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1. nessuno si prenderà mai la rogna di escludere qualcuno sulla base di una valutazione sua personale (è già difficile prendersela quando hai dei numeri esatti incontrovertibili a supporto...).

2. può essere che dipenda da settore a settore. nel mio settore, di solito i ladri sono anche alquanto esosi, e dunque capita che la loro rapacità li penalizza (oltre a non essere così organizzati con strumenti di automazione come i professionisti più giovani, cosa che li porta ad avere strutture più pesanti per svolgere gli stessi compiti).

per altri settori, come il tuo, dobbiamo chiarirci. le prestazioni non sono tutte uguali. però, in tutti i casi, esiste un livello minimo di prestazioni che è considerabile sufficiente per il committente e la collettività (e tipicamente questo livello minimo è dato dal rispetto di tutte le disposizioni di legge e normative relative alla sicurezza, in tutti i suoi aspetti).
se questo livello minimo viene garantito, è legittimo effettuare sconti sul prezzo della prestazione, e sta al committente stabilire se desidera pagare di più, nella speranza di ottenere di più.

adesso faccio la summa:
1+2 e se questo livello minimo non viene garantito? domandiamoci: è possibile per l'AP escludere un soggetto dalla competizione sulla base del "sentito dire" (ovvero escluderlo come incapace prima che dimostri la sua incapacità)? No, o cmq molto difficilmente, perchè sulla carta tutti possono millantare la loro bravezza, senza che essa possa essere messa in dubbio, se non in casi tanto rari quanto gravi.
Allora all'amministrazione supposta onesta, che parametri restano in mano per valutare i professionisti? Prima, aveva in mano solo il curriculum, e quindi il mercato (secondo la legge, eh, che vietava incarichi fiduciari) era obiettivamente a tenuta stagna: chi ha lavorato, può lavorare ancora, chi non ha ancora lavorato, non lavora mai perchè non ha curriculum.
Adesso ha in mano curriculum e prezzo (che può essere usato anche in negativo, escludendo le offerte anomalmente basse).

Si può discutere all'infinito se sia meglio eliminare il prezzo come parametro, e sostituirlo con la conoscenza personale (=reintrodurre gli incarichi fiduciari).
Però (visto che è l'europa che ci ha imposto di rinunciare a questi ultimi), che sia meglio così di prima, dal punto di vista della concorrenza, dubbi non ce ne sono.

A questo punto la questione si è spostata su un terreno differente: è opportuno o no, che esista la concorrenza tra i professionisti e che sia garantito l'accesso ai giovani (che prima non c'era, perchè l'unico parametro era il curriculum)? Non ho la pretesa di aver ragione, ma io la mia risposta ce l'ho.

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Ing. Paolo Bianco


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MessaggioInviato: lunedì 19 marzo 2007, 20:11 
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1. Non li devi escludere a priori prima della gara, ci mancherebbe! Ma se la gara tiene conto di questi elementi, chi ha presentato la migliore proposta tecnica vincerà. Non capisco perchè lo ritieni impossibile: si fa già abitualmente negli appalti integrati di lavori, o in alcune gare per prestazioni di servizi particolarmente complesse.

2. Io lavoro in vari settori (impiantistica, sicurezza, acustica ambientale pricnipalmente) e costantemente mi imbatto in farabutti che vendono cartaccia a due lire. Quella che tu, giustamente, consideri "prestazione minima" è in realtà per il 90% dei casi una meta irraggiungibile (in questa prestazione minima, ad esempio, è compreso il rispetto delle norme CEI per gli impianti elettrici...quanti progetti hai visto che rispondevano in pieno alle norme CEI e che fossero completamente documentati come una specifica norma CEI impone? Io molto pochi), per non parlare di quei settori in cui di fatto queste prescrizioni minime non esistono, e sono molti.

3. Hai ragione nel parlare dei giovani, bisogna trovare delle strade per favorirne l'inserimento nel mondo della professione. Ma, ripeto, pur essendo io stesso un giovane non riesco a competere con le grandi strutture sul prezzo offerto, e penso che la mia testimonianza abbia un qualche valore nel dimostrare che non basta lasciare libertà di prezzo per favorire piccoli studi e giovani professionisti, ma che anzi, spesso si finisce per lastricare la strada ai farabutti di cui sopra. Questo, ovviamente, a meno di considerare casi veramente "patologici", tipo il giovane che pur di prendere un incarico e farsi un minimo di CV è disposto a lavorare anche gratis. E' successo anche a me, e penso un po' a tutti (capita anche di vedere annunci di ragazzi che scrivono "cerco studio per fare pratica di ..., anche a titolo gratuito"), ma non possiamo basarci su questo per scrivere una riforma delle professioni.

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1 perchè l'appalto integrato (che giustamente tra l'altro è stato abolito, visto che era una fregatura per il committente) almeno viene giudicato sulla base di qualcosa che esiste (ovvero, prima si presenta il progetto, e poi sulla base della valutazione del progetto si assegnano i lavori), mentre per un incarico progettuale la valutazione andrebbe fatta su qualcosa che non esiste (prima presento una relazione di 3000 pagine di chiacchiere, e poi una volta vinto, faccio un progetto che fa schifo).
te lo dice uno che il curriculum (compresi articoli e pubblicazioni che sembrano piacerti molto) non ce l'ha proprio vuoto.

2 guarda che le norme CEI (come le UNI) non sono cogenti. è facoltà del progettista violarle, purchè sia raggiunto un livello di sicurezza equivalente. il rispetto delle norme si fa nella realtà, non sulla carta.
E' vero che ci sono progetti gravemente lacunosi, ma la CEI 0-2 secondo me non la rispetta nessuno in toto (io no di certo): mi vuoi dire che se nel progetto non c'è il quadro dell'incidenza percentuale della manodopera (oppure c'è perchè è obbligatorio, ma è "finto", sempre uguale, fotocopiato), il livello di sicurezza viene a cadere?

3 la tua testimonianza ha valore, ma non fa statistica (nemmeno nel tuo settore). anche perchè, altre soluzioni non se ne vedono.
più che altro è una questione del ruolo (o della "visione") che si assegna all'ingegnere: per me, ed è una cosa che sento moltissimo, il ruolo dell'ingegnere è quello di conseguire vantaggi per il committente (senza trucchi, nel rispetto della sicurezza, si intende), che il diplomato e triennale "medi" non possono garantire, in quanto la loro formazione è adeguata per il livello minimo di cui parlavo prima, ma raramente gli consente di andare oltre.

Se ci si riesce con il proprio lavoro, si ha diritto di farsi pagare di conseguenza; ma se non ci si riesce (fosse anche solo perchè si è giovani e si manca di esperienza), allora è inutile pretendere di farsi pagare più dei diplomati, solo perchè c'è scritto da qualche parte che si è studiato molto e quindi così deve essere.
Ciò non solo non avverrà mai, ed è pure giusto che non avvenga.

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Ronin ha scritto:
1 perchè l'appalto integrato (che giustamente tra l'altro è stato abolito, visto che era una fregatura per il committente) almeno viene giudicato sulla base di qualcosa che esiste (ovvero, prima si presenta il progetto, e poi sulla base della valutazione del progetto si assegnano i lavori), mentre per un incarico progettuale la valutazione andrebbe fatta su qualcosa che non esiste (prima presento una relazione di 3000 pagine di chiacchiere, e poi una volta vinto, faccio un progetto che fa schifo).
te lo dice uno che il curriculum (compresi articoli e pubblicazioni che sembrano piacerti molto) non ce l'ha proprio vuoto.

2 guarda che le norme CEI (come le UNI) non sono cogenti. è facoltà del progettista violarle, purchè sia raggiunto un livello di sicurezza equivalente. il rispetto delle norme si fa nella realtà, non sulla carta.
E' vero che ci sono progetti gravemente lacunosi, ma la CEI 0-2 secondo me non la rispetta nessuno in toto (io no di certo): mi vuoi dire che se nel progetto non c'è il quadro dell'incidenza percentuale della manodopera (oppure c'è perchè è obbligatorio, ma è "finto", sempre uguale, fotocopiato), il livello di sicurezza viene a cadere? P.S.: anche il mio CV non è proprio vuoto (anzi, considerando che sono abilitato dal 2002 è bello pieno, direi), ed ho anch'io qualche pubblicazione all'attivo.

3 la tua testimonianza ha valore, ma non fa statistica (nemmeno nel tuo settore). anche perchè, altre soluzioni non se ne vedono.
più che altro è una questione del ruolo (o della "visione") che si assegna all'ingegnere: per me, ed è una cosa che sento moltissimo, il ruolo dell'ingegnere è quello di conseguire vantaggi per il committente (senza trucchi, nel rispetto della sicurezza, si intende), che il diplomato e triennale "medi" non possono garantire, in quanto la loro formazione è adeguata per il livello minimo di cui parlavo prima, ma raramente gli consente di andare oltre.

Se ci si riesce con il proprio lavoro, si ha diritto di farsi pagare di conseguenza; ma se non ci si riesce (fosse anche solo perchè si è giovani e si manca di esperienza), allora è inutile pretendere di farsi pagare più dei diplomati, solo perchè c'è scritto da qualche parte che si è studiato molto e quindi così deve essere.
Ciò non solo non avverrà mai, ed è pure giusto che non avvenga.


1. Non capisco la fregatura per il Committente nell'appalto integrato. Sul fatto che la relazione preliminare sia perfetta e poi il progetto faccia schifo che vuoi che ti dica...a parte che quanto scritto nella relazione potrebbe essere considerato una base minima contrattuale, per il resto hai beccato un professionista bravo ma sfaticato, evidentemente...contro questa eventualità penso sia veramente difficile trovare una soluzione.

2. Le Norme CEI non sono cogenti ovviamente, ma non è facile progettare a regola d'arte senza seguirle. E comunque, per andare in deroga alle norme CEI e garantire un equivalente livello di sicurezza e funzionalità, occorre una capacità tecnica ancora maggiore, mentre io ti sto parlando del fatto che, come convieni, la maggior parte dei progettisti le norme CEI non solo non le applica, ma manco le capisce. E comunque, la CEI-02 IMHO rappresenta uno standard minimo di documentazione tecnica del progetto, così come i contenuti dei vari livelli di progettazione dell'opera pubblica previsti dal DPR 554/99. Certo, il quadro di incidenza della manodopera non ha valore in termini di sicurezza dell'impianto (ma magari su quella dei lavoratori che lo realizzano si), ma penso che nella "prestazione minima" non si debba considerare solo l'aspetto sicurezza, ma anche quello funzionalità e la congruenza delle valutazioni economiche effettuate.

3. Tutto ok, ma il mio non è mai stato un discorso rivolto ai laureati NO o ai diplomati (questione che sento molto meno di quella delle tariffe). Tra l'altro, le tariffe dei diplomati sono praticamente identiche a quelle dei laureati, mentre non è mai esistita una tariffa per gli ingegneri iuniores, quindi non capisco il senso della tua considerazione nell'economia del nostro discorso.

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1. perchè appalto integrato significa che il progettista ha un rapporto incestuoso (passatemi il termine) con la ditta. E pertanto i suoi capitolati, disciplinari, elenchi prezzi saranno volutamente lacunosi, con ingenti danni per il committente (che pagherà un prezzo per materiali di una certa qualità, quando poi la ditta, sfruttando le larghe maglie progettuali, utilizzerà materiali di qualità enormemente inferiore).
E il DLL, ammesso e non concesso che non sia anche lui d'accordo, avrà ben poco in mano per impedire la cosa: potrà scegliere tra chiudere entrambi gli occhi (ottenendo un lavoro scadente), oppure ribellarsi e produrre dozzine di ordini di servizio (ottenendo un lavoro decente, ma dovendo poi subire riserve milionarie, che la ditta si vedrà alla fine pagate).
comunque vada, quindi, il committente sarà fregato (esperienza personale diretta, in cui esercitavo il ruolo di consulente dell'ente chiamato a mettere una pezza ai disastri: alla fine le cose le abbiamo sistemate, un pochino, ma la ditta le ha avute cmq pagate a parte, anche se avrebbe dovuto farle gratis).

2. no, no, quale funzionalità. livello equivalente di sicurezza, punto. es: se io voglio un unico interruttore differenziale che stacca tutto lo stabilimento, e me ne frego della selettività, posso tranquillamente fare l'impianto così e risparmiare i soldi degli altri interruttori. E' un esempio estremo, ma assolutamente valido.

3. c'entra, c'entra. chi difende la tariffa è perchè ha paura della concorrenza di concorrenti "a basso livello", privi dei costi fissi di uno studio avviato (oppure dei concorrenti "a bassissimo livello", ragazzini imberbi stipendiati da fame al servizio delle grosse società).
quel che voglio dire è che tale "differenza di livello" che molti sostengono esistere a favore del professionista, deve tradursi in un vantaggio economico (in tutti i sensi che può avere questo termine) per il committente; se invece tale vantaggio non c'è (e non c'è quasi mai), non ha senso millantare una superiore qualità del progetto che vada difesa con le tariffe.
Primo perchè le tariffe, come abbiamo ben chiarito, non difendono la qualità del progetto; e secondo, perchè anche se così fosse, in molti casi non avrebbero proprio niente da difendere.

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1. Ok, sono perfettamente d'accordo con te sugli orrori che crea il progettista-uomo dell'impresa, non avevo inteso in tal senso la tua osservazione.

2. Mah, non sono d'accordo. Un impianto sicuro che non serve a niente non è un risultato minimo, è un non-risultato. Se uno mi progetta l'impianto elettrico di un'industria collegando ad un contatore ENEL monofase da 3kW una linea montante 2x6mmq protetta alla base, un centralino con un MTD da 16A/30mA, un punto luce ed una presa collegati ad un circuito da 2,5mmq entro un tubo incassato da 20mm, ed un picchetto dispersore cui collegare le masse, ha progettato un impianto perfettamente sicuro e a regola d'arte. Ma dubito che il proprietario di casa vorrà pagarlo nemmeno 5 euro, visto che è perfettamente inutile per l'industria...paradosso per paradosso, è un esempio per rendere l'idea, ovviamente.

3. Io ho paura dei concorrenti a basso livello, è verissimo, ma non li identifico necessariamente nei laureati triennali, nei periti o nei geometri. Ci sono tecnici penosi tra questi come tra colleghi plurilaureati, così come tecnici in gamba in entrambe le categorie. Sono un fermo sostenitore del fatto che nel 2007 non dovrebbe essere più consentito esercitare la libera professione col solo diploma, cosa anacronistica che esiste solo in Italia, ma non ritengo che il male del sistema risieda solo nei tecnici meno titolati a livello accademico. Tra l'altro, come ho detto in precedenza, le tariffe dei periti e dei geometri sono praticamente identiche a quelle di ingegneri ed architetti. Quello che temo io (come hai richiamato anche tu, ma con premesse diverse) sono le grandi strutture, i grandi studi, che hanno costi *bassissimi* (non più elevati!!!) per produrre un progetto (per vari motivi, principalmente perchè hanno progettato già molto, basta aprire l'archivio e copiare un vecchio progetto per fare qualcosa che assomigli a quello che gli è richiesto, e perchè hanno dipendenti pagati cifre irrisorie a lavorare. Un grande studio ha alti costi fissi, indipendenti dal lavoro che svolge, ma bassissimi costi variabili, legati al numero dei progetti redatti, all'esatto opposto del piccolo studio/libero professionista singolo), generalmente scadente, ma che alla fine recherà la firma del grandissimo Ingegnere Titolare dello studio, altro che periti e laureati triennali...
Per me, infine, resta sempre quello il punto: le tariffe non garantiscono di per sè la qualità del prodotto, ma consentono al professionista serio di lavorare seriamente e sopravvivere alla concorrenza dei farabutti. La qualità va ricercata in altri provvedimenti (non ce la faccio più a ripeterli!), difficili quanto vuoi da attuare, ma senza i quali non c'è speranza.

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Voi vi preoccupate di geometri e triennali.

Ma un architetto se vuole, può farsi fare i calcoli in Romania o India a costi ridicoli e portare il progetto in comune.

Ma vi siete mai posto la domanda di perchè qua gente con laurea e master si lamenta di quanto prende e in UK, Usa o Germania un laureato (bachelor e master) lavorano a stipendi doppi o tripli (lordi) rispetto a qua?

Dove vanno i soldi della progettazione in italia?


PS: visto che ti piace fare esempi internazionali: l'Italia è l'unico dei paesi occidentali a non riconoscere piene competenzer e sottovalutare i laureati con BA (o laurea triennale). Cosa vogliamo fare? Due pesi e due misure come sempre?

aLUCArd ha scritto:
1. Ok, sono perfettamente d'accordo con te sugli orrori che crea il progettista-uomo dell'impresa, non avevo inteso in tal senso la tua osservazione.

2. Mah, non sono d'accordo. Un impianto sicuro che non serve a niente non è un risultato minimo, è un non-risultato. Se uno mi progetta l'impianto elettrico di un'industria collegando ad un contatore ENEL monofase da 3kW una linea montante 2x6mmq protetta alla base, un centralino con un MTD da 16A/30mA, un punto luce ed una presa collegati ad un circuito da 2,5mmq entro un tubo incassato da 20mm, ed un picchetto dispersore cui collegare le masse, ha progettato un impianto perfettamente sicuro e a regola d'arte. Ma dubito che il proprietario di casa vorrà pagarlo nemmeno 5 euro, visto che è perfettamente inutile per l'industria...paradosso per paradosso, è un esempio per rendere l'idea, ovviamente.

3. Io ho paura dei concorrenti a basso livello, è verissimo, ma non li identifico necessariamente nei laureati triennali, nei periti o nei geometri. Ci sono tecnici penosi tra questi come tra colleghi plurilaureati, così come tecnici in gamba in entrambe le categorie. Sono un fermo sostenitore del fatto che nel 2007 non dovrebbe essere più consentito esercitare la libera professione col solo diploma, cosa anacronistica che esiste solo in Italia, ma non ritengo che il male del sistema risieda solo nei tecnici meno titolati a livello accademico. Tra l'altro, come ho detto in precedenza, le tariffe dei periti e dei geometri sono praticamente identiche a quelle di ingegneri ed architetti. Quello che temo io (come hai richiamato anche tu, ma con premesse diverse) sono le grandi strutture, i grandi studi, che hanno costi *bassissimi* (non più elevati!!!) per produrre un progetto (per vari motivi, principalmente perchè hanno progettato già molto, basta aprire l'archivio e copiare un vecchio progetto per fare qualcosa che assomigli a quello che gli è richiesto, e perchè hanno dipendenti pagati cifre irrisorie a lavorare. Un grande studio ha alti costi fissi, indipendenti dal lavoro che svolge, ma bassissimi costi variabili, legati al numero dei progetti redatti, all'esatto opposto del piccolo studio/libero professionista singolo), generalmente scadente, ma che alla fine recherà la firma del grandissimo Ingegnere Titolare dello studio, altro che periti e laureati triennali...
Per me, infine, resta sempre quello il punto: le tariffe non garantiscono di per sè la qualità del prodotto, ma consentono al professionista serio di lavorare seriamente e sopravvivere alla concorrenza dei farabutti. La qualità va ricercata in altri provvedimenti (non ce la faccio più a ripeterli!), difficili quanto vuoi da attuare, ma senza i quali non c'è speranza.


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NHLPP, probabilmente vuoi parlare con Ronin, non con me...altrimenti mi sa che non hai proprio letto il messaggio che hai quotato.
Per chiarezza, ripeto: io non temo, in assoluto, la concorrenza dei laureati triennali o dei diplomati. Ritengo che l'accesso alla libera professione dovrebbe essere consentito solo ai laureati, probabilmente ai soli quinquennali, visto l'enorme esubero che ce n'è in Italia (non so se mi spiego: visto che già se consideriamo i soli quinquennali, in Italia siamo troppi, mi sembra un controsenso far lavorare tecnici meno qualificati. Sarebbe come se avessi in giardino una pianta di arance che ne produce di buonissime, molte più di quante tu riesca a consumarne, eppure andassi lo stesso al supermercato a comprare 1kg di arance striminzite...il paragone non è molto generoso, lo so, ma è solo un'estremizzazione per rendere l'idea), o quanto meno che si facesse chiarezza sulle competenze, cosa che non si è mai voluto fare e non credo proprio si riesca a fare ora.
Ma posto questo, non vedo nei diplomati o laureati triennali il "male assoluto" del sistema delle professioni. Anzi, ritengo più pericolosi i grossi studi che fanno capo ad un famoso, prestigioso e plurititolato ingegnere anziano, che fanno piazza pulita dei lavori, potendo offrire costi irrisori, visto che, una volta che paghi 10 ragazzi neolaureati 500 euro al mese, hai a disposizione una forza lavoro che ti permette di offrire prezzi bassissimi per ogni nuovo progetto, prezzi con i quali il piccolo studio o il professionista singolo non può certo competere. Il problema, ovviamente, è che nel caso del grande studio il superingegnere titolare i progetti li firma e basta, ed a progettare sono i ragazzotti di cui sopra che, essendo liberi anche dal peso del timbro e firma e pagati una miseria, producono una serie infinita di porcherie, che il singolo professionista non farebbe mai, e la qualità dei progetti ne risente in maniera impressionante.
P.S.: l'idea dell'architetto italiano che si fa fare i calcoli in Cina è comunque francamente ridicola...vabbè la globalizzazione, ma insomma...

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MessaggioInviato: mercoledì 21 marzo 2007, 17:23 
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Località: rimini
a parte gli interventi di disturbo dei guastatori di professione, siamo faticosamente giunti al seguente concetto: la tariffa minima, così com'è, non tutela la qualità del progetto, e tuttavia una tariffa minima di qualche tipo è ammissibile, qualora serva a tutelare la dignità di chi lavora seriamente rispetto ai mangiasoldi produttori di porcherie.

allora, la tariffa "sostitutiva" (ho già scritto di non esser pregiudizialmente contrario ad una qualche forma di minimo) non può avere la forma attuale, a percentuale sul materiale, perchè fatta in questo modo, come abbiamo visto, disincentiva la qualità progettuale.
dunque, che forma può avere? è evidente che l'unica modalità ammissibile di tutelare la dignità è una tariffa minima oraria, quale quella che tutela la dignità di tutti i lavoratori.

e quale potrà mai essere, questo livello minimo di dignità? Per me è incontestabile che tale dignità è la medesima di chi in uno studio ci lavora, con il massimo livello di autonomia (livello 1 dei contratti per dipendenti studi professionali), aumentata di una certa percentuale per tener conto di tante differenze.
Diciamo di aumentarla del doppio secco; si vede facilmente che la cifra che viene è circa la metà della vecchia vacazione.
Questo è il "vero" livello minimo della tariffa professionale, e personalmente ritengo che non ci sarebbe nessun problema a fissarlo tale; però deve essere un vero minimo, e non un massimo mascherato come la vecchia tariffa, perchè altrimenti meglio nessuna tariffa.

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MessaggioInviato: mercoledì 21 marzo 2007, 18:04 
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No, no parlavo con te.

In realtà la media dei professionisti è inferiore che in altri.
Negli altri paesi vivono e guadagnano bene tutti e non si fanno le crociate
contro altre categorie

L'idea dei progettisti nei paesi emergenti, scusami, ma è già realtà.

Ripeto: dove vanno a finire i fiumi di denaro di progettazione in italia?


aLUCArd ha scritto:
NHLPP, probabilmente vuoi parlare con Ronin, non con me...altrimenti mi sa che non hai proprio letto il messaggio che hai quotato.
Per chiarezza, ripeto: io non temo, in assoluto, la concorrenza dei laureati triennali o dei diplomati. Ritengo che l'accesso alla libera professione dovrebbe essere consentito solo ai laureati, probabilmente ai soli quinquennali, visto l'enorme esubero che ce n'è in Italia (non so se mi spiego: visto che già se consideriamo i soli quinquennali, in Italia siamo troppi, mi sembra un controsenso far lavorare tecnici meno qualificati. Sarebbe come se avessi in giardino una pianta di arance che ne produce di buonissime, molte più di quante tu riesca a consumarne, eppure andassi lo stesso al supermercato a comprare 1kg di arance striminzite...il paragone non è molto generoso, lo so, ma è solo un'estremizzazione per rendere l'idea), o quanto meno che si facesse chiarezza sulle competenze, cosa che non si è mai voluto fare e non credo proprio si riesca a fare ora.
Ma posto questo, non vedo nei diplomati o laureati triennali il "male assoluto" del sistema delle professioni. Anzi, ritengo più pericolosi i grossi studi che fanno capo ad un famoso, prestigioso e plurititolato ingegnere anziano, che fanno piazza pulita dei lavori, potendo offrire costi irrisori, visto che, una volta che paghi 10 ragazzi neolaureati 500 euro al mese, hai a disposizione una forza lavoro che ti permette di offrire prezzi bassissimi per ogni nuovo progetto, prezzi con i quali il piccolo studio o il professionista singolo non può certo competere. Il problema, ovviamente, è che nel caso del grande studio il superingegnere titolare i progetti li firma e basta, ed a progettare sono i ragazzotti di cui sopra che, essendo liberi anche dal peso del timbro e firma e pagati una miseria, producono una serie infinita di porcherie, che il singolo professionista non farebbe mai, e la qualità dei progetti ne risente in maniera impressionante.
P.S.: l'idea dell'architetto italiano che si fa fare i calcoli in Cina è comunque francamente ridicola...vabbè la globalizzazione, ma insomma...


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