Ambiente ed energia, ecco cosa prevede il Def 2018 | Ingegneri.info

Ambiente ed energia, ecco cosa prevede il Def 2018

Sei sfide lanciate dall’Esecutivo dalla lotta ai cambiamenti climatici all’uso sostenibile delle risorse: un paragrafo apposito sino ad oggi molto teorico dove mancano date precise e cifre investite

Ambiente e energia nel Def di Conte
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Nella recente Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2018 presentata dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 27 settembre scorso, lo spazio dedicato a tematiche come ‘Ambiente e Energia’ è relativo ad un paragrafo apposito di tre pagine, ricche di buoni propositi, dell’elencazione delle sfide che deve affrontare il nostro Paese per lo sviluppo sostenibile, delle politiche generali che il Governo Lega-M5S intende seguire. Eppure, mancano numeri e cifre – almeno per adesso – per avvalorare le linee di indirizzo a firma Conte-Tria.

Le sfide principali da vincere

Dall’inquinamento ai cambiamenti climatici, dalla desertificazione sino lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e la perdita di biodiversità. L’Esecutivo, almeno sulla carta, vuole intervenire in maniera concreta in tali ambiti. E lo fa entrando nel dettaglio, elencando le 6 sfide principali alle quali intende dare riposta nei prossimi anni:

  • proseguire e rendere più ambiziosa la lotta ai cambiamenti climatici riducendo progressivamente i fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità;
  • incrementare la salvaguardia della biodiversità terrestre e marina e assicurare una migliore e più coordinata gestione delle aree protette e del capitale naturale;
  • limitare il consumo del suolo, prevenire il rischio idrogeologico e valorizzare l’acqua come bene comune;
  • mettere in sicurezza il territorio attraverso la prevenzione e il contrasto dei danni ambientali;
  • promuovere l’uso efficiente e sostenibile delle risorse, governare la transizione verso l’economia circolare e i rifiuti zero;
  • diminuire progressivamente le infrazioni comminate all’Italia dall’Unione Europea in materia ambientale.


In particolare, con riferimento alla lotta ai cambiamenti climatici, il Governo ha intenzione di introdurre norme per promuovere una maggiore diffusione di modelli di sviluppo sostenibile, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo del lavoro ecologico oltre ad iniziative “riguardanti un regime fiscale di vantaggio a favore delle aziende che implementano strategie di riduzione dell’inquinamento”. Per raggiungere l’obiettivo si punterà sullo sviluppo del lavoro ecologico, la decarbonizzazione e defossilizzazione della produzione, oltre all’attuazione di norme di semplificazione amministrativa in tema ambientale. Un’attenzione particolare sarà rivolta all’edilizia residenziale pubblica, rendendo operativo il Fondo nazionale per l’efficienza energetica e sostenendo – in maniera piuttosto generica – “obiettivi più ambiziosi e vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri nuovi. Sono tutti temi che dovranno trovare un’effettiva applicazione nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima in fase di definizione e da presentare alla Commissione UE entro la fine del 2019”.

Altro capitolo, la salvaguardia della biodiversità: l’intenzione è di intervenire sulla “Legge-quadro sulle aree protette”, per rafforzare il concetto centrale della conservazione della natura valorizzando le realtà territoriali nell’ambito dello sviluppo ecosostenibile. “Si dovranno stabilire piante organiche per gli Enti parco – si legge nel documento governativo – e una loro nuova governance”. E ancora ecco un concetto assolutamente condito unicamente di buoni propositi: “È inoltre obiettivo del Governo promuovere un’efficace integrazione del Capitale Naturale nelle valutazioni e nei sistemi di monitoraggio delle politiche, nei processi economici e nella pianificazione territoriale, contribuendo alla realizzazione degli obiettivi mondiali tracciati dall’Agenda 2030 per una crescita sostenibile”. E giù con la necessità di “garantire l’accesso all’acqua quale bene comune e diritto umano universale, anche avvalendosi degli strumenti normativi europei. Sarà rafforzata la tutela quali-quantitativa della risorsa e si incentiverà l’uso di sistemi per ridurre gli sprechi e le dispersioni con l’introduzione e la diffusione di nuove tecnologie”.

La teoria del Chi inquina paga

Spazio importante nel paragrafo su Ambiente e Energia è dedicato al ‘contrasto e la prevenzione del consumo del suolo e del dissesto idrogeologico, che avverrà grazie al potenziamento del Geoportale Nazionale.

L’ipotesi del Governo è di mettere in campo:

  • un’adeguata politica di sostegno agli interventi di prevenzione e di manutenzione del territorio;
  • l’aggiornamento della pianificazione di settore;
  • azioni per la responsabilizzazione dei cittadini e delle Istituzioni sui rischi connessi;
  • la rigenerazione urbana;
  • la pianificazione e realizzazione di infrastrutture verdi;
  • il rilancio del patrimonio edilizio esistente;
  • l’introduzione del bilancio ecologico comunale;
  • il rafforzamento della governance delle aree marino-costiere, anche in relazione alla conservazione del capitale naturale.

Per quanto riguarda, invece, la sicurezza del territorio e la prevenzione e il contrasto dei danni ambientali, il Governo intende consolidare le misure già previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati ambientali con un inasprimento delle sanzioni previste della L. n. 68 del 2015. Allo stesso tempo, si cercherà di implementare l’attività di contrasto alle ecomafie in base al principio del ‘chi inquina paga’.

A seguito dell’adozione del cosiddetto pacchetto rifiuti – economia circolare della UE, il Governo modificherà la normativa nazionale di riferimento in tema di gestione dei rifiuti “al fine di risolvere le problematiche che non ne hanno consentito una uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale”. In programma anche la revisione del Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, con la previsione di una forte riduzione del rifiuto prodotto, puntando in particolare alla drastica riduzione dell’utilizzo della plastica monouso. E ancora: sarà creata una Cabina di regia unica presso il Ministero dell’Ambiente relativa all’inquinamento da amianto con l’implementazione delle attività di rilevazione e bonifica, l’erogazione di specifiche agevolazioni per le attività di bonifica e l’individuazione dei siti di trattamento in accordo con le Regioni.

Ultima questione, la riduzione del numero delle infrazioni applicate all’Italia dall’Unione Europea, passate dalle 117 del 2014 alle 59 attuali. “Il 22% delle infrazioni riguarda l’ambiente e, in particolare, le tematiche dell’inquinamento dell’aria, dei rifiuti e del trattamento delle acque reflue urbane. Il Governo metterà in campo specifiche azioni per seguire ogni procedura e valutare i passi da compiere”. Sin qui, la teoria: per la pratica e la concreta applicazione, con tanto di cifre da destinare ai singoli ambiti affrontati, bisognerà verificare nel tempo le modalità di azione del Governo.

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