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MessaggioInviato: giovedì 21 luglio 2016, 16:50 
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Mi aiutate a fare chiarezza una volta per tutte sull'argomento? Ho scambiato diverse email con l'Enea, riletto altri topics, ma ho ancora dei dubbi.

Ricapitolando: (IN CASO CORREGGETEMI)
per poter usufruire delle detrazioni al 65% l'immobile deve essere esistente e deve essere certificata la presenza di un impianto di riscaldamento.

Risposta ENEA:
"riteniamo che la dimostrazione della preesistenza di un impianto termico, per eventuali controlli fiscali, possa essere riferita ad una documentazione attestante la realizzazione dell’impianto termico quale la fatturazione, la dichiarazione di conformità, oppure il pagamento degli interventi di manutenzione ed altri adempimenti necessari a norma di legge relativi all’ispezione periodica degli impianti di riscaldamento. Riteniamo si possa fare riferimento anche alle bollette e ai contratti di fornitura del combustibile per l’impianto di riscaldamento. Quale “estrema ratio” si possa fotografare l’impianto esistente oppure servirsi di un tecnico professionista che ne asseveri l’esistenza."

Se ci sono stufe, caminetti, si può considerare impianto di riscaldamento solo se la somma delle potenze termiche TOTALI (risposta ENEA: "Se parliamo di verifica dell'esistenza dell'impiantio di riscaldamento si parla di potenza totale.") sviluppate supera i 5 kW. Ma questi impianti sono considerati fonte di calore fossile solo per un 30%, allora significa che la potenza deve essere perlomeno di 16,667 kW (x 30% = 5 kW).
Già su questo ultimo punto l'Enea mi ha detto che il mio ragionamento non è corretto, non ho capito perché.

Ora:
1) Le stufe/caminetti devono essere presenti in tutti i locali dell'immobile o no? (Si parla di detrazione x locali riscaldati verso l'esterno o locali non riscaldati) Per esempio se ho una stufa in cucina, un caminetto in soggiorno, e in camera da letto non ho niente, posso comunque usufruire su tutto l'immobile delle detrazioni? Basta indicare la potenza totale?

2) Come vengono calcolati i 5kW? Vedi sopra, stufe caminetti sono considerati fonte fossile al 30%, quindi la potenza TOTALE dovrebbe essere maggiore o uguale a 16,667 kW. Ma l'Enea mi ha detto che sbaglio, devo richiedergli il perché

3) Si fa riferimento a IMPIANTI FISSI, che significa? Cosa vengono incluse o escluse? Stufe per esempio si possono spostare, cosa determina il FISSO o NON FISSO?

grazie


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MessaggioInviato: giovedì 21 luglio 2016, 18:11 
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si parla di potenza totale. Che c'entra che sia fossile o non fossile?
Il vero problema è che l'esistenza dell'impianto dovrebbe interessare l'intero volume dell'edificio (nel senso che se hai anche una stufa da 10 kW che sta solo in cucina e nulla negli altri locali, non potresti in teoria portare in detrazione ineterventi che riguardano gli altri locali....

Se devo essere sincero comunque non ho mai preso in considerazione più di tanto queste interpretazioni di ENEA: se vai oggi a fare un nuovo impianto quello vecchio non esisterà più, perciò nessuno potrà dimostrare cosa c'era prima (e tanto meno tu non sei tenuto a dimostrarlo in caso di controlli futuri, altrimenti l'avrebbero scritto nella legge che occorre conservare le vecchie DICO o fare le foto... :lol: :lol: :lol: ).
L'unico problema ce l'hai se NON fai un nuovo impianto (mantieni cioè le stufe e i caminetti che ci sono) e quindi intendi ad esempio usufruire del 65% per infissi o coibentazioni su locali che non sono serviti da alcun impianto, perchè non potresti.

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MessaggioInviato: giovedì 21 luglio 2016, 22:43 
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boba74 ha scritto:
si parla di potenza totale. Che c'entra che sia fossile o non fossile?
Il vero problema è che l'esistenza dell'impianto dovrebbe interessare l'intero volume dell'edificio (nel senso che se hai anche una stufa da 10 kW che sta solo in cucina e nulla negli altri locali, non potresti in teoria portare in detrazione ineterventi che riguardano gli altri locali....

Se devo essere sincero comunque non ho mai preso in considerazione più di tanto queste interpretazioni di ENEA: se vai oggi a fare un nuovo impianto quello vecchio non esisterà più, perciò nessuno potrà dimostrare cosa c'era prima (e tanto meno tu non sei tenuto a dimostrarlo in caso di controlli futuri, altrimenti l'avrebbero scritto nella legge che occorre conservare le vecchie DICO o fare le foto... :lol: :lol: :lol: ).
L'unico problema ce l'hai se NON fai un nuovo impianto (mantieni cioè le stufe e i caminetti che ci sono) e quindi intendi ad esempio usufruire del 65% per infissi o coibentazioni su locali che non sono serviti da alcun impianto, perchè non potresti.


FAQ 24 ENEA (che immagino conosci)
Non sono considerati impianti termici apparecchi quali: stufe, caminetti, apparecchi per il riscaldamento localizzato ad energia radiante; tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW . Infine, anche qualora le precedenti condizioni fossero soddisfatte, occorre ricordare che il prerequisito per accedere alle detrazioni è sempre il conseguimento di un risparmio energetico e che questo è difficile da raggiungere nella dismissione di impianti a biomassa in quanto questa è considerata fonte fossile solo al 30%"

si parla di potenza totale, ma c'è scritto che se un impianto è composto da stufe/caminetti ecc. è considerata fonte fossile solo al 30%, per questo raggiungere i 5kw è più difficile. (16,667 x 0,3 = 5 kw )
nel mio caso , farei un nuovo impianto, anzi demolirei e ricostruirei in classe energetica molto alta, e metterei un impianto alimentato solo ad energia elettrica, fotovoltaico e pompa di calore, qualche pannello radiante, magari sulle pareti, perché il fabbisogno energetico sarà molto basso.
però devo capire il tipo di immobile da acquistare.....se compro un rudere (o edificio collabente) che è in parte crollato, come faccio a dimostrare che c'era un impianto di riscaldamento?
se ne trovo un altro che aveva un caminetto e una stufa....come ci si deve comportare?

o basta una dichiarazione del tecnico che fa il progetto (l'architetto??) che dichiara che in precedenza c'era un impianto di riscaldamento? in qualche modo però in caso di verifiche fiscali bisognerà conservare qualche prova, no?


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MessaggioInviato: venerdì 22 luglio 2016, 11:03 
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A mio avviso quella FAQ di ENEA è una vera cavolata....
(ricorda che le FAQ sono interpretazioni di ENEA, ma non hanno alcun valore giuridico...)
Secondo me contiene un sacco di castronerie....

Prima di tutto il discorso dei 5 kW è sul poter considerare o meno stufe e caminetti nella definizione di "impianto": se la stufa sommata al caminetto danno almeno 5 kW allora puoi dire che l'edificio è "dotato di impianti" e come tale puoi accedere alle detrazioni del 65% su ciò che è pertinente, quindi ad esempio interventi sull'involucro (comma 345) e intervento di sostituzione impianti con quello che vuoi (caldaia a condensazione/pompe di calore/impianto a biomassa comma 347).

Ora, il fattore 0,3 non si applica alla "potenza termica" (che è quella del generatore, indipendentemente che sia a biomasse o meno), ma al fabbisogno totale dell'edificio, una volta che viene calcolato: in questo senso gli impianti a biomasse consentono (laddove possibile) di moltiplicare per 0,3 il fabbisogno che ti risulta dai calcoli, e quindi di fatto il valore di Ep di un edificio alimentato da generatore a biomasse è circa 1/3 di quello che avrebbe se fosse alimentato da caldaia a gas.
Però questo fattore 0,3 si applica nel caso in cui tu installi un generatore a biomasse che rispetti determinati requisiti di rendimento ed emissione, e serve ai fini di poter portare in detrazione tali impianti, non si applica quindi a stufe e caminetti esistenti per determinare la potenza, nè per ridurre il fabbisogno.... per i quali occorrerebbe considerare un fattore pari a 1.
Tra l'altro, queste considerazioni sono datate in quanto la materia è stata nel frattempo aggiornata dai nuovi decreti, che fissano una volta per tutte i fattori di conversione dei vari combustibili e soprattutto ti dicono quando e come vanno applicati....
Oggi ad esempio la detrazione fiscale dei generatori a biomasse la si fa anche con il comma 347, dove è sufficiente che il generatore rispetti i requisiti di rendimento delle specifiche norme di riferimento, mentre prima era possibile detrarli solo con il comma 344 e il valore 0,3 era stato introdotto per "ridurre" il valore di Epi in modo da portarlo al di sotto del limite previsto per il comma 344.

In terzo luogo, non sta scritto da nessuna parte che occorre "dimostrare" un risparmio energetico, è solo un campo che compili sull'allegato E e potrebbe anche essere 0. Il diritto alla detrazione è pertinente al tipo di intervento: la coibentazione dell'involucro (comma 345) deve rispettare valori limite di trasmittanza, la sostituzione di impianti termici (comma 347) deve rispettare valori limite di rendimenti (o COP nel caso di pompe di calore), la riqualificazione energetica globale (comma 344) deve rispettare un valore limite di Epi.
Tutto ciò a prescindere dal dato numerico dei kWh "risparmiati", e che sono solo un dato da inserire nella pratica, non vincolante se rispetti tutti gli altri requisiti.

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MessaggioInviato: venerdì 22 luglio 2016, 13:00 
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boba74 ha scritto:
A mio avviso quella FAQ di ENEA è una vera cavolata....
(ricorda che le FAQ sono interpretazioni di ENEA, ma non hanno alcun valore giuridico...)
Secondo me contiene un sacco di castronerie....

"Infine, anche qualora le precedenti condizioni fossero soddisfatte, occorre ricordare che il prerequisito per accedere alle detrazioni è sempre il conseguimento di un risparmio energetico e che questo è difficile da raggiungere nella dismissione di impianti a biomassa in quanto questa è considerata fonte fossile solo al 30% (cfr. faq 27)"

E allora è davvero un cavolata, la frase sopra ti inganna, è proprio uno sbaglio, perché parla del 30% nel considerare la dismissione del vecchio impianto, quando invece x dimostrare l'esistenza basta solo la potenza totale.
boba74 ha scritto:
Prima di tutto il discorso dei 5 kW è sul poter considerare o meno stufe e caminetti nella definizione di "impianto": se la stufa sommata al caminetto danno almeno 5 kW allora puoi dire che l'edificio è "dotato di impianti" e come tale puoi accedere alle detrazioni del 65% su ciò che è pertinente, quindi ad esempio interventi sull'involucro (comma 345) e intervento di sostituzione impianti con quello che vuoi (caldaia a condensazione/pompe di calore/impianto a biomassa comma 347).

Ottimo! 5 Kw dovrebbero essere abbastanza facili da raggiungere.
Rimane in dubbio il discorso che dicevi ieri dei locali riscaldati o no....mi basterebbe quindi una dichiarazione del tecnico che farà il progetto che dichiara che erano presenti impianti x almeno 5 kW, senza specificare che erano solo in salotto e cucina?

Comunque, se si raggiungono i 5 Kw si possono usufruire di tutte le detrazioni, è corretto? Su involucro (mura, tetto se mansardato, o soletta se il sottotetto non è riscaldato/abitabile), nuovo impianto NON a biomasse
boba74 ha scritto:
Ora, il fattore 0,3 non si applica alla "potenza termica" (che è quella del generatore, indipendentemente che sia a biomasse o meno), ma al fabbisogno totale dell'edificio, una volta che viene calcolato: in questo senso gli impianti a biomasse consentono (laddove possibile) di moltiplicare per 0,3 il fabbisogno che ti risulta dai calcoli, e quindi di fatto il valore di Ep di un edificio alimentato da generatore a biomasse è circa 1/3 di quello che avrebbe se fosse alimentato da caldaia a gas.
Però questo fattore 0,3 si applica nel caso in cui tu installi un generatore a biomasse.


Nel mio caso non installerei un impianto a biomasse per cui non avrei il problema.

boba74 ha scritto:
In terzo luogo, non sta scritto da nessuna parte che occorre "dimostrare" un risparmio energetico, è solo un campo che compili sull'allegato E e potrebbe anche essere 0. Il diritto alla detrazione è pertinente al tipo di intervento: la coibentazione dell'involucro (comma 345) deve rispettare valori limite di trasmittanza, la sostituzione di impianti termici (comma 347) deve rispettare valori limite di rendimenti (o COP nel caso di pompe di calore), la riqualificazione energetica globale (comma 344) deve rispettare un valore limite di Epi.
Tutto ciò a prescindere dal dato numerico dei kWh "risparmiati", e che sono solo un dato da inserire nella pratica, non vincolante se rispetti tutti gli altri requisiti.


Ok, mi sembra chiaro.
Ricapitolando, nel mio caso, vorrei trovare un immobile da demolire e ricostruire (con stesso volume o con volume inferiore)....che quindi abbia in precedenza un impianto di riscaldamento, per poter detrarre tutte le spese delle mura, del tetto, dell'impianto solare, dell' impianto di riscaldamento a pompa di calore, infissi, in teoria anche dell'isolamento sul pavimento verso il terreno immagino, ecc.
Ipotizzando quindi di fare una struttura in legno e tamponamenti (mura e tetto) con balle di paglia e intonaci di argilla o calce, sarebbero escluso il costo delle fondamenta (una platea in cemento), e il costo della struttura in legno (l'equivalente della struttura in cemento armato), o dovrei escludere altro?

grazie 1000 di nuovo


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MessaggioInviato: venerdì 22 luglio 2016, 15:07 
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In realtà, non servirebbe alcuna "asseverazione" di tecnico che dimostri che in un certo edificio "esiste" un impianto, la cosa non è richiesta da nessuna parte, specie se l'impianto poi lo vai a eliminare....
L'unica cosa che attesta la presenza di impianto precedente è il fatto che nella compilazione della pratica ENEA, sull'allegato E nella sezione relativa all'installazione di nuovo generatore (pompa di calore, o caldaia che sia), si deve indicare il valore di potenza dell'impianto sostituito (lì indicherai appunto la potenza attuale). Quindi a conti fatti è il beneficiario stesso che fa questa dichiarazione, visto che l'allegato E è a firma sua. Il tecnico firma semmai l'allegato A e l'APE, ma quelli sono riferiti alla situazione DOPO l'intervento.

Chiaramente, in caso di controlli futuri, anche se di fatto non devi dimostrare con "prove materiali" che l'edificio fosse precedentemente dotato di impianti, la cosa deve comunque essere credibile, della serie: se vai a ristrutturare un magazzino o un fienile per ricavarci una casa in classe A, puoi anche dichiarare che prima vi fosse un impianto con stufe o caminetti, ma è una cosa abbastanza inverosimile, mentre se si tratta di un edificio che attualmente ha già una destinazione abitazione è abbastanza verosimile che fosse precedentemente dotato di una qualche forma di impianto termico...

Riguardo al discorso demolizione e ricostruzione, occhio che non è sempre possibile portare in detrazione l'intervento, credo occorra che la ricostruzione sia "fedele" o quanto meno su stessa sagoma (esistono circolari dell'AdE al riguardo), ma non sono sicuro perchè negli ultimi anni sono un po' cambiate le definizioni e quindi bisognerebbe informarsi meglio.
Tra gli interventi puoi portare in detrazione tutto ciò che riguarda interventi sull'involucro e sugli impianti, rispettando caso per caso i rispettivi requisiti fissati per i vari commi. Oltre a ciò, anche eventuali opere o servizi connessi ai precedenti (es. opere murarie di assistenza, ripristini, e opere accessorie finalizzate agli interventi detraibili), non sono invece detraibili componenti strutturali o opere murarie e impianti non pertinenti (es. porte e muri interni, impianti idro-sanitari, impianti elettrici, ecc...).

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MessaggioInviato: venerdì 22 luglio 2016, 17:17 
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boba74 ha scritto:
In realtà, non servirebbe alcuna "asseverazione" di tecnico che dimostri che in un certo edificio "esiste" un impianto, la cosa non è richiesta da nessuna parte, specie se l'impianto poi lo vai a eliminare....
L'unica cosa che attesta la presenza di impianto precedente è il fatto che nella compilazione della pratica ENEA, sull'allegato E nella sezione relativa all'installazione di nuovo generatore (pompa di calore, o caldaia che sia), si deve indicare il valore di potenza dell'impianto sostituito (lì indicherai appunto la potenza attuale). Quindi a conti fatti è il beneficiario stesso che fa questa dichiarazione, visto che l'allegato E è a firma sua. Il tecnico firma semmai l'allegato A e l'APE, ma quelli sono riferiti alla situazione DOPO l'intervento.


Basta indicare solo la potenza dell'impianto sostituito? O anche il tipo di impianto? gas, gasolio, stufa/caminetto
Però la potenza dell'impianto precedente deve calcolarla un tecnico, io non saprei farlo, e allora in quel momento ti può anche scrivere due righe in cui "assevera" l'esistenza dell' impianto. Anche se poi, il foglio poi lo dovrò firmare io.
Comunque, pensavo, anche se nell'immobile c'era solo una stufa o camino in cucina per esempio, mentre nelle altre stanze niente, non è perché non erano abitate quelle stanze, (per esempio le camere da letto non avevano riscaldamento), ma solo perché non c'erano soldi per mettercelo e quindi si vestivano di più o aggiungevano una coperta. Giusto per dire eh...

Dimenticavo, per tua info la risposta ad una mia email dell'ENEA:
"riteniamo che la dimostrazione della preesistenza di un impianto termico, per eventuali controlli fiscali, possa essere riferita ad una documentazione attestante la realizzazione dell’impianto termico quale la fatturazione, la dichiarazione di conformità, oppure il pagamento degli interventi di manutenzione ed altri adempimenti necessari a norma di legge relativi all’ispezione periodica degli impianti di riscaldamento. Riteniamo si possa fare riferimento anche alle bollette e ai contratti di fornitura del combustibile per l’impianto di riscaldamento. Quale “estrema ratio” si possa fotografare l’impianto esistente oppure servirsi di un tecnico professionista che ne asseveri l’esistenza."

boba74 ha scritto:
Riguardo al discorso demolizione e ricostruzione, occhio che non è sempre possibile portare in detrazione l'intervento, credo occorra che la ricostruzione sia "fedele" o quanto meno su stessa sagoma (esistono circolari dell'AdE al riguardo), ma non sono sicuro perchè negli ultimi anni sono un po' cambiate le definizioni e quindi bisognerebbe informarsi meglio.
Tra gli interventi puoi portare in detrazione tutto ciò che riguarda interventi sull'involucro e sugli impianti, rispettando caso per caso i rispettivi requisiti fissati per i vari commi. Oltre a ciò, anche eventuali opere o servizi connessi ai precedenti (es. opere murarie di assistenza, ripristini, e opere accessorie finalizzate agli interventi detraibili), non sono invece detraibili componenti strutturali o opere murarie e impianti non pertinenti (es. porte e muri interni, impianti idro-sanitari, impianti elettrici, ecc...).


Anche qua mi sto informando. Io sono in Toscana, e qua la L.R. n°65/2014 ha recepito il D.L. 69/2013 ("Decreto del Fare"), stabilendo, che per gli immobili non ubicati in zona “A” centri storici o equipollenti e non soggetti a vincolo ai sensi del D.lgs. 42/2004, un intervento di demolizione e ricostruzione è inquadrato nella fattispecie di “ristrutturazione edilizia”, rispettando la volumetria originaria, e con la possibilità di variarne ubicazione e sagoma, e per questa categoria di opere è ammesso il Permesso di costruire ma è ammessa anche la S.C.I.A.. Quindi, se l'immobile rispetta queste condizioni, il giorno dopo della presentazione della SCIA potrei demolire e ricostruire, cambiando anche la sagoma, e senza pagare ovviamente oneri di urbanizzazione. (questo sarebbe il mio obiettivo)
Mi rimane il dubbio se la cosa funziona anche quando si diminuisce il volume originario, e qua ho scritto un interpello all'Agenzia delle Entrate, per avere una risposta precisa, ma ci sono state alcune sentenze, per esempio Tar di Napoli, che ha definito il volume preesistente come "standard massimo di edificabilità".
Ovviamente ogni intervento di demolizione e ricostruzione che comporti un aumento di volume, si configura come "nuova costruzione", e non come ristrutturazione, e quindi no detrazioni.


boba74 ha scritto:
Chiaramente, in caso di controlli futuri, anche se di fatto non devi dimostrare con "prove materiali" che l'edificio fosse precedentemente dotato di impianti, la cosa deve comunque essere credibile, della serie: se vai a ristrutturare un magazzino o un fienile per ricavarci una casa in classe A, puoi anche dichiarare che prima vi fosse un impianto con stufe o caminetti, ma è una cosa abbastanza inverosimile, mentre se si tratta di un edificio che attualmente ha già una destinazione abitazione è abbastanza verosimile che fosse precedentemente dotato di una qualche forma di impianto termico...


Infatti l'idea è di cercare un immobile che era ad uso abitativo, magari in parte crollato, o collabente, ma su cui posso avere un minimo di certezza dell'impianto di riscaldamento precedente.
Sul discorso di ristrutturare un magazzino o fienile, mi sembra che dal punto di vista dell'AdE non ci siano problemi, basta che l'edificio si ESISTENTE, senza indicare una determinata categoria catastale, ma chiaramente un magazzino o fienile non era dotato di riscaldamento....per cui la tua osservazione è valida.
E poi, urbanizzando un fienile per esempio, credo che dovrei pagarci gli oneri di urbanizzazione al comune, mentre per un edificio ad uso abitativo, ma anche diroccato, invece no.

L'ideale sarebbe trovare un vecchio rudere, crollato quasi dappertutto a parte dove si vede un caminetto o camino :)
e che costi come un terreno edificabile (la demolizione costa parecchio :D)


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boba74 ha scritto:
Chiaramente, in caso di controlli futuri, anche se di fatto non devi dimostrare con "prove materiali" che l'edificio fosse precedentemente dotato di impianti, la cosa deve comunque essere credibile, della serie: se vai a ristrutturare un magazzino o un fienile per ricavarci una casa in classe A, puoi anche dichiarare che prima vi fosse un impianto con stufe o caminetti, ma è una cosa abbastanza inverosimile, mentre se si tratta di un edificio che attualmente ha già una destinazione abitazione è abbastanza verosimile che fosse precedentemente dotato di una qualche forma di impianto termico...


ciao, nel frattempo sto cercando un qualche immobile adatto alla demolizione e ricostruzione. per quanto riguarda il discorso dell'impianto pre-esistente, l'argomento è abbastanza incasinato, perché molti ruderi nella mia zona, pur avendo magari una camino, sono deruralizzati, e quindi, se il comune nella migliore delle ipotesi te li lascia demolire (se sono vecchi o edifici storici non te li fanno abbattere ma solo ristrutturare), il comune ti chiede comunque gli oneri di urbanizzazione. In questo caso non so se a livello di intervento potrebbe comunque essere classificato come ristrutturazione e quindi avere le detrazioni oppure no. La norma mi pare parli di edifici "collabenti" esistenti o di cui è possibile dimostrarne l'esistenza, ma non mi è chiaro questo aspetto nel caso di deruralizzazione di un fabbricato.

Poi, nel frattempo, l'agenzia delle entrate ha risposto al mio interpello. Demolizione e ricostruzione va bene solo con lo STESSO volume, non si può farlo né più grande, né più piccolo purtroppo che era quello che mi serviva.
Quindi deve essere dello stesso volume al pre-esistente, cambiando anche la sagoma, ma il volume no. A proposito, di che volume si tratta? Metri cubi? Metri quadri? Come sono considerate le pertinenze (garage?). Lo sai?

E poi, qua in Toscana il Piano Casa permette nel caso di demolizioni e ricostruzioni un aumento del volume fino al 35%! In Trentino era il 20% per esempio. In questi casi, l'aumento, essendo regolamentato dalla regione, permette comunque di configurare l'intervento come ristrutturazione, ti sembra?

Per il discorso dell'impianto di riscaldamento pre-esistente, dove trovo scritto che il caminetto o stufa deve essere presente in ogni stanza?

Ultima domanda....ti ricordi se si ottiene la detrazione anche nel caso di ricostruzione di un edificio PASSIVO che non richiede un impianto di riscaldamento? per esempio no impianto di riscaldamento a metano.

grazie ancora


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MessaggioInviato: martedì 4 giugno 2019, 9:48 
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boba74 ha scritto:
In realtà, non servirebbe alcuna "asseverazione" di tecnico che dimostri che in un certo edificio "esiste" un impianto, la cosa non è richiesta da nessuna parte, specie se l'impianto poi lo vai a eliminare....
L'unica cosa che attesta la presenza di impianto precedente è il fatto che nella compilazione della pratica ENEA, sull'allegato E nella sezione relativa all'installazione di nuovo generatore (pompa di calore, o caldaia che sia), si deve indicare il valore di potenza dell'impianto sostituito (lì indicherai appunto la potenza attuale). Quindi a conti fatti è il beneficiario stesso che fa questa dichiarazione, visto che l'allegato E è a firma sua. Il tecnico firma semmai l'allegato A e l'APE, ma quelli sono riferiti alla situazione DOPO l'intervento.


a distanza di un pò di tempo, che tu sappia, è sempre così?

per il discorso della somma di potenza di stufe e caminetti almeno di 5kw....un tecnico che fa gli APE mi ha detto che da quest'anno è cambiato qualcosa, che in pratica l'impianto per essere tale deve avere una matricola
o numero di serie....ma come fanno le stufe/caminetti ad avere un numero di serie?

grazie


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MessaggioInviato: martedì 4 giugno 2019, 10:28 
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Ai soli fini della pratica ENEA vanno indicate le caratteristiche degli impianti pre-esistenti (potenza, rendimento, combustibile, tipo di terminali di emissione), non occorre che io sappia alcun numero di matricola, quello semmai riguarda l'APE (nel senso che quando si fa un APE in certe regioni va inserito il numero di matricola dell'impianto, ma si parla di impianto di cui vai a fare l'APE, per tanto in questo caso specifico sarà riferito alla situazione post-intervento, non a quella precedente), e comunque non in tutte le regioni è già entrato in funzione il catasto energetico quindi gli impianti non sono dotati necessariamente di matricola.
La responsabilità di dichiarare che l'edificio fosse precedentemente dotato di impianto è del beneficiario, perchè l'allegato ENEA lo firma lui. Il tecnico firma per quanto riguarda eventuali asseverazioni, laddove richieste.

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