Approvata la Legge europea 2017: disposizioni (e bacchettate) in materia ambientale | Ingegneri.info

Approvata la Legge europea 2017: disposizioni (e bacchettate) in materia ambientale

Modifiche al Codice dell'Ambiente in tema di emisioni industriali e AIA, regole più stringenti per le acque reflue urbane e per il monitoraggio degli inquinanti nelle acque sotterranee. L'Italia sana alcune procedure di infrazione a proprio carico ma la Commissione Ue evidenzia le lacune della nostra normativa ambientale

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La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017”.

Il documento si compone di 30 articoli e contiene disposizioni di natura eterogenea che modificano o integrano norme vigenti dell’ordinamento nazionale per adeguarlo al diritto europeo.

Consente inoltre la definizione di tre procedure di infrazione, e una serie di casi Eu-Pilot (richieste di informazione agli Stati che possono prevenire possibili procedure d’infrazione).

Tra gli ambiti di intervento la libera circolazione delle merci,  giustizia e sicurezza, fiscalità, lavoro, tutela della salute e dell’ambiente, energia. In questo primo articolo ci occupiamo delle disposizioni ambientali, nel prossimo di quelle nel campo dell’energia.

In questo articolo segnaliamo le disposizioni contenute nel Capo VI (articoli da 16 a 18),  in materia di tutela dell’ambiente.

 

Cos’è la legge europea?

La legge europea è – assieme alla legge di delegazione europea – uno dei due strumenti predisposti dalla legge n. 234 del 2012 al fine di adeguare periodicamente l’ordinamento nazionale a quello dell’Unione europea.

L’articolo 29, comma 5, della legge vincola il Governo alla presentazione alle Camere, su base annuale, di un disegno di legge dal titolo “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”, completato dall’indicazione “Legge europea” seguita dall’anno di riferimento.

Vengono, dunque, inserite nel disegno di legge europea, in linea generale, norme volte a prevenire l’apertura, o a consentire la chiusura, di procedure di infrazione, nonché, in base ad una interpretazione estensiva del disposto legislativo, anche norme volte a permettere l’archiviazione dei casi di pre-contenzioso EU Pilot (su cui infra).

Da non confondere con la Legge europea,  la Legge di delegazione europea  contiene, invece, disposizioni per il conferimento al Governo di deleghe legislative per il recepimento degli atti dell’Unione europea (ad esempio direttive o decisioni quadro) che richiedono trasposizione negli ordinamenti nazionali (articolo 30, comma 2).

 

Articolo 16: monitoraggio stato delle acque

L’articolo 16, modificato dall’Assemblea del Senato, integra le disposizioni, dettate dall’art. 78-sexies del Codice dell’ambiente (D.Lgs. 152/2006), relative ai metodi di analisi utilizzati per il monitoraggio dello stato delle acque – al fine di garantire l’intercomparabilità, a livello di distretto idrografico, dei risultati del monitoraggio medesimo, nonché la valutazione delle tendenze ascendenti e d’inversione della concentrazione degli inquinanti nelle acque sotterranee – onde pervenire al superamento di alcune delle contestazioni mosse dalla Commissione europea nell’ambito del caso EU Pilot 7304/15/ENVI.

A tal fine, viene previsto che le autorità di bacino distrettuali promuovano intese con le regioni e le province autonome ricadenti nel distretto idrografico di competenza.

Nel corso dell’esame al Senato, l’articolo in esame è stato integrato mediante l’aggiunta di un periodo volto a prevedere che le autorità di bacino distrettuali rendano disponibili nel proprio sito internet istituzionale, ai sensi dell’art. 8 del D.Lgs. 195/2005, i dati dei monitoraggi periodici come ottenuti dalle analisi effettuate dai citati laboratori.

Come affermato nella relazione del Governo, la disposizione è finalizzata a superare solo una delle contestazioni mosse dalla Commissione europea nell’ambito del caso EU Pilot 7304/15/ENVI relative alla non corretta applicazione, a livello nazionale, della direttiva 2009/90/Ce. In particolare, l’intervento è volto ad assicurare l’intercomparabilità, a livello di distretto idrografico (previsto all’articolo 3 della direttiva 2000/60/Ce), dei dati di monitoraggio delle sostanze chimiche e, di conseguenza, dello stato ecologico e chimico dei corpi idrici superficiali.

La disposizione mira altresì a rispondere ad un’ulteriore contestazione del caso EU Pilot 7304/15/ENVI circa la mancanza di una metodologia di valutazione delle tendenze ascendenti e d’inversione della concentrazione degli inquinanti nelle acque sotterranee.

 “EU Pilot”: cos’é ?
Dall’aprile 2008 è attivo “EU Pilot”, un sistema di comunicazione tra Commissione europea e Stati membri – basato su un sito Internet – che permette la condivisione informale di informazioni e fornisce agli Stati membri la possibilità di risolvere eventuali infrazioni senza ricorrere alla procedura formale di contestazione prevista dai Trattati.

 

Procedure di contenzioso

Secondo la Commissione europea, vi sarebbero numerosi esempi di cattiva o incompleta applicazione della direttiva 2000/60/Ce, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque.

In particolare, la Commissione europea, nell’ambito del caso EU Pilot 7304/15/ENVI, avrebbe chiesto di ricevere chiarimenti e informazioni in merito alle seguenti questioni:

1.Insufficiente coordinamento nell’implementazione della direttiva

La Commissione europea avrebbe sollevato dubbi sull’esistenza di un adeguato meccanismo di coordinamento che assicuri che gli obiettivi della direttiva siano perseguiti nell’intero distretto idrografico, come previsto dall’articolo 3, comma 4, della direttiva. Ad avviso della Commissione europea, la valutazione dei Piani di gestione dei bacini idrografici (RBMPs) mostrerebbe significative differenze nell’implementazione della direttiva all’interno dei diversi distretti di bacino idrografico italiani, con importanti differenze nell’approccio seguito dalle regioni per l’implementazione di alcuni punti chiave delle direttiva, come ad esempio la valutazione delle pressioni e degli impatti, i programmi di monitoraggio, le modalità con le quali sono stati stabiliti gli obiettivi e i programmi delle misure.

2. Incompleto monitoraggio ed incompleta valutazione dello stato della qualità delle acque

La valutazione da parte della Commissione europea dei RBMPs avrebbe rilevato importanti carenze nei programmi di monitoraggio finalizzati alla definizione dello stato di qualità delle acque, ai sensi dell’articolo 8 della direttiva, che prevede che gli Stati elaborino programmi di monitoraggio dello stato delle acque al fine di definire una visione coerente e globale dello stato delle acque all’interno di ciascun distretto idrografico. In particolare, vi sarebbero le seguenti carenze nei programmi di monitoraggio:

-il metodo della fauna ittica, che è un indice di qualità per la classificazione dello stato ecologico dei corsi d’acqua, dei laghi e delle acque di transizione, non sarebbe stato elaborato né “intercalibrato” per consentire la comparabilità dei diversi metodi per la valutazione della qualità delle acque. Secondo la Commissione non vi sarebbero garanzie che una metodologia comune sarà applicabile (da tutte le regioni) in tempo per il secondo ciclo dei Piani di gestione dei bacini idrografici;

-non sarebbero stati effettuati adeguati monitoraggi né valutazioni degli inquinanti specifici. L’Italia, con il D.M. 260/2010, ha adottato una lista di 51 inquinanti specifici, ma dalle informazioni delle Autorità Italiane risulterebbe che non tutte le regioni abbiano iniziato il monitoraggio di queste sostanze;

non sarebbe stata fissata una metodologia per la definizione del buon potenziale ecologico per tutti i corpi idrici artificiali e fortemente modificati, al fine di raggiungere un buono stato chimico. La definizione di una metodologia che fissi gli obiettivi per i corsi d’acqua artificiali e fortemente modificati è considerata di fondamentale importanza per l’Italia, dato il loro considerevole numero (1638, circa il 20% del totale dei corpi idrici superficiali);

-fino ad ora non sarebbero state intraprese azioni in merito alla determinazione delle pressioni quantitative sulle acque sotterranee, (con particolare riferimento alle regioni Sicilia, Calabria e Basilicata), essenziale per la valutazione dello stato delle acque sotterranee e per determinare se gli obiettivi ambientali per le acque sotterranee possono essere raggiunti;

-il monitoraggio delle sostanze prioritarie, ossia delle sostanze chimiche con un rischio significativo per l’ambiente acquatico per le quali l’Ue riconosce priorità di intervento, sarebbe incompleto in diverse regioni italiane;

– lo standard di qualità delle acque stabilito dall’Italia per il mercurio potrebbe non essere sufficientemente protettivo.

3. Assenza di metodologie per la valutazione delle tendenze ascendenti e d’inversione della concentrazione degli inquinanti nelle acque sotterranee

Secondo la Commissione europea, vi sarebbe la mancanza di una metodologia di valutazione delle tendenze ascendenti e d’inversione della concentrazione degli inquinanti nelle acque sotterranee nella maggior parte dei Distretti di bacino idrografico; pertanto, le autorità italiane dovrebbero chiarire quando tale metodologia sarà stabilita.

4. Mancanza di giustificazione delle esenzioni

La Commissione europea sottolinea che gli obiettivi ambientali della direttiva in esame sono vincolanti e che i Piani di Bacino dovrebbero includere giustificazioni per l’applicazione delle esenzioni. Ad avviso della Commissione, i Piani di Bacino italiani non includerebbero tali giustificazioni, nonostante l’applicazione delle esenzioni sia significativa sia per i corpi idrici superficiali che per quelli sotterranei.

5. Identificazione di programmi di misure

La valutazione effettuata dai servizi della Commissione sui Piani di Bacino italiani avrebbe rilevato una mancanza di collegamento tra le analisi delle pressioni e il programma delle misure. La direttiva in esame prevede che gli Stati Membri stabiliscano un programma di misure per il raggiungimento degli obiettivi, tenendo conto dei risultati delle analisi delle pressioni e degli impatti, che costituiscono la base per identificare il gap esistente per il raggiungimento dello stato di qualità ambientale in ciascun corpo idrico.

6. Prezzi dell’acqua in agricoltura

Secondo la Commissione europea, l’incentivazione dei prezzi in Italia sarebbe molto debole, specialmente nel settore agricolo.
Infatti, non ci sarebbe un meccanismo in atto che assicuri un uso efficiente dell’acqua in agricoltura: non è richiesta alcuna misurazione dei volumi di acqua prelevati e il prezzo dell’acqua in agricoltura non è legato al volume di acqua utilizzato. Pertanto, la politica dei prezzi attuale non fornirebbe adeguati incentivi per gli utilizzatori affinché usino l’acqua in modo efficiente. Le autorità italiane dovrebbero dunque spiegare come vengono assicurati il meccanismo di incentivazione dei prezzi e il recupero dei costi finanziari, ambientali e della risorsa nel settore agricolo.

7. Altre questioni legate al settore agricolo

Le autorità italiane dovrebbero, infine, chiarire se saranno introdotte nuove misure vincolanti per gli agricoltori nei Programmi di Misure nel secondo ciclo dei Piani di gestione, relative, in particolare:

-alla prevenzione e riduzione dell’inquinamento diffuso dovuto a azoto, fosforo e inquinanti organici, fitofarmaci;

-alla prevenzione e riduzione dell’erosione dei sedimenti e del suolo;

-alla protezione della struttura morfologica dei corsi d’acqua.

Inoltre, le autorità italiane sono invitate a chiarire i limiti dei nutrienti (nitrati e fosfati) fissati per il buono stato dei corsi d’acqua.


Articolo 17: limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane in aree sensibili

L’articolo 17 interviene sulla disciplina relativa ai limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane recapitanti in aree sensibili, stabilendo che gli stessi limiti (riferiti al contenuto di fosforo e azoto) devono essere monitorati e rispettati non in relazione alla potenzialità dell’impianto ma, più in generale, al carico inquinante generato dall’agglomerato urbano.

Viene escluso che tali ulteriori attività di monitoraggio e controllo comportino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e a carico della tariffa del servizio idrico integrato per le attività svolte dal gestore unico del servizio.

Dalle disposizioni dell’articolo non derivano effetti su quanto disposto dall’articolo 92 del D.Lgs. 152/2006, che disciplina le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, e sulla sua applicazione in relazione ai limiti di utilizzo delle materie agricole contenenti azoto nelle medesime aree.

Articolo 18 – modifiche al Codice Ambiente: emissioni industriali e AIA

L’articolo 18 modifica in più punti le norme che, nell’ambito del Codice dell’ambiente di cui al D.Lgs. 152/2006, sono volte ad attuare le disposizioni in materia di emissioni industriali e di autorizzazione integrata ambientale (AIA) dettate dalla direttiva 2010/75/Ue. La finalità delle modifiche è quella di pervenire ad un recepimento completo della Direttiva e, conseguentemente, superare le censure mosse dalla Commissione europea nell’ambito del caso EU Pilot 8978/16/ENVI.

Le modifiche operate investono quattro gruppi diversi di disposizioni:

  1.  la disciplina dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA), dettata dalla parte seconda del Codice;
  2.  le disposizioni sugli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti contenute nel Titolo III-bis della parte quarta del Codice;
  3.  le norme in materia di emissioni di composti organici volatili (COV) e di grandi impianti di combustione, contenute nella parte quinta del Codice;
  4.  la disciplina relativa alle installazioni e agli stabilimenti che producono biossido di titanio e solfati di calcio, contenuta nella parte quinta-bis del Codice.

 

 

Speciale Camera dei Deputati Legge europea 2017

 

 

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