Contratti di fiume, dieci anni a servizio dell'ambiente | Ingegneri.info

Contratti di fiume, dieci anni a servizio dell’ambiente

I contratti di fiume sono uno strumento utile a mitigare il rischio idrogeologico e alla pianificazione territoriale, in un ecosistema fragile come l'Italia

Fiume Burano, Cagli (PU)
Fiume Burano, Cagli (PU)
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I contratti di fiume compiono 10 anni ed il 5 e 6 febbraio 2018 si terrà a Roma la 1° Conferenza dell’Osservatorio nazionale dei Contratti di Fiume e l’XI° Tavolo Nazionale. Una stipula che sancisce gli intenti tra pubblico e privato e rappresenta uno strumento utile alla mitigazione del rischio idrogeologico, riconosciuto dal Codice dell’Ambiente. A questo proposito abbiamo contattato il geologo ambientale Endro Martini, Presidente Alta Scuola, membro del Tavolo Nazionale Contratti di Fiume, nonché referente SIGEA.

Cosa sono i contratti di fiume? Possiamo definirne l’utilità, il metodo di attivazione e le finalità?

Posso rispondere dando subito la definizione riportata nell’articolo 68 bis introdotto dalla legge n. 221/2015 all’interno del Codice dell’Ambiente, decreto legislativo 156/2006:

“I Contratti di Fiume concorrono alla definizione e all’attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a scala di bacino e sotto-bacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree”.

Dal 2 febbraio 2016 i Contratti di Fiume (CdF), sono inseriti tra gli strumenti attuativi delle politiche di difesa del suolo e delle acque. 

2007 Nascita dei Contratti di Fiume grazie al lavoro del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume formatosi nel 2007, (coordinato dall’Architetto Massimo Bastiani)
2015 10° appuntamento nazionale nell’ottobre 2015 a Milano Expo del Tavolo Nazionale
5 – 6 febbraio 2018 1° Conferenza dell’Osservatorio Nazionale sui Contratti di Fiume e XI° Tavolo Nazionale che proseguirà presso la Sala Auditorium del Ministero dell’Ambiente attraverso una sessione speciale dedicata al Premio Nazionale 2018 (Quinta Edizione)

 A livello nazionale i Contratti di Fiume, sono ritenuti, grazie al percorso di diagnostica partecipativa, sino ad oggi attivato con i tavoli di lavoro previsti, lo strumento più idoneo per l’inquadramento partecipato delle criticità e delle opportunità e per la messa in rete e in comunicazione di una serie di stakeholders pubblici e privati.

La metodologia di lavoro attuata di co-pianificazione e di co-progettazione partecipata nei Contratti di Fiume è riconosciuta nella priorità numero 5 della “Dichiarazione di Roma dell’ Ottobre 2017 – Summit Internazionale “I grandi fiumi del mondo si incontrano” – ,  “l’effettiva partecipazione della società civile e delle parti interessate ai processi decisionali inerenti la gestione, coinvolgendo anche le popolazioni locali, in particolare le donne e i giovani, per unire le forze di tutti gli attori, compreso il settore privato, per costruire comunità resilienti e strategie condivise. L’accesso alle informazioni, alla formazione e all’educazione ambientale deve essere consolidato in tutto il mondo, in particolare per le popolazioni più svantaggiate o emarginate. In particolare, è necessario avere a disposizione piattaforme di dialogo, quali i comitati o i consigli di bacino, le commissioni locali per l’acqua o i Contratti di Fiume o di acquifero”. Anche la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati in una risoluzione adottata in data 15 novembre 2017 ha impegnato il governo ” a garantire una efficace informazione al fine di attuare i contratti di fiume collegialmente condivisi nell’ambito di un procedimento partecipato con la collettività, facendo in modo che i dati e le informazioni sui contratti di fiume siano resi accessibili al pubblico, anche a mezzo web; ad avviare percorsi virtuosi e progetti di studio, anche in collaborazione con le università, gli ordini professionali o altri soggetti interessati a vario titolo, al fine di promuovere l’attuazione di interventi innovativi in grado di valorizzare i corsi d’acqua e il territorio circostante, dal punto di vista sociale, didattico, culturale, fruitivo, turistico e paesaggistico, garantendo un concreto presidio e una corretta manutenzione del contesto;ad assumere iniziative per destinare apposite risorse finalizzate a sostenere e diffondere tali processi, selezionati, nell’ambito della pianificazione di bacino e compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, sulla base di criteri di qualità ed efficacia, avvalendosi delle strutture dell’Osservatorio Nazionale e del coordinamento nazionale come costituite;ad assumere iniziative volte a valorizzare nella corresponsione di finanziamenti economici anche il ruolo dei singoli soggetti privati, soprattutto agricoltori, che tramite i contratti di fiume accettano di svolgere attivamente un ruolo di presidio e manutenzione del territorio;ad adottare iniziative per riconoscere apposite premialità per il finanziamento di azioni e progetti previsti dai programmi d’azione dei contratti di fiume, sottoscritti ed ufficializzati, e definiti in stretto raccordo con le misure previste dai piani di gestione di distretto e dai piani di tutela delle acque regionali.

Quali sono le persone e gli enti che sono coinvolti in termini di responsabilità e finalità?

I Contratti di Fiume nascono dal basso, sono strumenti bottom-up, mettono insieme partner privati (associazioni di categoria, professionali ed ambientali) e pubblici (ad esempio regioni, province, comuni, unioni montane e Aato) per siglare accordi ed impegni volti ad attuare:

  • la prevenzione del dissesto idrogeologico,
  • la manutenzione straordinaria e ordinaria del territorio,
  • l’implementazione del ruolo ambientale dell’agricoltura,
  • la gestione di aree naturali e protette compresi boschi e foreste,
  • la realizzazione di aree produttive ecologiche,
  • il corretto uso del suolo,
  • la tutela integrata dell’ambiente e della qualità delle risorse idriche con la mitigazione del rischio idrogeologico,

al fine di perseguire nuovi modelli di sviluppo locale, favorendo la gestione e la fruizione degli spazi fluviali per riguadagnare un rapporto più autentico tra le popolazioni rivierasche e il fiume che attraversa i loro territori.

Come già anticipato il Contratto di Fiume è il prodotto di un processo partecipato in  una situazione complessa : di norma questi percorsi sono strutturati attraverso un Capofila che ha la responsabilità del processo, un Comitato Tecnico-Istituzionale di guida e regia, un Comitato Tecnico Scientifico consultivo e una Assemblea Plenaria composta da tutti i soggetti che hanno sottoscritto il Manifesto di Intenti. Il percorso è condotto da uno o più Facilitatori Esperti in Contratti di Fiume, che coordinano il processo e gestiscono i tavoli di lavoro, con il compito di redigere e proporre i rapporti risultanti intermedi, il documento strategico e il programma d’azione finale.

I territori fluviali

I contratti di fiume pertanto si sviluppano attraverso un modus operandi definito a livello nazionale nel documento Matt-Ispra-Tavolo Nazionale, ‘Definizioni e requisiti qualitativi di base dei Contratti di Fiume’ del marzo 2015.

Il documento strategico serve a definire lo scenario atteso/desiderato/voluto ad un orizzonte temporale breve per le questioni più immediate e anche di medio lungo termine.

Si completa, poi, con un programma d’azione su un orizzonte temporale breve (indicativamente tre anni) e si conclude con un atto di impegno formale tra pubblico e privato, detto appunto Contratto di Fiume, in cui sono condivise e verbalizzate le decisioni che saranno via via attuate.

Ovviamente il percorso sarà oggetto di controllo e monitoraggio periodico. Attraverso i Contratti di fiume si riescono a costruire dialoghi tra i vari soggetti operanti sui territori fluviali con diverse competenze, a comporre conflitti e visioni diversificate, a trovare soluzioni e interventi condivisi che saranno quindi più velocemente e agevolmente avviati. Ma soprattutto si riesce a coinvolgere nella cura e gestione di territori fluviali il ‘privato’ come attore protagonista co-autore degli interventi e non solo come elemento passivo o soggiacente.

Quali ripercussioni hanno i Contratti di Fiume sul territorio?

Nel contesto nazionale i Contratti di Fiume, anche sottoforma di contratti di Lago, Falda, Foce, Costa, Paesaggio Fluviale (compresi versanti, boschi e aree a Parco) costituiscono una vera innovazione, una rivoluzione pacifica, democratica e dal basso, per reagire al continuo diffondersi del dissesto idrogeologico e della precarietà di un territorio reso sempre più drammaticamente vulnerabile dall’eccessiva antropizzazione, dalla carenza di manutenzione, dall’abbandono dei territori montani e dall’assenza di politiche integrate di sviluppo. Rappresentano un modo innovativo e partecipato di gestire i territori fluviali, peraltro in coerenza con il preambolo 14 della direttiva europea acque, che impone il coinvolgimento degli ‘utenti’ nelle decisioni da assumere per la gestione delle risorse idriche. Ad oggi  in Italia sono stati censiti dal Ministero dell’ Ambiente  278 percorsi di Contratto di Fiume tra  conclusi, avviati e in corso, tra cui alcuni che stanno già sviluppando il terzo e quarto programma d’azione con  circa 2500 enti locali e comuni che hanno sottoscritto il manifesto d’intenti.

Da quando sono nati ad oggi, ricorrono i 10 anni, come è cambiato questo strumento e come si è integrato con la quotidianità amministrativa?

In Italia i Contratti di Fiume hanno avuto, dal 2007 ad oggi uno sviluppo inatteso tanto che ormai quasi tutte le regioni Italiane hanno aderito alla Carta Nazionale dei CdF (approvata a Milano nel 2010) e in tutte le regioni si sono conclusi o si stanno sviluppando processi di Contratto di Fiume.

Alcune Regioni italiane, in primis la Lombardia ed il Piemonte da più di 10 anni, sostengono questi strumenti sia in termini di risorse finanziarie assegnate ai Contratti di Fiume dal Governo Regionale, sia come testo inserito all’interno delle proprie leggi urbanistiche, ad esempio il Lazio, la Puglia, la Toscana, l’Emilia-Romagna, il Veneto, fino alla Calabria ma anche di Coordinamento Regionale, è il caso della regione Marche.

Credo e spero che la nascita dell’Osservatorio nazionale sui Contratti Fiume aggiunga anche sostegni a livello nazionale. Come Tavolo Nazionale abbiamo lanciato, nell’Assemblea di Roma a luglio 2017 una Strategia Nazionale dei Contratti di Fiume, per la difesa attiva dei fiumi, dei laghi, delle coste, per la tutela delle risorse idriche e del territorio di cui inizieremo a gettare le basi già a Roma il 5 e 6 febbraio 2018.

I contratti di fiume fanno parte della documentazione scientifica allegata alle linee guida di Italia Sicura per il rischio idrogeologico: che tipo di contributo è offerto?

Il Contratto di Fiume è uno strumento che ha tutte le carte in regola per divenire il luogo delle analisi di base e della concertazione per le decisioni strategiche da attuare e anche per la ricerca di ulteriori implementazioni alle soluzioni di sviluppo sostenibile.

Nelle linee guida di Italia Sicura per il rischio idrogeologico, alla scheda 10. Effetti sociali ed economici dell’intervento, che come Tavolo Nazionale abbiamo contribuito a comporre si dice testualmente:

Sia nella fase di programmazione che in quella di progettazione, sarà fondamentale considerare le interferenze e gli impatti sulla realtà socioeconomica locale, con riferimento all’intero ciclo di vita dell’opera. Si dovrà analizzare la consistenza e la struttura demografica dell’area nelle rispettive dinamiche temporali. L’intervento dovrà facilitare l’incremento della fruibilità dell’area anche attraverso adeguati accorgimenti progettuali. Per gestire adeguatamente la percezione degli impatti sul sistema sociale ed economico è indispensabile un’approfondita fase di ascolto delle istanze del territorio, attraverso processi partecipativi aperti ed inclusivi che consentano la condivisione di intenti, impegni e responsabilità, quali ad esempio quelli relativi allo strumento dei Contratti di fiume.

Credo che questo sia uno dei maggiori riconoscimenti dati a livello nazionale ai Contratti di Fiume, perché attraverso questi strumenti si può riuscire anche ad accelerare la realizzazione degli interventi di contrasto al dissesto idrogeologico.

L’Identikit: Endro Martini

Endro.Martini

 

Si laurea in Scienze Geologiche nel 1972 all’Università di Pisa, ed è iscritto all’ordine dei Geologi dal 1975. Dalla laurea, ha lavorato come professionista in Italia e in Algeria e dal 1977 al 2010 come dipendente pubblico della Regione Umbria dove ha diretto il “Settore Geologico, il “Servizio Difesa del suolo, Cave,miniere e acque minerali” il Servizio “Rischio Idrogeologico, Cave e Valutazioni Ambientali” e il Servizio “Valorizzazione del Territorio e tutela del paesaggio, tecnologie dell’informazione, promozione e coordinamento progetti comunitari”.

Membro del Comitato Geologico Nazionale, del Comitato Tecnico delle Autorità di Bacino dell’ Arno e del Tevere e della Commissione Nazionale VIA-VAS.

E’ stato responsabile di misure del POR FERS Umbria 2007-2013 per la prevenzione dei rischi e per il potenziamento della banda larga.

Autore di numerose pubblicazioni in materie ambientali ha tenuto relazioni in numerosi convegni e congressi in Italia e all’Estero.

In quiescienza dal dicembre 2010 è Presidente dell’Associazione Culturale Scientifica denominata “Alta Scuola” tra Regione Umbria e Comuni di Orvieto e di Todi, è membro del Tavolo Nazionale e responsabile del Premio Nazionale del Tavolo dei Contratti di Fiume ed è referente per la Regione Marche della locale Sezione di SIGEA.

Ama la musica ed è tifoso della Fiorentina.

 

 

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