, lui è rimasto zitto, ma si è sentito morire un poco già a quell’ora. Perché, vede, il suo lavoro gli piaceva, e adesso lo capisco, perché adesso a me piace il mio." L’argomento era centrale, e mi sono accorto che Faussone lo sapeva.
Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che, purtroppo, è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono.
Questa sconfinata regione, la regione del rusco, del boulot, del job, insomma del lavoro quotidiano è meno nota dell’Antartide, e per un triste e misterioso fenomeno avviene che ne parlano di più, e con più clamore, proprio coloro che meno l’hanno percorsa.
Per esaltare il lavoro, nelle cerimonie ufficiali viene mobilitata una retorica insidiosa, cinicamente fondata sulla considerazione che un elogio o una medaglia costano molto meno di un aumento di paga e rendono di più.
Però esiste anche una retorica di segno opposto, non cinica ma profondamente stupida, che tende a denigrarlo, a dipingerlo come vile, come se del lavoro, proprio o altrui, si potesse fare a meno, non solo in Utopia, ma oggi e qui: come se chi sa lavorare fosse per definizione un servo, e come se, per converso, chi lavorare non sa o sa male, o non vuole, fosse per ciò stesso un uomo libero. [primo levi]


Insomma, tra quelli che vogliono dar soldi a chi smette di lavorare e quelli che li vogliono dare a chi non ha mai lavorato, forse è il caso di ricordare che il Lavoro ha la sua dignità intrinseca e che rappresenta un punto cardine anche della nostra Costituzione peraltro vecchia e obsoleta.

Che la priorità non sia garantire un futuro al fattorino che mi porta la pizza, ma il presente al suo coetaneo al bar, "ammè, me pare na 'strunzata"
Che io possa domattina andare in pensione e mettermi a carico dell'enorme cuneo fiscale dello stipendio di mia figlia, pure.
Che mio figlio, succhiato fior di risorse statali per imparare qualcosa al Politecnico, adesso vada a metterle a frutto in Kruccolandia prima che NOI non tiriamo su un muro al Brennero, anche.

Poi, che volete, io sono vecchio, abito nella mia casetta a BBergamo, che mme ne frega a me? (Feltri-Crozza)

_________________
Art.1 : L'Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro. ..degli altri.


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MessaggioInviato: venerdì 25 maggio 2018, 19:57 
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...è fattuale! :badgrin: :?


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MessaggioInviato: venerdì 25 maggio 2018, 20:01 
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Iscritto il: martedì 17 luglio 2007, 9:50
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Località: Florida
...e pensa che a Roma hanno pensato di far fare il lavoro dei giardinieri alle pecore....(forse è proprio vero che al peggio non c'è mai fine, soprattutto qui in itaGlia.... :badboy: :oops: :evil:


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