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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: attenuazione o intermittenza.
MessaggioInviato: venerdì 18 agosto 2006, 12:20 
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Iscritto il: lunedì 21 febbraio 2005, 8:59
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Ciao a tutti e buona giornata.

Discutendo di L.10/91 con alcuni colleghi è emerso che le norme prevedono l'accensione dell'impianto di riscaldamento per un periodo massimo di 14 ore/giorno, fatte salve le eccezioni previste dalla norma stessa.
Nella rimanente parte della giornata considerate lo spegnimento del generatore di calore o il funzionamento in attenuazione?

Grazie per le Vs risposte.

Rudi


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 Oggetto del messaggio: Re: attenuazione o intermittenza.
MessaggioInviato: venerdì 18 agosto 2006, 13:02 
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Iscritto il: giovedì 17 febbraio 2005, 10:14
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rudi ha scritto:
Nella rimanente parte della giornata considerate lo spegnimento del generatore di calore o il funzionamento in attenuazione?


oserei dire che va valutato caso per caso, a seconda della tipologia dell'immobile (in casa mia io lo spengo, ma in un ospedale tu che dici?)

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 Oggetto del messaggio: Re: attenuazione o intermittenza.
MessaggioInviato: lunedì 21 agosto 2006, 10:50 
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Iscritto il: martedì 8 luglio 2003, 16:46
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Località: Cagliari
Ronin ha scritto:
rudi ha scritto:
Nella rimanente parte della giornata considerate lo spegnimento del generatore di calore o il funzionamento in attenuazione?


oserei dire che va valutato caso per caso, a seconda della tipologia dell'immobile (in casa mia io lo spengo, ma in un ospedale tu che dici?)

...e anche a seconda del tipo di impianto. Se hai pannelli radianti che fai: spegni o attenui?!?
Saluti. :wink:

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MessaggioInviato: lunedì 21 agosto 2006, 10:58 
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Iscritto il: lunedì 21 febbraio 2005, 8:59
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Ciao.
Forse mi sono espresso male....
il mio quesito era riferito alla fase di calcolo delle verifiche di cui alla L.10/91 e precisamente:
" in che modo la previsione di un funzionamento attenuato o intermittente modifica il rendimento di produzione e/o il consumo di energia primaria?"

Spero di essere stato un po più chiaro.

Altra domanda: nella progettazione di impianti radianti a pavimento utilizzate la regolazione a punto fisso (più semplice costruttivamente e meno onerosa ) o la regolazione climatica?

Grazie e buona giornata.
Rudi


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MessaggioInviato: lunedì 21 agosto 2006, 11:30 
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Iscritto il: martedì 8 luglio 2003, 16:46
Messaggi: 2128
Località: Cagliari
rudi ha scritto:
Ciao.
Forse mi sono espresso male....
il mio quesito era riferito alla fase di calcolo delle verifiche di cui alla L.10/91 e precisamente:
" in che modo la previsione di un funzionamento attenuato o intermittente modifica il rendimento di produzione e/o il consumo di energia primaria?"

Spero di essere stato un po più chiaro.

Altra domanda: nella progettazione di impianti radianti a pavimento utilizzate la regolazione a punto fisso (più semplice costruttivamente e meno onerosa ) o la regolazione climatica?

Grazie e buona giornata.
Rudi

La previsione di funzionamento attenuato o intermittente influenza i rendimenti e i consumi a seconda del tipo di generatore di calore utilizzato e del tipo di impianto considerato. E' evidente che una caldaia a condensazione ha un rendimento elevato anche a regime attenuato, mentre una caldaia a gasolio tradizionale ha un rendimento decisamente inferiore. Inoltre non avrebbe senso il funzionamento attenuato nel caso di un'abitazione dotata di caldaia unifamiliare con riscaldamento a radiatori, mentre è indispensabile nel caso di impianti a pannelli radianti.

La regolazione a punto fisso è un sistema di regolazione molto economico. Tale regolazione consiste nel garantire all'impianto una temperatura di mandata costante ed il cui valore viene impostato manualmente. La compattezza di questi tipi di regolatori ne permette l'alloggiamento in cassetta collegandoli direttamente al collettore. Il limite maggiore di questi tipi di sistemi è la necessità da parte dell'utilizzatore di regolare periodicamente l'impianto in funzione delle condizioni esterne. Di norma alla regolazione a punto fisso viene impostata una temperatura di mandata, che è quella corrispondente alle più rigide condizioni invernali. Per evitare di dover intervenire in modo da ridurre la temperatura di mandata quando giornate meno rigide lo richiedono, viene adottato un sistema di limitazione che agisce in automatico invece dell'utilizzatore. Il sistema di limitazione, anche'esso naturalmente all'insegna dell'economicità, consiste nel chiudere il passaggio dell'acqua negli anelli dei locali dove viene superata la temperatura desiderata. Si passa, quindi, da una regolazione sulla temperatura ad una regolazione sulla portata. E' necessario allo scopo un termostato ambiente per ogni locale. Sul termostato viene impostata la temperatura desiderata: ogni volta che nel locale si supera la temperatura impostata il termostato dà il comando di chiusura del flusso d'acqua agli anelli che servono il locale stesso. Si tratta, naturalmente, di una regolazione grossolana che non consente di avere costanza della temperatura ideale in ambiente, come invece il comfort esigerebbe. Ricorda, infatti, che l'impianto ha tempi di risposta relativamente lunghi. Questo significa che quando il termostato interviene perché la temperatura in ambiente è salita, significa che il massetto e il fluido sono ad una temperatura superiore rispetto a quella necessaria. Bloccando il flusso si dovrà smaltire non solo il calore del massetto, ma anche il calore immagazzinato dal fluido nei tubi, con la conseguenza che potrebbero trascorrere delle ore prima che il massetto si reffreddi sufficientemente per ridurre la temperatura in ambiente. Quando poi la temperatura è scesa fino a essere inferiore a quella voluta, il termostato dà il comando di riapertura, ma servirà un certo tempo perché il massetto si riscaldi fino al livello tale da garantire nuovamente la temperatura ideale. Con questo tipo di regolazione il generatore di calore viene fatto intervenire con un sistema on-off, che ne compromette seriamente il rendimento. Infine, tieni presente che il costo di un kit di termoregolazione a punto fisso sommato a quello di tutti i termostati con relative testine termoelettriche può rendere interessante un'alternativa regolazione a funzionamento climatico, specie per edifici di medio-grandi dimensioni. La convenienza può essere giustificata solo per motivi economici nei più piccoli appartamenti.

La regolazione climatica è sicuramente più efficiente e consente un maggiore risparmio energetico. La regolazione automatica in base alle condizioni di temperatura esterna si realizza con una centralina elettronica digitale la quale regola automaticamente la temperatura di mandata dell'acqua all'impianto a pavimento in base al valore di temperatura letto da una sonda esterna. Ciò si ottiene o sfruttando il sistema di regolazione già presente nel modello di caldaia scelto, oppure inserendo tra caldaia e collettori di distribuzione dell'impianto a pavimento dei kit di termoregolazione climatica. La regolazione avviene in base a una curva climatica che lega queste due temperatura e che viene introdotta in fase di programmazione della centralina: tale curva tiene conto della zona climatica in cui si trova l'edificio da climatizzare. E' possibile impostare la centralina in modo da garantire la temperatura desiderata in tutti gli ambienti con un programma orario e settimanale: al di fuori degli "orari di presenza" la centralina consente di impostare un funzionamento a temperatura minima, che permette di ottimizzare il risparmio energetico. La regolazione climatica consente un programma orario applicabile in tutti i locali della casa riscaldata, tale da avere i due livelli di temperatura desiderati contemporaneamente in tutti i locali. Qualora si desideri avere programmi orari e temperatura ambiente diverse, è consigliabile prevedere dei kit di termoregolazione climatico per ogni zona con stessa temperatura ambiente e stesso programma orario; se l'interesse, invece, è solo di mantenere una temperatura ridotta in alcuni locali senza sofisticate impostazioni orarie (es. camere, taverne, studi, ecc.) la soluzione più comoda ed economica consiste nel prevedere termostati ambiente con relative testine per quei locali. Tieni presente che un sistema di riscaldamento a pavimento è autoregolante. Apporti di calore gratuiti non previsti dala centralina climatica (caminetti interni, irraggiamento del sole in una giornata particolarmente soleggiata, ecc.) innalzano la temperatura interna del locale interessato e la resa dell'impianto si riduce da sola contribuendo, per contro, a trasportare l'energia in più nel resto della casa, dove è maggiormente richiesta, grazie al fatto che l'acqua circola senza sosta nell'impianto, a tutto vantaggio delle spese di gestione.

Saluti. :wink:

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MessaggioInviato: lunedì 21 agosto 2006, 11:52 
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Iscritto il: lunedì 21 febbraio 2005, 8:59
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Ciao.

Hai centrato perfettamente la mia domanda.
Mi complimento per la chiarezza della Tua esposizione e delle tue idee.

A buon rendere.

Ciao, Rudi.


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MessaggioInviato: lunedì 28 agosto 2006, 16:47 
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Iscritto il: mercoledì 12 gennaio 2005, 17:48
Messaggi: 44
Località: Mantova
Ciao a tutti, io avrei un problema analogo: regolazione della caldaia con 2 termostati posti su 2 piani diversi in una civile abitazione con impianto a termosifoni.
il mio problema è se devo intervenire sulle 2 singole elettrovalvole con il segnale dei 2 termostati oppure se devo intervenire direttamente sulla caldaia con un relè comandato dai due termostati.

nel primo caso avrei il flusso interrotto in ogni singolo piano ma la caldaia mi terrebbe in temperatura la tubazione principale di mandata prima di incontrare una elettrovalvola chiusa. la caldaia di fatto sarebbe sempre accesa.

nel secondo caso invece la caldaia sarebbe comandata dai termostati e funzionare solo in base alle necessità. nel caso entrambi i piani fossero in temperatura la caldaia mi si spegnerebbe automaticamente.

qual'è la soluzione migliore?
ciao e grazie


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MessaggioInviato: lunedì 28 agosto 2006, 17:40 
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Iscritto il: giovedì 25 maggio 2006, 17:47
Messaggi: 522
rudi ha scritto:
Ciao.
Forse mi sono espresso male....
il mio quesito era riferito alla fase di calcolo delle verifiche di cui alla L.10/91 e precisamente:
" in che modo la previsione di un funzionamento attenuato o intermittente modifica il rendimento di produzione e/o il consumo di energia primaria?"

Spero di essere stato un po più chiaro.

Altra domanda: nella progettazione di impianti radianti a pavimento utilizzate la regolazione a punto fisso (più semplice costruttivamente e meno onerosa ) o la regolazione climatica?

Grazie e buona giornata.
Rudi


Per inciso, vorrei ricordare che ai fini delle verifiche richieste dal decreto, occorre considerare la modalità di funzionamento continuo (v. allegato A, punto 9)


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