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Abruzzo: chiuse tutte le aree di accoglienza

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Con il mese di novembre sono stati chiusi i 171 campi di accoglienza allestiti in Abruzzo nel primo mese dell’emergenza terremoto per ospitare le persone che non sono potute rientrare nelle proprie abitazioni, poiché inagibili o distrutte.

Le ultime 13 persone che si trovavano nell’area di accoglienza di Casentino, nel Comune di Sant’Eusanio Forconese, hanno lasciato oggi, 1 dicembre, le tende per una sistemazione più confortevole in albergo e nella caserma Campomizzi a L’Aquila.

Questo non esclude comunque che singoli cittadini, per paura di nuove scosse, decidano autonomamente di continuare a stare in tende private, sistemate vicino alle abitazioni.

Qualche dato, per ricordare. Solo nelle prime 48 ore dopo il terremoto, la popolazione assistita contava più di 27mila persone, per toccare il picco massimo a fine aprile, con oltre 67mila persone, di cui 36mila sistemate nelle aree di accoglienza. Ad oggi, più di 11mila persone hanno trovato una sistemazione temporanea in albergo, nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito o in quella di Campomizzi e oltre 7mila alloggiano in case private. Mentre procede l’assegnazione degli alloggi dei progetti C.A.S.E e Map, gli aquilani che abitano già negli appartamenti del progetto C.A.S.E. sono quasi 7mila, distribuiti nelle aree di Bazzano, Cese di Preturo, Gignano, Collebrincioni, Sant’Elia, Sassa, Paganica, Sant’Antonio, Pagliare di Sassa, Tempera e Camarda. Nei Map, i moduli abitativi provvisori previsti per tutti gli altri comuni del cratere, le persone sono più di 700, nelle aree di Onna, Stiffe, San Demetrio né Vestini, Villa Sant’Angelo, Barete, Rocca di Cambio, Fossa e Ocre.

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