Bonifica ex Sisas: "Scenario inquietante", secondo Legambiente | Ingegneri.info

Bonifica ex Sisas: “Scenario inquietante”, secondo Legambiente

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Si è aperto con 6 arresti e 38 indagati il nuovo capitolo della vicenda dell’ex Sisas, discarica industriale all’interno del Polo chimico di Pioltello-Rodano, periferia est di Milano: un’area di 330mila metri quadrati nella quale erano presenti 3 discariche e 280.000 tonnellate di rifiuti industriali, di cui 50mila tonnellate di nerofumo, generati dai processi produttivi.

Una storia infinita, che affonda le sue radici nel 1986, quando la Sisas fu condannata dal Tribunale di Milano alla bonifica. Da questo momento si apre una serie di contrastati e parziali, inadempimenti, cause giudiziarie, interventi non adeguati e una procedura d’infrazione dell’Unione europea. Fino ad arrivare al bilancio dell’inchiesta ”Black Smoke”, condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Milano.

Dal traffico illecito di rifiuti alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ma anche corruzione, irregolarità nella aggiudicazione dell’appalto, declassificazione dei rifiuti da pericolosi a non pericolosi, collusioni con la criminalità in Lombardia, Calabria, Campania e Sicilia. Sono queste le condotte illecite emerse dall’indagine del Noe.

Tra gli arrestati c’è anche Luigi Pelaggi, funzionario del ministero dell’Ambiente, all’epoca dei fatti commissario delegato per la bonifica del sito. “Altre 38 persone – precisa una nota dei carabinieri- sono state denunciate in stato di libertà per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti: tra questi, funzionari pubblici e titolari di società operanti nel settore del movimento terra e del ciclo dei rifiuti”.

Gli altri arrestati sono: Francesco Colucci, presidente del gruppo Unendo spa, l’holding a capo della bonifica tramite la Daneco impianti; Bernardino Filipponi, amministratore unico di quest’ultima; Claudio Tedesi, ingegnere ambientale noto in Lombardia e all’epoca tecnico del commissario delegato alla bonifica, e i due responsabili della direzione dei lavori, Fausto Melli e Luciano Capobianco, tutti e due legati a Sogesid spa.

“È ora di scrivere la parola fine sull’indecente gestione dei procedimenti di bonifica e sul sottobosco affaristico e malavitoso che ha tentato, spesso riuscendoci, di avvantaggiarsi di situazioni di estrema criticità ambientale e di grande complicazione normativa – commenta il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine, che anticipa la determinazione dell’associazione di costituirsi parte civile nel processo che stabilirà definitivamente le responsabilità. Chiediamo che sulle bonifiche di siti contaminati si apra la stagione della trasparenza e dell’efficacia dei controlli, per far sì che interventi così complessi e necessari vengano effettuati da imprese di chiara competenza e di specchiata etica aziendale, prevenendo ogni forma di infiltrazione e malaffare”

“Ancora una volta si squarcia il velo sullo scenario inquietante delle presunte bonifiche fatte all’italiana. Se l’Italia vuole investire seriamente nel settore delle bonifiche come hanno fatto altri paesi industrializzati  a partire dagli Stati Uniti – aggiunge Stefano Ciafani, vice-presidente di Legambiente -, deve inaugurare una nuova stagione di trasparenza ed efficienza nell’iter di risanamento ambientale che fino ad oggi è mancato, che obblighi chi ha inquinato a bonificare davvero il territorio. Solo così riusciremo a risolvere questo grande problema ambientale trasformandolo in un nuovo settore della green economy made in Italy”.

 

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