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 Oggetto del messaggio: Vorrei dire a Riccardo...
MessaggioInviato: martedì 4 novembre 2008, 14:52 
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Iscritto il: martedì 1 luglio 2008, 12:36
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Vorrei dire a Riccardo, e a quanti altri nella sua stessa posizione, che ritengo non sia necessariamente il risultato di un mercato del lavoro come è quello dei nostri tempi, una condizione di questo tipo, ma che tale è lo scenario ed il rituale che devono fronteggiare ed hanno da sempre dovuto affrontare coloro i quali si aspettano di poter contare ancora su un datore di lavoro ideale una volta varcata la soglia dei 30.

Quando si è molto giovani, si è ancora molto ben disposti ad accettare il compromesso di un compenso economico relativamente basso a fronte della prospettiva di poter continuare ad imparare. Allo stesso modo, un datore di lavoro, uno "ancora ideale" in questa fase, è disposto ad accettare il compromesso di un non completo apporto di risorse lavorative a fronte di un esborso finanziario contenuto. Si viene ad attuare come si può capire, una sorta di scambio perequativo, anche se molto si dovrebbe dire a proposito di quegli studi professionali ed imprese che fissano il livello competitivo del proprio prodotto finale al livello dell'apprendistato delle proprie risorse umane e lavorative.
Ma prima di procedere oltre nel discorso, che non vuole essere in difesa di Riccardo o in deplorazione della figura del datore di lavoro, vorrei dire che in questo mestiere, quello del Progettista e dell'Architetto ma come in molti altri mestieri, conta molto la regola o il principio che "la virtù è già di ricompensa a se stessa", ovvero, che coloro i quali amano il proprio lavoro debbono, inesorabilmente, trovarsi ad un certo punto nella condizione di poter dire a loro stessi: "continuo, insisto, nonostante tutto lascerebbe ad intendere che sarebbe meglio cambiare mestiere o direzione, solo perché amo molto quello che faccio quando disegno, progetto, escogito soluzioni, e mi ritrovo poi inconsapevolmente assorto in gioiosa contemplazione a cospetto dei miei disegni come di fronte a creature che hanno vita propria ed hanno preso a trasmettermi messaggi, segni, e anche spiegazioni, come in nessuna altra situazione e per nessuna altra cosa al mondo". Questa è la vera molla e spinta primaria che ci muove in avanti in questa professione che non troppo evidentemente, necessita di altre spinte per diventare qualcosa che non assomigli troppo ad un hobby o ad un diletto personale, piuttosto che ad un'impresa e servizio agli altri.

Queste altre "spinte", e non necessariamente mi riferisco alle raccomandazioni che pure possono dare dei risultati (ma ricordiamoci che si deve poter continuare a contare poi, ancora su quell'intima risorsa interna dalla quale irradia l'energia positiva del nostro operato, ovvero, quel piacere, impagabile) sono ancora qualcosa che dobbiamo poter trovare dentro di noi, e dubito fortemente che i raccomandati trovino abbastanza tempo da crearsi il network ideale di contatti ed "amicizie importanti" continuando a provare gratificazione in quello che fanno poiché fare l'architetto e il progettista, e questo Riccardo lo sa, porta via un sacco di tempo, così per dirla alla buona. Le altre spinte fanno da propulsore a quella decisione o, se vogliamo alla svolta che bisogna intraprendere ad un certo punto della propria carriera o ad una fase della propria vita, quando si è addirittura arrivati a saturare alla massima concentrazione, anche quell'intimo appagamento. Altro non rimane allora, se non rivolgere le nostre prospettive altrove, oppure in un certo senso, creare una sorta di travaso di quanto abbiamo accumulato, in un contenitore adiacente, per fare posto ad un nuovo modo forse inaspettato, forse addirittura più gratificante, non saprei dire, di ottenere diletto dal proprio lavoro. Ed il nuovo modo, inevitabile, irrinunciabile, a meno della cessazione del nostro apporto e presenza in ambito lavorativo, è quello di trasformare il nostro concetto di lavoro e la nostra stessa idea su noi stessi come architetti o progettisti.

A parte i geni in questo mestiere, i quali escono fuori subito, e forse giustamente si vedono già alla partenza proprio come si dice dei cavalli vincenti, per le persone normali come me e tanti altri, è necessario mutare ad un cero punto una nostra visione di noi stessi come a degli incontaminabili artisti arroccati dietro ad un muro difensivo che ci permette di fare solo ciò che compiace il nostro ego. E' difficile uscire fuori da un pattern come questo. Ci sono persone che hanno ottenuto un certo riconoscimento dagli altri per il loro lavoro, che per niente arroccate dietro a cinte difensive, si espongono con piacere all'attenzione del pubblico, anche, a nostro modo di vedere, nei modi più plateali, trovando vie brevi per accumulare notorietà, seguendo alla lettera, anche inconsapevolmente, ricette di "short cut" come quelle riportate nei prontuari della scalata al successo che affollano gli scaffali delle librerie Barnes & Nobles negli Stati Uniti. Altre che hanno fatto di questo mestiere da subito "impresa", ovvero un business organizzato dove la prima cosa che conta è il ritorno economico. Per uno pò più schivo, meno avvezzo ai clamori della mondanità, e privo di quella mentalità "business oriented", la cosa diventa più complicata, il percorso pervio ed i modi di affrontarlo tutti da inventare, e forse diversi da persona a persona. Il giro si fa più lungo. Forse ci si deve allontanare dall'architettura quel tanto che serve per prendere le dovute distanze da un qualcosa che era diventata un'addizione, per poi ritornarci, oppure no, seguendo strade inizialmente assolutamente divergenti.
In questo nuovo corso potrebbe venire fuori da noi una sana figura imprenditoriale che non sospettavamo di possedere, oppure un individuo nuovo, un uomo più libero e vero senza più condizionamenti culturali, senza più aspettative piccole borghesi, disposto a bruciare la propria laurea, disposto a guardarsi dentro fino in fondo a viso aperto senza provare più vertigini.


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 Oggetto del messaggio: Re: Vorrei dire a Riccardo...
MessaggioInviato: martedì 18 novembre 2008, 13:45 
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Iscritto il: domenica 25 novembre 2007, 14:00
Messaggi: 765
bel discorso...soprattutto lungo...

ma chi sono 'sti graffiti?????
non sono moderatori???

per me è spam.....


chi è 'sto riccardo??


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 Oggetto del messaggio: Re: Vorrei dire a Riccardo...
MessaggioInviato: venerdì 21 novembre 2008, 11:37 
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Iscritto il: giovedì 17 febbraio 2005, 10:14
Messaggi: 7749
Località: rimini
i graffiti son questi:
http://www.ingegneri.info/default.asp?c ... iti&id=257


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