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MessaggioInviato: lunedì 22 luglio 2019, 12:00 
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Iscritto il: venerdì 27 novembre 2015, 17:53
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Ciao, ho trovato in alcuni edifici del primo '900 un particolare modo di realizzare i tramezzi:
sono in blocchi di calcestruzzo misto a cenere (su internet si trovano blocchi analoghi detti "cinder block"), sono molto leggeri, ricordano il gasbeton, di spessore circa 8cm
e sono posti in continuità passando oltre il solaio, di piano in piano.

Ossia il solaio in legno ha una trave a destra del tramezzo, una a sinistra e il tramezzo passa tra di esse continuo su più piani.

Avete qualche informazione su questa tecnica costruttiva e su questi blocchi?


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MessaggioInviato: martedì 23 luglio 2019, 1:23 
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Iscritto il: mercoledì 9 luglio 2003, 11:52
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credo per evitare che il solaio si adagiasse, col tempo, sui tramezzi, cosa che d'altra parte accade anche con altri tipi di solaio moderni

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"l'ingegnere sa quello che fa, e fa quello che sa" (Michele Pagano)


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MessaggioInviato: giovedì 25 luglio 2019, 2:11 
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Iscritto il: venerdì 27 novembre 2015, 17:53
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In edifici precedenti, seconda metà '800, ho trovato il raddoppio delle travi lignee sotto i tramezzi (realizzati con mattoni pieni), oppure archi interni, e in edifici successivi, anni '30, ho trovato travi d'acciaio sotto i tramezzi (con tramezzi in forati e il resto del solaio con travi in legno).
Solo negli edifici dei primi '900 ho trovato questa tecnica e quel tipo di mattoni.
Ero quindi curioso di confrontarmi se qualcun altro avesse trovato qualcosa del genere
Questi edifici hanno anche 5 piani, quindi il carico su questi tramezzi ai piani bassi sembrerebbe possa essere molto elevato, eppure non riportano danni da compressione


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MessaggioInviato: giovedì 25 luglio 2019, 18:41 
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Iscritto il: mercoledì 9 luglio 2003, 11:52
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personalmente mai visto;
ho guardato alcuni manuali antichi e finora non ho trovato niente;
in questo articolo, di cui credo possano essere utili i richiami bibliografici, si parla però di un'altra tecnica, dei "tramezzi pensili"
https://ingegneria365.files.wordpress.c ... zio_it.pdf

non so se può essere utile anche il paragrafo 1.2 di questo documento, da pag. 26, che tratta di manuali e trattati tra 1800 e 1940
http://consiglio.basilicata.it/consigli ... 100380.pdf

e questa discussione
viewtopic.php?f=15&t=35139

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MessaggioInviato: venerdì 9 agosto 2019, 21:02 
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Iscritto il: venerdì 27 novembre 2015, 17:53
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Ho recuperato uno dei blocchi in questione e lo ho pesato e misurato.
Dimensioni 60x33x6,5 cm, uno dei lati lunghi e uno dei lati corti presenta una scanalatura in cui va a finire la malta. La malta tra i giunti ha pochi mm di spessore, sta nella scanalatura presente sui due lati del blocco (visibile nelle foto).
Il peso di un blocco è di 11 kg.
La densità è quindi pari a:
V=0,60x0x33x0.065=0.01287 mc
r=m/V=11kg/0,01287mc=855 kg/mc
L'intonaco è sottilissimo, pochi mm.

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Considerando quindi anche il sottilissimo straterello d'intonaco e la malta tra i giunti si potrebbe supporre una densità per il tramezzo pari a 1000 kg/mc


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MessaggioInviato: domenica 11 agosto 2019, 12:55 
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Iscritto il: lunedì 14 marzo 2011, 17:44
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Località: Atene (Greece)
carissimo damme86,
più ti addentri negli edifici storici, più saranno le "stranezze" che rileverai.
in ogni caso tieni conto che sin dal XIX secolo era stata messa a punto una estesa tratattistica specifica circa gli standard costruttivi; da circa un anno ho scoperto la Enciclopedia delle Arti e delle Industrie edita dalla UTET.
in questa è ottima la voce "solai e soffitti" (soffitti=tetti).

in ogni caso scoprirai sempre situazioni "personalizzate" dal progettista, che derivano da ragionamenti ed elucubrazioni personali del progettista, come quello che hai riscontrato.

dovrai sempre tenere conto che ragionavano per ovviare a spostamenti e dissesti di sola natura statica (non sismica).

capita sempre che tecnici "esperti" e muratori molto esperti si pronunciano su come stanno le cose, senza avere prima sondato la cosa stessa, la quale cosa, una volta sondata, si scopre che non è come avevano giurato doveva essere. insomma, in generale nulla può dirsi con certezza a priori.
ogni cosa può essere diversa da un'altra, essendo stato diverso il pensiero del progettista. certe volte anche contrario alla regola statica.

quando si pensa ad un intervento sull'esistente, spesso capita di dovere "cambiare direzione", approccio, per quello che si scopre.
a meno che non si eseguano opportuni e mirati sondaggi per capire bene cosa c'è e come è oltre pavimenti e intonaci.

tanto per la mia esperienza.

p.s. la situazione che hai riscontrato non appartiene allo stato dell'arte dell'epoca.

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Tra quello che noi riusciamo a malapena a vedere e quello che in realtà accade veramente c'è sempre molta differenza (Banondre, filosofo greco agnostico del II sec. d.C.).


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MessaggioInviato: domenica 11 agosto 2019, 23:49 
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Iscritto il: lunedì 8 ottobre 2007, 23:12
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[quote="salvatorebennardo"]carissimo damme86,
più ti addentri negli edifici storici, più saranno le "stranezze" che rileverai.
in ogni caso tieni conto che sin dal XIX secolo era stata messa a punto una estesa tratattistica specifica circa gli standard costruttivi; da circa un anno ho scoperto la Enciclopedia delle Arti e delle Industrie edita dalla UTET.
in questa è ottima la voce "solai e soffitti" (soffitti=tetti).

in ogni caso scoprirai sempre situazioni "personalizzate" dal progettista, che derivano da ragionamenti ed elucubrazioni personali del progettista, come quello che hai riscontrato.

dovrai sempre tenere conto che ragionavano per ovviare a spostamenti e dissesti di sola natura statica (non sismica).

capita sempre che tecnici "esperti" e muratori molto esperti si pronunciano su come stanno le cose, senza avere prima sondato la cosa stessa, la quale cosa, una volta sondata, si scopre che non è come avevano giurato doveva essere. insomma, in generale nulla può dirsi con certezza a priori.
ogni cosa può essere diversa da un'altra, essendo stato diverso il pensiero del progettista. certe volte anche contrario alla regola statica.

quando si pensa ad un intervento sull'esistente, spesso capita di dovere "cambiare direzione", approccio, per quello che si scopre.
a meno che non si eseguano opportuni e mirati sondaggi per capire bene cosa c'è e come è oltre pavimenti e intonaci.

tanto per la mia esperienza.

p.s. la situazione che hai riscontrato non appartiene allo stato dell'arte dell'epoca.[/quote]
Quoto.


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MessaggioInviato: lunedì 12 agosto 2019, 18:29 
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Iscritto il: lunedì 14 marzo 2011, 17:44
Messaggi: 7121
Località: Atene (Greece)
dicevo circa la mia venuta a conoscenza da meno di un anno di quella Enciclopedia della UTET.

la cosa che mi ha sorpreso è questa.
operando in edifici storici trovavo soluzioni statiche dell'epoca in un certo senso sorprendenti, poiche dette soluzioni non li avevo mai riscontrate nei tanti testi studiati.
quindi pensavo fossero soluzioni valide (intelligenti) messe a punto dal progettista dell'epoca, soluzioni uniche.
soluzioni che ho adottato in fase di rifacimenti parziali.
invece la scoperta e consultazione di questa enciclopedia UTET mi ha fatto evincere che erano soluzioni già codificate nel mondo dei tecnici.

un altro testo storico che sarebbe interessante vedere (mai visto) è il classico manuale dell' ingegnere-architetto Donghi.
di certo, poiche esteso e specifico per le costruzioni, risulterebbe utile a chi gira negli edifici storici poiché contiene tutta la tratattistica, lo stato dell'arte, di fine '800.

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MessaggioInviato: mercoledì 14 agosto 2019, 16:30 
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Messaggi: 37944
c'è a proposito un bel racconto nella prefazione del libro di Salvatore Di Pasquale, L'arte del costruire:

a Ibla, la moderna Ragusa, osservava gli architravi di pietra composti da tre pezzi, con quello centrale tipo cuneo tra i due pezzi laterali
(come una moderna trave Gerber);
un anziano muratore gli spiegò che quello era l'unico modo per obbligare l'inevitabile frattura, che avrebbe deturpato l'architrave fatto da un solo pezzo, ad avere un criterio, geometrico ed estetico

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