Abusivismo edilizio, nel 2013 26mila immobili fuorilegge | Ingegneri.info

Abusivismo edilizio, nel 2013 26mila immobili fuorilegge

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Le demolizioni importanti di ecomostri avvenute nel 2013, come gli scheletri di Lido Rossello o di Scala dei Turchi, non sono sufficienti a tracciare un quadro più ottimista rispetto all’abusivismo edilizio in Italia. Nel 2013, secondo la stima del Cresme e nonostante la crisi del settore edile, sarebbero stati costruiti circa 26mila immobili illegali, tra ampliamenti e nuove costruzioni, praticamente più del 13% delle nuove costruzioni.

A porre l’accento sul fenomeno è Legambiente, all’interno del convegno intitolato “Abusivismo edilizio: l’Italia frana, il Parlamento condona”. Un nome che vuole mettere in risalto il contrasto tra le emergenze crescenti di un territorio ‘sempre più occupato’, anche dove non si dovrebbe, e “i tentativi per approvare in Parlamento un nuovo condono mascherato sotto le forme più diverse”. Secondo l’associazione, infatti, tra emendamenti e disegni di legge sarebbero stati 5 gli ‘assalti’ a favore del condono, 22 dal 2010, tutti respinti tranne l’ultimo, il ddl Falanga passato un mese fa al Senato. “Questo ‘abusivismo della povera gente’ oggi esiste davvero? Se sì, dove e quante famiglie riguarda e perché non vengono aiutate con l’inserimento nelle graduatorie delle case popolari?”, chiede Rossella Muroni, direttore generale Legambiente. “Se la loro situazione è seria, e ancor più aggravata dal fatto di vivere in un edificio che deve essere demolito, i Comuni hanno l’obbligo di provvedere all’assegnazione in via prioritaria di un alloggio sociale. A meno che non si ammetta che dietro questo alibi si celano anche le ville di notai, farmacisti, avvocati, imprenditori, assessori comunali. Ed è difficile immaginare che costoro possano adattarsi alle case popolari”.

Ogni ipotesi di sanatoria, secondo l’associazione, alimenta nuovo cemento abusivo. E’ successo così con i tre condoni edilizi del 1985, del 1994 e del 2003. “Ed è bene ricordarlo”, precisa Legambiente: “abbattere un immobile abusivo non è una facoltà, ma un preciso obbligo delle amministrazioni comunali, previsto dal Dpr 380/2001, il Testo unico sull’edilizia, una buona legge, purtroppo sostanzialmente disattesa”. Senza contare che l’abusivismo edilizio non incide solo sul paesaggio, ma “alimenta una vera e propria filiera del cemento illegale (dalle cave, agli impianti di calcestruzzo, fino alle imprese edili), quindi a prezzo ridotto per il committente”. Con inoltre il rafforzamento del legame tra corruzione nella pubblica amministrazione e criminalità organizzata, confermato dal fatto che l’81% dei Comuni sciolti in Campania dal 1991 a oggi, vede tra le motivazioni un diffuso abusivismo edilizio, casi ripetuti di speculazione immobiliare, pratiche di demolizione inevase.

A livello regionale, la Campania vanta il ‘primato’ di abusivismo, con 175mila immobili fuorilegge e la ‘leadership’ nazionale per numero di reati legati al ciclo del cemento illegale nel 2012, con 875 infrazioni accertate nel 2012, il 13,9% del totale nazionale. Napoli è la prima provincia d’Italia, con 305 infrazioni accertate (il 4,8% del totale nazionale), seguita da Salerno, con 267 (il 4,2%).

E’ la Sicilia, invece, a guidare la classifica 2013 dell’abusivismo edilizio nelle aree demaniali costiere, con 476 illeciti, 725 persone denunciate e 286 sequestri. “Nella regione”, spiega Legambiente, “ci sono sempre state enormi difficoltà ad applicare la legge che prevede l’acquisizione e la successiva demolizione degli immobili: sono ancora in piedi le circa 5mila case costruite sulla spiagge di Castelvetrano-Selinunte e di Campobello di Mazara (solo una piccola parte delle circa 50mila stimate su tutte le coste siciliane), le 560 case nella zona di massima tutela della Valle dei Templi, le oltre 400 della Riserva della Foce del Simeto a Catania, i circa 360 immobili di Pizzo Sella, la famigerata “collina del disonore” a Palermo , di cui 300 sono scheletri”.

Nel dossier Abbatti l’abuso, presentato all’interno del convegno e realizzato con l’adesione del Consiglio nazionale dei geologi e del Consiglio nazionale degli architetti, si mettono in luce anche altre dinamiche anomale, come il bassissimo rapporto tra ordinanze ed esecuzioni: basti pensare che Napoli, con 16.837 provvedimenti di demolizione, riesce a portarne a termine solo 710, pari al 4%.

O la questione dei condoni dimenticati, ossia tutte quelle pratiche di condono edilizio giacenti negli uffici tecnici dei Comuni italiani in attesa di essere esaminate. Sommando i tre condoni (1983, 1994 e 2003) nei capoluoghi di provincia italiani sono state depositate 2.040.544 domande di sanatoria. Di queste, il 41,3% risulta ancora oggi inevaso.

“Sarebbe un importante indice di responsabilità approvare la proposta di legge Realacci sulle demolizioni”, commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, “che giace in attesa di essere calendarizzata alla Camera dal marzo dello scorso anno. Il Parlamento italiano darebbe un segno concreto di vicinanza a quanti, sindaci, magistrati, prefetti fanno ogni giorno con onore il proprio mestiere, spesso isolati, osteggiati, minacciati”.

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