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Autore: Fausto Giovannardi

In quest’ultimi trent’anni, se c’ero dormivo?

Tutta la vicenda dell’OPCM 3274-2003 mi aveva gettato in un profondo stato confusionale. D’accordo che un ingegnere della provincia italiana, con studio sull’appennino tosco-romagnolo, può oggettivamente rimanere tagliato fuori dal nuovo che avanza. Ma nel mio caso avevo sempre cercato di rimanere aggiornato, pur con tutti i limiti che la professione impone: rapporti con i clienti, uffici del catasto, rapporti con i comuni, sicurezza cantieri, legge Merloni,studi di settore e tasse da pagare, dipendenti, fornitori,… , e chi più ne ha più ne metta. Eppure ero partito bene: studio sotto la scuola di Andrea Chiarugi (Pozzati) una laurea conseguita nel 1977, dopo un’analisi sul campo durante il terremoto del Friuli, con una tesi pionieristica sul preconsolidamento di edifici in zona sismica tanto pionieristica che passò inosservata, anche agli stessi professori della commissione di laurea. Poi quasi trent’anni di professione vissuta freneticamente, passando dal regolo calcolatore alla prima calcolatrice elettronica dal metodo manuale di Cross-Kani alla Texas programmabile a schedine, fino all’acquisto del primo computer Apple, per poi passare al PC IBM, quindi la creazione della rete poi l’abbandono triste dei tecnigrafi e l’ingresso del CAD, la scoperta degli elementi finiti e l’acquisizione dei software FEM, l’ingresso di Internet. Socio AICAP, ANIDIS,GLIS, abbonato al Giornale del Genio Civile, all’Industria Italiana delle Costruzioni, ad Ingegneria sismica, alle email dell’ASCE etc. Assiduo frequentatore delle pubblicazioni del CNR del CISM fino a quelle del CIMNE di Barcelona (ES) E siccome gli studi universitari lasciavano dubbi, le lunghe letture solitarie ed appassionate della storia delle strutture di E. Benvenuto e di quella di Timoshenko, del libro Razon y ser di Eduardo Torroja, la ricerca delle opere di Riccardo Moranti, di Pierluigi Nervi, di Eladio Dieste e di Felix Candela e dei ponti di Robert Maillart, fino agli interventi di Peter Rice ed ora di Santiago Calatrava. Ed in tutto questo tempo, rubando tempo al lavoro, alla moglie ed ai tre figli, arrabattarsi per partecipare ai corsi ed ai seminari sugli stati limite, sugli Eurocodici, sugli isolatori sismici, etc. Acquistare e leggere le pubblicazioni CEB-FIP, le bozze di Eurocodice, dovendo sempre rendersi conto della scarsa utilità pratica applicativa. Trent’anni sempre a cercare e mai cercato. Poi arriva la OPCM 3274 e apprendo che c’era tutto un mondo nuovo, ma che io non sapevo vederlo o forse mi era sfuggito. Ma poi ecco anche la bozza del T.U. e mi aumentano i dubbi e la confusione, perché anche qui tutto è nuovo, ma è un nuovo diverso da quello dell’OPCM 3274. E allora, chi ha ragione??? Sempre curioso, inizio a partecipare ai pochi Forum sull’argomento, dove conosco persone squisite e di coraggio e tanti giovani, parecchi in evidente stato confusionale, perché credono che la OPCM 3274 sia l’ingresso degli stati limite nella nostra normativa, non sapendo che già dal 1992 e definitivamente dal 1996 tale metodo è quello principale previsto dalle nostre norme (anche se pochissimo usato- ma questo è un altro discorso). Raggiunta una certa fama tra gli internauti ricevo una email da un giovane seguace del dio SAP che mi scrive: Per quanto riguarda l'analisi non lineare dei telai io in realtà (in maniera quasi empirica) vado a modificare il grado di incastro (col fixing factors per intenderci) fino ad ottenere una distribuzione delle armature uguale all'intradosso e all'estradosso per tutta la trave. Cio' permette di evitare forti amature negative all'incastro (con beneficio per la gerarchia delle resistenze) e armature più uniformi e regolari con risparmio del materiale. Turbato dall’uso possibile dei software, non me la sono sentita ancora di rispondergli ma mi veniva spontaneo invitarlo a limitarsi all’uso del QL2/8 perché è meno pericoloso. Per fortuna ieri ho trovato il tempo di leggere il Giornale AICAP n.4 Aprile 2005, che contiene la sintesi del convegno-omaggio per i 90 anni del Prof. Franco Levi, dal titolo: Moderni orientamenti di ingegneria strutturale e geotecnica, tenutosi il 7 ottobre 2004 al Politecnico di Torino. Qui Theo Tassios e Henry Mathieu descrivono il lavoro che le commissioni internazionali hanno svolto negli anni e …” la conclusione è che rimane ancora molto lavoro da compiere”. Giuseppe Mancini, a proposito del Sisma dice: non si vuole fare un codice sismico, ma individuare i meccanismi di base quali il funzionamento delle cerniere plastiche e il confinamento. Giorgio Macchi: fa un po di storia e parte dal CEB-FIP Model Code ‘78 il cui testo separa i Principi obbligatori, dalle Regole di carattere opzionale. Inoltre “… tenuto conto che l’analisi non lineare non poteva essere proposta per i problemi correnti, venne introdotta l’analisi lineare elastica con ridistribuzione limitata… Oggi abbiamo i testi EN, ossia in versione definitiva, approvati con voto formale. Spetta alle singole Nazioni recepirli con il corredo dei valori dei coefficienti di sicurezza e di altri parametri che sono di loro competenza.” Piero Mauro tratta dell’analisi non lineare e dice “si devono però superare difficoltà operative attinenti alla non validità del Principio di sovrapposizione degli effetti , alla presa in conto della sequenza di applicazione delle azioni e degli aspetto stocastici… infine una difficoltà d’applicazione deriva dall’insufficienza di dati disponibili sulle leggi di deformazione in presenza di stati di tensione complessi. Il solo caso ben definito è la combinazione M-N, mentre l’influenza del taglio e della torsione è mal conosciuta. …non sempre la teoria plastica si addice all’interpretazione del comportamento del calcestruzzo armato.” Navigo su internet e sul sito dell’ATE, trovo una recentissima lettera del Prof. Macchi al dr.R. Klein capo di qualcosa d’importante in ambito UE sugli Eurocodici, che dice: “ we submit to you and the Unit Construction that you are chaniring an urgent warnig about the dangerous conflicting nature of the above mentioned “ Testo Unico” in respect of the EUROCODES…” e che a proposito del DM 9.01.1996 dice: “ represent at its time a relevant step in the direction of Eurocodes”. Mi sono ripreso,…, forse non ho dormito in tutti quest’anni. Forse c’è qualcuno che oggigiorno sta facendo confusione?

Fausto Giovannardi


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