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Abbattuto l’ecomostro di Scala dei Turchi

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L’ecomostro di Scala dei Turchi è stato abbattuto: la spettacolare parete rocciosa a picco sul mare, nei pressi di Porto Empedocle (Ag), è stata ‘liberata’ dallo scheletro edilizio di un albergo, pari a da 6 mila metri cubi di materiale, che la deturpava da oltre 24 anni.

Il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha definito l’abbattimento “un altro passaggio significativo nella guerra contro l’abusivismo” e “un segnale importante verso una ritrovata cultura della difesa del nostro ambiente: che una delle spiagge italiane più incantevoli sia rimasta sfregiata per un quarto di secolo è un delitto contro la bellezza di questo Paese che non dovrà mai più ripetersi”.

“La tutela della natura e del paesaggio deve diventare un obiettivo primario per un Paese come l’Italia il cui sviluppo non potrà mai prescindere dalla valorizzazione dei propri territori. E’ sempre più evidente la necessità – ha continuato Orlando – di procedere alla definizione di un’iniziativa legislativa che in Italia ponga limiti chiari al consumo di suolo”.

La costruzione dell’albergo fu autorizzata con concessione edilizia risalente al 1989. Già nel 1990 Legambiente sporse denuncia alla Magistratura nel 1990 ottenendo, nel 1992, il blocco dei cantieri e il sequestro. Ciò nonostante, un primo lotto di circa 2.000 metri cubi era già stato realizzato. Per una svolta significativa della vicenda, bisognerà attendere fino a marzo 2011, quando la giustizia amministrativa riconoscerà come inammissibile la proposta di sanatoria avanzata dai proprietari. (art. 13 della legge 47/85). A ottobre 2012 la magistratura ordina l’abbattimento dell’ecomostro, che viene annunciato un mese dopo: il Comune di Agrigento notifica ai proprietari dello scheletro l’ordinanza di demolizione entro 90 giorni, che prevede anche che se entro il termine la società proprietaria Scatur Srl non avrà ottemperato, sarà direttamente il Comune a intervenire con le spese in danno agli stessi proprietari. La proprietà però intraprende alcune iniziative per rallentare l’iter.

Il 6 maggio 2013, a Realmonte vengono avviati i lavori di preparazione (accessi camion, studi) per abbattere l’ecomostro procedendo con l’autodemolizione da parte degli stessi proprietari, che hanno preferito una pratica molto meno onerosa che non quella di farsi abbattere l’abuso dall’amministrazione e poi dover risarcire i costi.

“Questa giornata ci dà enorme allegria e ci infonde nuova forza per continuare la nostra battaglia per la bellezza, che è la più grande risorsa del nostro Paese, e per il rispetto della legalità – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – e soprattutto lancia un monito ai sindaci e alla classe politica su quale sia la strada giusta da perseguire perché ci dice che solo abbattendo gli abusi questo paese può tornare a far sorridere i suoi territori”.

“Vogliamo che le ruspe che hanno abbattuto oggi la struttura abusiva possano diventare simbolo della difesa del patrimonio naturale e paesaggistico, vero motore di sviluppo – se non vilipeso e abbandonato – del nostro Paese, dove ancora troppi scempi deturpano le coste e più in generale il paesaggio”, ha aggiunto Andrea Carandini, Presidente del Fai – Fondo Ambiente Italiano. “Finalmente un atto concreto di recupero del degrado, in linea con ciò che viene richiesto dalla Convenzione Europea del Paesaggio”.

La spiaggia, insieme alla Villa Romana di Realmonte, è stata candidata nel 2007 presso l’Unesco per il riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità.

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