IngForum il forum di Ingegneri.info
Visita le sezioni:

Oggi è martedì 23 ottobre 2018, 3:27

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]




Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 13 messaggi ]  Vai alla pagina 1, 2  Prossimo
Autore Messaggio
MessaggioInviato: venerdì 13 luglio 2018, 20:09 
Non connesso

Iscritto il: sabato 6 agosto 2016, 20:39
Messaggi: 15
Ciao a tutti. Ho qualche dubbio che mi attanaglia su questo argomento. Mi rendo conto che probabilmente saranno domande banali.
Facendo riferimento al diagramma sforzi-deformazioni sottostante, ricavato tramite prove di taglio se non sbaglio, mi sono sorti un po' di dubbi in particolare riguardo al caso di sabbia densa (linea verde):

1. Durante la prova il provino viene deformato fino ad una tensione di picco, in corrispondenza della quale si rompe, giusto?

2. Poi la prova prosegue, la resistenza al taglio cala, fino a raggiungere un valore di resistenza critica: ebbene, quando si arriva a stato critico il provino è quindi già rotto, ed una volta arrivati a stato critico, si rompe di nuovo?

3. In fase progettuale, è corretto dire che se sono previsti spostamenti modesti, l'angolo di attrito da scegliere, e l'associato inviluppo di rottura, è quello di picco e quindi il materiale offre maggior resistenza? E' altrettanto corretto dire che se invece sono previsti grandi spostamenti-deformazioni, il terreno sarà solo in grado di offrire una resistenza critica, e quindi l'angolo-inviluppo da scegliere sarà quello critico (quello più in basso)? (in linea teorica e non considerando fenomeni come la rottura progressiva)

4. Nel caso in cui si scelga come parametro di progetto quello critico, il terreno prima di rompersi passerà comunque per il picco, rompendosi una prima volta? Oppure dato che abbiamo un inviluppo"più basso" si romperà semplicemente con cerchi di mohr (e quindi stati tensionali) minori, non arrivando mai a sviluppare resistenza di picco?

Ringrazio in anticipo per la disponibilità e la pazienza

Immagine


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
MessaggioInviato: giovedì 26 luglio 2018, 10:51 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: mercoledì 9 luglio 2003, 11:52
Messaggi: 36996
la rottura si ha al picco di resistenza nel caso di prova convenzionale, a controllo di forza, perché un incremento di forza comporta la rottura del provino;
se invece la prova è a percorso di sollecitazione controllato (a controllo di forza e di deformazione), si può seguire tutta la curva epsilon-sigma ed arrivare alla resistenza ultima (o residua) che comunque non è nulla, ma corrisponde al comportamento come di un fluido viscoso

_________________
"l'ingegnere sa quello che fa, e fa quello che sa" (Michele Pagano)


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
MessaggioInviato: giovedì 26 luglio 2018, 11:55 
Non connesso

Iscritto il: sabato 6 agosto 2016, 20:39
Messaggi: 15
pasquale ha scritto:
se invece la prova è a percorso di sollecitazione controllato (a controllo di forza e di deformazione), si può seguire tutta la curva epsilon-sigma ed arrivare alla resistenza ultima (o residua) che comunque non è nulla, ma corrisponde al comportamento come di un fluido viscoso



In quest'ultimo caso quindi si passa dal picco senza che il provino si rompa? :shock:


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
MessaggioInviato: giovedì 26 luglio 2018, 12:23 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: mercoledì 9 luglio 2003, 11:52
Messaggi: 36996
da come ho capito si,
occorre anche considerare che i criteri di rottura hanno una certa convenzionalità, quindi intendono come rottura solo il raggiungimento di un certo stato del materiale, per esempio si può considerare rottura dell'acciaio la sua plasticizzazione anche se in quello stato in genere non è rotto;
ho trovato molto utile al riguardo questa lezione del prof. Lancellotta
https://www.youtube.com/watch?v=-qkCz9JHwOQ

_________________
"l'ingegnere sa quello che fa, e fa quello che sa" (Michele Pagano)


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
MessaggioInviato: giovedì 26 luglio 2018, 12:56 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: mercoledì 9 luglio 2003, 11:52
Messaggi: 36996
ho guardato anche il libro di Atkinson, Geotecnica, e neanche lui chiarisce bene la cosa, dicendo, riguardo alle prove a percorso di forza controllato, che gli aspetti di dettaglio esulano da quella trattazione

_________________
"l'ingegnere sa quello che fa, e fa quello che sa" (Michele Pagano)


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
MessaggioInviato: giovedì 26 luglio 2018, 13:08 
Non connesso

Iscritto il: sabato 6 agosto 2016, 20:39
Messaggi: 15
pasquale ha scritto:
da come ho capito si,
occorre anche considerare che i criteri di rottura hanno una certa convenzionalità, quindi intendono come rottura solo il raggiungimento di un certo stato del materiale, per esempio si può considerare rottura dell'acciaio la sua plasticizzazione anche se in quello stato in genere non è rotto;
ho trovato molto utile al riguardo questa lezione del prof. Lancellotta
https://www.youtube.com/watch?v=-qkCz9JHwOQ


Sì poi con l'acciaio bisogna fare le dovute differenze in quanto il terreno ha comportamento molto diverso. Anche io avevo guardato quella lezione solo che appunto il dubbio mi è rimasto perché non specifica del tutto la cosa.


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
MessaggioInviato: giovedì 26 luglio 2018, 17:20 
Non connesso

Iscritto il: sabato 6 agosto 2016, 20:39
Messaggi: 15
Ti ringrazio!


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
MessaggioInviato: giovedì 26 luglio 2018, 17:48 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: mercoledì 9 luglio 2003, 11:52
Messaggi: 36996
credo molto utile questa spiegazione sempre di Lancellotta, Geotecnica, pag. 205:

Immagine

_________________
"l'ingegnere sa quello che fa, e fa quello che sa" (Michele Pagano)


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
MessaggioInviato: giovedì 26 luglio 2018, 19:29 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: mercoledì 9 luglio 2003, 11:52
Messaggi: 36996
altra cosa utile sempre di Lancellotta, stavolta in Geotechnical engineering quando dice (traduco, spero bene)

"Quando il termine rottura viene applicato ai terreni, esso indica lo slittamento relativo che si verifica su qualsiasi piano all'interno della massa di terreno quando il rapporto tra lo sforzo di taglio e la tensione normale efficace, agente su questo piano, raggiunge un valore critico. La ragione è che il comportamento del terreno è governato dall'attrito"

nel caso dei terreni densi questo scorrimento si concentra in una zona plastica di piccolo spessore, chiamata banda di taglio, e quindi il provino è come formato da due parti rigide che slittano su questa zona deformabile a taglio, fino a che questa deformazione non arriva alla separazione in due parti del provino

Atkinson propne un esperimento casalingo per osservare la formazione di queste bande di taglio, schiacciando tra le mani un pezzo di burro freddo

_________________
"l'ingegnere sa quello che fa, e fa quello che sa" (Michele Pagano)


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
MessaggioInviato: giovedì 26 luglio 2018, 21:19 
Non connesso

Iscritto il: sabato 6 agosto 2016, 20:39
Messaggi: 15
pasquale ha scritto:
altra cosa utile sempre di Lancellotta, stavolta in Geotechnical engineering quando dice (traduco, spero bene)

"Quando il termine rottura viene applicato ai terreni, esso indica lo slittamento relativo che si verifica su qualsiasi piano all'interno della massa di terreno quando il rapporto tra lo sforzo di taglio e la tensione normale efficace, agente su questo piano, raggiunge un valore critico. La ragione è che il comportamento del terreno è governato dall'attrito"


Non capisco però il significato di questa precisazione, mi sta dicendo che la rottura si raggiunge anche a stato critico?

Inoltre

pasquale ha scritto:
nel caso dei terreni densi questo scorrimento si concentra in una zona plastica di piccolo spessore, chiamata banda di taglio, e quindi il provino è come formato da due parti rigide che slittano su questa zona deformabile a taglio, fino a che questa deformazione non arriva alla separazione in due parti del provino



Stai parlando sempre di stato critico in questo caso?

Comunque la differenza tra resistenza critica e residua mi è chiara, oltre al fatto che viene ottenuta in laboratorio in modo molto diverso rispetto alla critica. Il più è appunto capire se il provino si rompe di nuovo una volta arrivato a stato critico (visto che esiste una resistenza a stato critico e il corrispettivo inviluppo) e se quando sono previste grandi deformazioni e si sceglie come parametro di rottura il phi critico il terreno passa dal picco (rompendosi la prima volta) per poi arrivare a stato critico (rompendosi definitivamente) oppure non riesce neanche ad arrivare al picco perché fornisce solo resistenza critica. :?: :?:


Top
 Profilo  
Rispondi citando  
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 13 messaggi ]  Vai alla pagina 1, 2  Prossimo

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 3 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi

Cerca per:
Vai a:  




Powered by phpBB® Forum Software © phpBB Group
Traduzione Italiana phpBBItalia.net basata su phpBB.it 2010