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Acque a uso umano: nuove norme per il controllo della presenza di sostanze radioattive

In vigore dal 22 marzo 2016 i nuovi parametri previsti dal D.Lgs 15 febbraio 2016, n. 28 per il controllo delle sostanze radioattive nelle acque destinate a uso umano

sostanze radioattive in acqua ad uso umano
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E’ stato pubblicato sulla GU n. 55/2016, il D.Lgs 15 febbraio 2016 n. 28 di attuazione della Direttiva 2013/51/Euratom, che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano, trattate o non trattate, comprese quelle utilizzate in un’impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o sostanze commestibili, con esclusione delle acque minerali naturali riconosciute tali ex D.Lgs. n.176/2011 e delle acque medicinali ai sensi del D. Lgs. n. 219/2006.

Sono previste sanzioni a carico dei gestori del servizio idrico destinatari dei provvedimenti correttivi che non ottemperano alle indicazioni dell’Autorità.

 

Contenuti

Il D.Lgs. 15 febbraio 2016 n. 28 sostituisce, per quanto attiene alle sostanze radioattive presenti nelle acque potabili, la disciplina contenuta nel D. Lgs. 2 febbraio 2001 n. 31, fissando i valori parametro per radon, trizio e DI (dose indicativa) nonché la frequenza e i metodi per l’analisi e il controllo delle sostanze radioattive presenti nelle acque potabili.

Se il livello di sostanze radioattive supera i parametri indicati scattano le valutazioni dei rischi e gli interventi correttivi ad opera delle Autorità, preposte ognuna per gli aspetti di propria competenza (Asl, Arpa, Regioni e Sindaci).

Il decreto si caratterizza, quindi, non soltanto per la fondamentale indicazione dei nuovi parametri di controllo relativi alle singole sostanze radioattive nelle acque destinate a uso umano, ma anche per le regole stringenti in materia di implementazione della normativa stessa: il governo è infatti chiamato a vigilare sulla competenza regionale sostituendosi ad essa in caso di persistenti inadempimenti.

 

 Definizioni

L’attuazione della “direttiva 2013/51/Euratom del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano” ad opera del D. Lgs. 15 febbraio 206, n. 28 passa innanzitutto attraverso il problema delle definizioni. Di tale aspetto si occupa l’art. 2 del decreto, secondo il quale sono “acque destinate al consumo umano“:

  • tutte le acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione o la cottura di cibi e bevande, o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, mediante cisterne, in bottiglie o altri contenitori;
  • tutte le acque utilizzate in un’impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o sostanze destinati al consumo umano.

 

Esclusioni

 Tale definizione è alquanto restrittiva rispetto alla generalità delle acque consumate dall’uomo. Per espressa previsione dell’art. 3, il decreto non si applica infatti:

  • alle acque minerali naturali riconosciute come tali ai sensi del D. Lgs. 8 ottobre 2011 n. 176, che attua la direttiva 2009/54/Ce,
  • né alle acque medicinali ai sensi del D.Lgs. 24 aprile 2006 n. 219, che attua la direttiva 2001/83/Ce.

Questo naturalmente non significa che tali acque sfuggano ai controlli sulla radioattività: semplicemente, per tali casi – e lo ricordiamo in maniera del tutto particolare per quanto riguarda le acque minerali – si applica una normativa a sé stante.

Diverso è il caso, regolato dalla seconda parte dell’art. 3, dell’esenzione dai controlli in questione nel caso di acque di per sé soggette al decreto, ma provenienti da una singola fonte che eroghi in media meno di 10 m3 al giorno, o approvvigioni meno di 50 persone (escluse comunque le acque fornite nell’ambito di un’attività commerciale o pubblica). Per tali casi, il decreto impone alle amministrazioni adeguata trasparenza nei confronti della popolazione.


Parametri e controlli

 Ai sensi dell’art. 4, competenti per i controlli in questione sono le Regioni e le Province autonome, anche per mezzo dell’ARPA e delle ASL. Si impone all’uopo un adeguato programma di controllo improntato all’individuazione preventiva dei rischi, e si dettano le procedure da seguire in caso di superamento dei valori-soglia.

I relativi parametri, nonché le modalità dei controlli e delle analisi sono indicati dagli articoli 5 e 6. L’art. 7 si occupa della non conformità dei valori medi, rimandando alle medesime procedure dettate dall’art. 4.

Ulteriori indicazioni tecnico-operative sono poi dettate dall’art. 8, il quale contiene una disposizione di grande importanza. Si prevede infatti che le indicazioni tecnico-operative in questione siano elaborate nel quadro della conferenza Stato-Regioni, e che poi il Governo vigili sull’attuazione di tali indicazioni nonché, in generale, della normativa. Qualora Regioni o Province Autonome si rivelino inadempienti, l’Esecutivo nazionale può emettere formale diffida. Il persistente inadempimento può provocare la nomina di un commissario ad acta.

 

 Sanzioni

Gli ultimi articoli del decreto si occupano di sanzioni – penali e amministrative – nonché di disposizioni finanziarie e finali.

 

 Gli Allegati

Si raccomanda invece la massima attenzione ai tre allegati, i quali – come sempre in normative di questo tipo – completano le disposizioni in questione in maniera essenziale. In particolare, l’Allegato I detta i valori di parametro da applicarsi per talune sostanze radioattive, mentre l’Allegato II delinea le modalità di controllo – principi compresi – con riguardo alla generalità delle sostanze radioattive.

Da ultimo, l’Allegato III contiene le tabelle di riferimento in materia di controllo della dose indicative e caratteristiche di prestazione analitica.

 

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