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Il 57° Congresso nazionale degli ingegneri ha chiuso i battenti

1.200 delegati, in rappresentanza di tutti i 106 ordini provinciali, hanno discusso di prevenzione ambientale e sismica, energie rinnovabili e giovani professionisti

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Pubblicato sul Canale varie il 18 settembre 2012

Si è chiuso venerdì scorso al Palacongressi di Rimini il 57° Congresso nazionale degli ordini degli ingegneri d’Italia. Per tre giorni, 1.200 delegati, in rappresentanza di tutti i 106 ordini provinciali, hanno affrontato, insieme a importanti relatori, temi quali la prevenzione ambientale e, in particolare, sismica, le energie rinnovabili, il sostegno ai giovani professionisti che si affacciano nel mondo del lavoro. I partecipanti hanno anche discusso i risultati emersi dall’indagine "Ingegneri 2020. Tutela, sviluppo e occupazione", realizzata da S3.Studium su incarico del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni).

Il Congresso è stato organizzato dal Cni, in collaborazione con l’Ordine degli ingegneri della Provincia di Rimini ed è stata un’edizione dalla connotazione ‘green’: fra le scelte adottate, quella della produzione di stampati ridotta del 90% con tutte le informazioni veicolate sul sito della manifestazione.

“Siamo molto soddisfatti – ha commentato Marco Manfroni, presidente dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di Rimini – perché la città ha potuto mostrarsi con le sue strutture e con la sua capacità di accogliere un pubblico di professionisti provenienti da tutta Italia. Lo sforzo organizzativo è stato ben ripagato da questo successo e siamo contenti di aver garantito a Rimini una platea di questo livello. I contenuti emersi sono stati di grande spessore e l’Ordine di Rimini intende tradurli in iniziative concrete sul territorio. Siamo convinti che le strategie e le scelte che la città deve compiere possano avere da noi ingegneri un contributo importantissimo, anche per evitare i tanti errori commessi in passato”.

Tra le tematiche di attualità affrontate vi è l’utilizzo di energie rinnovabili. Come ricorda l’ingegner Emanuele Barogi, referente in materia di energia per l’Ordine ingegneri della Provincia di Rimini e per la Federazione ingegneri dell’Emilia-Romagna, secondo la direttiva europea del 2009, entro il 2020 il 20% (poi ridotto al 17%) dell’uso dell’energia deve provenire da fonti rinnovabili, ma al momento tale percentuale oscilla ancora in Italia tra il 6% e il 7%.

A Rimini, dal Piano dell’Energia, emerge che il 50% del consumo di energia nel territorio è attribuibile agli edifici, civili ma anche a quelli del terziario, ambito nel quale vi sono strutture alberghiere costruite negli anni Cinquanta e Sessanta che oggi risultano inefficienti dal punto di vista energetico. Quindi, sia a livello nazionale sia a livello locale, diventa sempre più urgente promuovere cambiamenti strutturali ma anche culturali che conducano a un più consistente risparmio energetico.

L’ingegnere Rolando Renzi, consigliere dell’Ordine ingegneri della Provincia di Rimini, membro del Centro nazionale di studi urbanistici (Censu), riferisce: “Nella riunione del Censu si è parlato di dissesto idrogeologico nel nostro Paese e della relazione della Commissione interministeriale De Marchi, istituita oltre 40 anni fa, dopo l'ennesima alluvione, e precisamente quella di Firenze del 1966.

La commissione lavorò per poco più di un anno e alla fine elaborò un corposo documento molto ben articolato nel quale venivano indicati interventi molto puntuali e il relativo costo. Naturalmente, come molte cose fatte bene in Italia, non se ne fece niente. Esso però conteneva molte indicazioni che, se attuate, avrebbero sicuramente ridotto il rischio di alluvioni, frane, erosioni della costa e via dicendo. Il costo attualizzato indicato nella relazione per prevenire i fenomeni di dissesto corrisponde sostanzialmente a quello che viene stimato oggi. Con la differenza che allora l'intervento era sostenibile per le casse dello Stato mentre oggi è diventato irraggiungibile”.

L’ingegner Renzi ha ricordato che anche per quanto riguarda l'erosione delle coste romagnole occorre agire sulle cause e non sugli effetti. “Fenomeni di subsidenza, cementificazione ed escavazione dei fiumi, espansione urbanistica incontrollata lungo le coste, costruzione di moli, abbandono delle terre sono eventi all'origine del fenomeno. Soltanto una corretta pianificazione urbanistica può essere lo strumento per prevenirle”.

O.O.



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