Bioplastiche: l'industria tiene ma l'illegalità impenna | Ingegneri.info

Bioplastiche: l’industria tiene ma l’illegalità impenna

Da un lato c'è la crescita di un settore sempre più consolidato, dall'altro il ritorno al PE e il boom dei sacchetti bio illegali minaccia un ciclo virtuoso

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Sono numeri sempre più importanti quelli dell’industria bioplastica italiana, un settore ad alto contenuto di innovazione e ricerca dove l’Italia può considerarsi – senza risultare esagerata – un’eccellenza europea. Del resto, siamo stati i primi a introdurre una normativa sull’obbligo di utilizzo di sacchetti compostabili nel commercio e nella Gdo, una legge poi ripresa da altri Paesi (su tutti, la Francia) e che ha prodotto significativi incrementi nel nostro sistema industriale, sebbene l’illegalità sia ancora a livelli da far west.

Prima di tutto, lo certificano le cifre del 2015:
– +10% di fatturato, pari a 475 milioni di euro
– +25% di manufatti prodotti, per un totale di 54.500 tonnellate
– +5,5% di occupati (2.000).

I dati provengono da un’indagine realizzata dalla società indipendente Plastic Consult, specializzata nel settore delle materie plastiche, e commissionata da Assobioplastiche, l’associazione italiana del settore, che ne ha presentato i dati in un convegno il 30 novembre a Roma.

Afferma Marco Versari, presidente Assobioplastiche:
“I dati 2016 dimostrano in modo inequivocabile il potenziale di crescita dell’industria delle bioplastiche che con l’agricoltura a monte e l’industria del compostaggio a valle costituisce un vero e proprio sistema economico in grado di innescare processi di rinascita economica e di sviluppo densi di opportunità. E’ inaccettabile che queste capacità vengano compromesse dallo stato di diffusa illegalità intorno alla legge 28/2012”.

Prima di entrare nel vivo della questione illegalità, alcuni numeri importanti:
– le aziende attive sono 210 aziende attive (+5%), esse sono divise in:
– produttori di chimica e intermedi di base (4),
– produttori di granuli (16)
– operatori di prima trasformazione (128)
– operatori di seconda trasformazione (60),
– 31 sono i nuovi operatori entrati sul mercato della prima trasformazione nel 2015
– 20 sono gli operatori della seconda trasformazione che sono ‘usciti’ dalla filiera, diventando aziende di prima trasformazione
– Di tutto il prodotto, il 73% è stato rappresentanto dagli shopper monouso per la spesa, il 17% ai sacchi per la raccolta della frazione organica e il restante 18% suddiviso tra manufatti per l’agricoltura, la ristorazione, il packaging alimentare e l’igiene della persona.

Come dicevano, questa crescita del 10% (dal 65% del 2013 al 73% del 2015) della quota di mercato degli shopper compostabili monouso, in particolare, è un evidente riflesso dell’applicazione delle sanzioni amministrative, introdotte il 21 agosto 2014, che secondo le intenzioni del legislatore devono colpire chi non ottempera agli obblighi della legge 28/2012 sulla produzione e commercializzazione delle buste per la spesa. Ma il deterrente della sanzione si sta rivelando sempre più inefficace, se è vero che l’indagine ha rilevato per i primi mesi del 2016 una frenata del mercato e un ritorno massiccio al PE, a conferma di un rispetto della legge sempre più evanescente.

Vengono citati i dati di una recente indagine di Legambiente, secondo la quale la metà dei sacchetti in circolazione è illegale, si parla di un volume di circa 40 mila tonnellate di plastica con una perdita per la filiera delle bioplastiche pari a 160 milioni di euro, 30 milioni di euro di evasione fiscale, 50 milioni di euro di aggravio dei costi di smaltimento dei rifiuti e ingenti danni all’ambiente e al mare.

Conclude Versari:
“Siamo stati pionieri quando abbiamo iniziato a sviluppare un’industria che coniugasse innovazione a benefici per l’ambiente, crescita occupazionale a circolarità delle risorse, ha proseguito Versari. Oggi siamo pronti a competere nei mercati globali e a cogliere le opportunità che stanno sorgendo dall’implementazione delle politiche finalizzate a decarbonizzazione l’economia ma affinché i nostri investimenti e i nostri sacrifici non vadano perduti abbiamo bisogno che il Paese ci segua, sconfiggendo l’illegalità”.

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