Carta di Bologna delle città metropolitane: gli 8 obiettivi del documento | Ingegneri.info

Carta di Bologna delle città metropolitane: gli 8 obiettivi del documento

In occasione del G7 Ambiente, 12 metropoli italiane sottoscrivono un impegno comune per lo sviluppo sostenibile, con 8 macro obiettivi, dai rifiuti alla qualità dell’aria e delle acque, alla mobilità sostenibile

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In occasione del G7 Ambiente, a Bologna l’11 e 12 giugno 2017, le città metropolitane di Bologna, Milano, Torino, Firenze, Catania, Roma, Bari, Cagliari, Napoli, Reggio Calabria, Genova e Palermo hanno sottoscritto la Carta di Bologna per l’Ambiente: il primo protocollo di questo genere, a livello nazionale, sui temi ambientali.

Il protocollo indica 8 macro obiettivi da raggiungere nei prossimi anni, dai rifiuti alla qualità dell’aria e delle acque, delle fonti di energia rinnovabile alla mobilità sostenibile, in linea con l’Agenda Onu 2030. Nelle grandi città italiane vivono più di 20 milioni di cittadini (il 36,4% della popolazione nazionale) e si produce oltre il 40% del valore aggiunto nazionale (circa 600 miliardi di euro nel 2014) grazie a 1,8 milioni di aziende che occupano 7,9 milioni di persone (circa il 35% del totale degli occupati). Tra il 2009 e il 2011 è stato originato nelle Città metropolitane circa il 35% dei brevetti italiani registrati all’European Patent Office (Epo). Le aree metropolitane, infine, sono dei veri e proprio hub logistici – e snodi strategici – sia per i flussi di persone sia per le merci (60% complessivo sul totale nazionale).

Gli otto macro obiettivi di qualità per le 12 Città metropolitane italiane
1. Riciclo dei rifiuti
Le città metropolitane si impegnano a raggiungere gli obiettivi europei più ambiziosi: riciclo 70% e discarica max 5% dei rifiuti al 2030, riducendo la produzione dei rifiuti al di sotto della media europea e portando la raccolta differenziata ad almeno il 70% nel 2025 e all’80% nel 2030 (47,5% nel 2015 a livello nazionale).
2. Difesa del suolo
Le città si impegnano a ridurre del 20% il proprio consumo netto di suolo al 2020 (dai 2 attuali a 1,6 mq/ab l’anno di media nazionale) e centrare le politiche urbanistiche sulla rigenerazione urbana, prevedendo sviluppo urbanistico solo in presenza di trasporto pubblico sostenibile e dei principali servizi al cittadino sia pubblici che privati. L’obiettivo europeo è l’azzeramento del consumo netto di suolo al 2050 e l’Agenda Onu richiede lo sforzo di anticiparlo al 2030.
3. Prevenzione disastri
I sindaci si impegnano ad aggiornare il Nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l’energia (siglato nel 2015) per prevenire il rischio di disastri generati dai cambiamenti climatici. Obiettivo è la redazione di piani integrati con gli strumenti di pianificazione nazionale e le iniziative Italia Sicura, Casa Italia e la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici del Ministero dell’Ambiente.
4. Transizione energetica
Le città italiane mirano a risultati ancora più ambiziosi rispetto a quanto imposto dalle direttive europee: per l’energia raggiungere nel 2025 (e non nel 2030) la riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, migliorando l’efficienza energetica del 30% e producendo il 27% dell’energia da fonti rinnovabili. In tema di qualità dell’aria è guerra dichiarata alle polveri sottili: si punta entro il 2025 al rispetto del limite massimo stabilito dall’Oms per il particolato sottile (10 μ/mc, più restrittivo di quello europeo: 25 μ/mc al 2015; 20 μ/mc al 2020). Per farlo servirà mettere a sistema i Piani regionali e il Piano congiunto Governo – Regioni della Pianura Padana del 2013, per valutare l’efficacia delle azioni adottate nei diversi ambiti (trasporti, industria, agricoltura, energia).

5. Qualità dell’aria
Previsti accordi di programma fra i diversi enti territoriali per coordinare le politiche necessarie al contrasto delle emissioni in atmosfera, con misure di livello locale (blocco del traffico, Ztl, congestion charges) e strutturali (incentivi rinnovo impianti riscaldamento, per la mobilità sostenibile). Necessario anche il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio locale con strumenti di analisi dei dati per la previsione di picchi di inquinamento e la programmazione anticipata degli interventi di contrasto (blocchi del traffico).
6. Risparmio dell’acqua
L’obiettivo per le Città metropolitane è ridurre entro la soglia fisiologica del 10 – 20% le perdite delle reti di distribuzione idrica entro il 2030 (2/3 terzi in meno rispetto ad oggi) e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici, portandoli allo stato di “buono” per tutte le acque entro il 2025.
7. Più verde urbano
L’obiettivo è raddoppiare entro il 2030 la superficie media di verde urbano per abitante, arrivando a 30 mq per abitante (2/3 in più rispetto al 2014). Per farlo bisogna riconoscere il verde urbano nella sua totalità (pubblico, privato, urbano, periurbano), pianificare nuove categorie di aree e infrastrutture verdi adatte a fronteggiare il riscaldamento climatico, incentivare l’inserimento della componente vegetale nelle ristrutturazioni edilizie e nelle nuove edificazioni.
8. Mobilità sostenibile
Le città si impegnano a raggiungere almeno il 50% del riparto modale tra auto e moto e le altre forme di mobilità entro il 2020. Con il Governo nazionale, saranno incentivati i sistemi di trasporto intelligente, la mobilità elettrica, la mobilità ciclabile e pedonale, lavori a misure infrastrutturali per la diffusione delle ricariche per le auto elettriche e a idrogeno.

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