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Annuario dati ambientali Ispra 2016: in Italia il 66% delle frane europee

La fotografia dell'Italia sotto il profilo ambientale è, come prevedibile, allarmante: eventi franosi, patrimonio culturale ad elevato rischio sismico e consumo di suolo alle stelle

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Il 66% di tutte le frane censite in Europa è sul territorio italiano: delle quasi 900.000 frane rilevate sul territorio continentale, oltre 600.000 interessano proprio l’Italia. È questo uno dei dati più eclatanti che emergono dall’Annuario dei Dati Ambientali Ispra 2016, presentato a Roma nei giorni scorsi. Come ogni anno, l’Annuario è un racconto, in cifre, dello stato dell’ambiente in Italia. Presentato oggi a Roma, il report fornisce dati e approfondimenti su biodiversità, clima, inquinamento atmosferico, qualità delle acque interne, mare e ambiente costiero, suolo, rifiuti, agenti fisici e chimici, pericolosità naturale, pollini e certificazioni ambientali.

L’annuario calcola i dati relativi all’anno 2015, nella coscienza che questi saranno fortemente alterati tra 12 mesi, alla luce dei molti eventi sismici (e non solo, anche alluvionali) occorsi nel 2016.
Alla luce di questa considerazione, si osserva che nel 2015 non si sono verificati eventi in grado di produrre danni. I terremoti, lo scorso anno, sono stati 1.963, di cui solo due di Magnitudo pari a 4,7 e 4,5, con epicentri molto profondi (oltre 200 km).

Le zone maggiormente critiche, per la presenza di faglie capaci (ossia in grado di produrre rotture o deformazioni significative in superficie o in prossimità di essa) sono la Calabria tirrenica, la Sicilia orientale, la catena appenninica Centro-meridionale e il Friuli – Venezia Giulia. A rischio, anche il patrimonio culturale: i beni situati in comuni classificati in zona sismica 1 (suscettibili, pertanto, di essere colpiti da forti terremoti) sono 10.297, pari al 5,4% del totale. Il 28% dei Siti UNESCO italiani è situato in zone ad alta sismicità, solo il 16% in zone a bassa sismicità. A minacciare il nostro patrimonio culturale anche la pericolosità vulcanica: sono infatti 3.064 (1,6% del totale) i beni situati in aree sensibili; nel corso del 2015, il solo Etna è stato interessato da tre momenti ad elevata criticità.

L’Italia resta tra i paesi più minacciati dagli eventi di origine naturale, seconda solo alla Grecia, dal punto di vista della sismicità e della presenza di faglie capaci: eventi sismici, fagliazione superficiale, eruzioni vulcaniche, dissesto idrogeologico sono sempre sotto la lente di ingrandimento degli esperti perché abbracciano un territorio densamente popolato e industrializzato e il loro verificarsi comporta conseguenze rilevanti per i cittadini e per l’economia nazionale.

Sono state 12 le vittime di eventi franosi, nel 2015. Ben 271 episodi e danni prevalentemente a rete stradale e ferroviaria. Secondo le stime, 503.282 abitanti sono residenti in aree a pericolosità di frana molto elevata, 744.397 in aree a pericolosità elevata, 1.587.177 in aree a pericolosità media e 2.132.393 in aree a pericolosità moderata e 680.197 in aree di attenzione.

Il consumo di suolo non accenna a diminuire: coperti oltre 21000 km2 di territorio. L’Italia è al primo posto in Europa per perdita di suolo dovuta ad erosione idrica, con valori superiori a 8 tonnellate/ettaro per anno, contro la media europea di 2,5.
Venendo ad altri dati, emerge una rilevazione positiva sulle acque sotterranee: a novembre 2016, dei 1.053 corpi idrici identificati, il 59% ricade in classe “buono” sia per lo stato chimico sia per lo stato quantitativo. Per quanto riguarda le acque superficiali (7.494 corpi idrici fluviali e 347 corpi idrici lacustri), invece, il 43% dei fiumi raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico e il 75% per lo stato chimico; per i laghi, l’obiettivo di qualità è raggiunto dal 21% dei corpi per lo stato ecologico e dal 47% per lo stato chimico. Va tuttavia aggiunto che la produzione globale di sostanze chimiche è arrivata a diverse centinaia di milioni di tonnellate: l’Italia è il terzo produttore europeo, dopo Germania e Francia, e il decimo a livello mondiale.

Pollice in su per lo stato qualitativo delle acque costiere di balneazione italiane, che rappresentano il 33% di quelle monitorate in Europa: il 90% di esse risulta essere eccellente e il 4,8% buona.
Gli ambienti marini sono, tuttavia, vittime, come gli ambienti terrestri, dell’assalto di specie alloctone invasive, complici i cambiamenti climatici e la globalizzazione: recentemente è stata rilevata la presenza, nel bacino mediterraneo, di specie anche di natura algale come l’Ostreopsis cf. Ovata, riscontrata nel 2015 in 10 regioni costiere e sempre assente in tutti i campioni prelevati lungo le coste abruzzesi, emiliano romagnole e venete.

Male la temperatura media: l’aumento registrato negli ultimi 30 anni nel nostro Paese è stato quasi sempre superiore a quello medio globale rilevato sulla terraferma. Il 2015 è stato l’anno più caldo dal 1961. L’anomalia della temperatura media (+1,58 °C) è stata superiore a quella globale sulla terraferma (+1,23°C) e rappresenta il ventiquattresimo valore annuale positivo consecutivo.
Infine, l’inquinamento acustico. In Italia, il 64,3% della popolazione esposta a livelli di rumore da traffico statale superiori a 50 dB(A), nel periodo notturno, è sottoposta a livelli superiori alla soglia Lnight di raccomandazione dell’OMS a tutela della salute pubblica.

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