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4.500 euro a cittadino: è questo il costo della burocrazia in Italia

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I dati scaturiscono dall’annuale relazione sullo stato della Pubblica amministrazione,presentata  la settimana scorsa al  Parlamento dal ministro Renato Brunetta. Il Ministro ha sostenuto che Pubblica amministrazione e innovazione sono due concetti strettamente legati e la prima non può procedere senza la seconda.

La P.A deve garantire  la maggiore efficienza e rapidità possibili  a disposizione dei cittadini e, primi fra tutti, dei cittadini che non possono permettersi i costi dei mercati privati paralleli della PA:  quelli della scuola privata, della sanità privata, della giustizia privata (ricorrendo agli arbitrati), della sicurezza privata.

Oggi la burocrazia costa 4.500 euro a cittadino contro i 3.300 della media Ue. È una differenza che va  colmata, in primo luogo razionalizzando e modernizzando le risorse.

Per l’informatizzazione della PA il Governo ha deciso di investire nei prossimi quattro anni 1,4 miliardi di euro, sulla base di un fabbisogno misurato con attenzione e indispensabile per conseguire l’obiettivo di recuperare il ritardo accumulato dall’Italia rispetto alla media europea. La casella elettronica del cittadino, la fatturazione elettronica, i pagamenti e l’accesso alle pratiche on line consentiranno risparmi di costi e di carta: questi servizi, a detta del Ministro,  saranno disponibili dal 2010 per tutti i cittadini, per 4 milioni di imprese e per 10mila amministrazioni pubbliche. Il piano prevede anche un grande progetto di dematerializzazione e “sburocratizzazione” della PA con l’attivazione dei processi di gestione e archiviazione in formato digitale dei documenti e delle transazioni Solo attraverso queste operazioni sarà possibile per lo Stato risparmiare qualcosa come 3 miliardi all’anno.

Una buona amministrazione,  corretta, trasparente, efficiente e innovativa è la migliore garanzia di un solido sviluppo democratico. Se i cittadini ricevono costantemente  i servizi ai quali hanno diritto, e per i quali pagano le tasse, e nel contempo sono correttamente informati sui loro doveri, in modo da potersi autogovernare senza sentirsi vittime di un potere capriccioso e arbitrario, saranno più consapevoli del loro ruolo e del loro spazio personale, e saranno molto più disposti a partecipare alla vita  collettiva e anche ad occuparsi della cosa pubblica. Cittadini disinformati e convinti che si possa ottenere qualcosa solo grazie alla raccomandazione del potente di turno, sono destinati a diventare in breve tempo dei sudditi. In tale contesto, la stessa  Pubblica Amministrazione, per alcuni, è diventata un comodo parcheggio nel quale “tirare a campare” con buone retribuzioni e con il minimo sforzo: una specie di mostro arretrato e inefficiente.

La Pubblica Amministrazione è una grande azienda con oltre 3 milioni e mezzo di dipendenti, che produce beni a valore aggiunto per il cittadino-cliente, non diversamente da quello che fanno le aziende del settore manifatturiero. Per di più, mentre il manifatturiero non può più fare grandi aumenti di produttività, tenuto conto anche dell’attuale difficile congiuntura economica, nel settore pubblico c’è un margine molto ampio di recupero a parità di risorse investite: dell’ordine del 40-50%.

Proprio i dipendenti pubblici possono diventare il motore della ripresa economica del nostro Paese. Sono lavoratori investiti di  particolari doveri verso la collettività, in primo luogo perché a differenza di quelli del settore privato non rischiano né il licenziamento né la cassa integrazione.

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