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Che cosa sono i brownfields? Tipologie e casi pratici

L'Europa individua i “brownfields” come siti inquinati all'interno dei quali è possibile fare attività di rigenerazione che portino maggiori benefici che le 'semplici' bonifiche. Il nostro approfondimento

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I “brownfields” sono siti inquinati nei quali gli interventi di riutilizzo o trasformazione d’uso, valorizzandone le caratteristiche e collocazione geografica, sono in grado di produrre benefici economici uguali o superiori ai costi relativi alle opere di trasformazione e alle opere di bonifica o messa in sicurezza. Si tratta, spesso, di siti inquinati compresi in ambito urbano o di immediata periferia, già dotati di tutte le opere di urbanizzazione (luce, acqua, gas, rete fognaria ecc.) e prossimi a linee e raccordi di trasporto. Aree, quindi, degradate ed impattanti, sia sulle matrici ambientali che sul tessuto antropico circostante, ma che presentano caratteristiche tali da poter essere utilmente trasformate e valorizzate, e che sono in grado di produrre, se adeguatamente gestite, benefici finanziari ed economici e nuove opportunità di sviluppo sostenibile per la collettività.

Per i paesi dell’Unione Europea una definizione autorevole di brownfield è fornita dal progetto Clarinet2: “sites that have been affected by the former uses of the site and the surrounding land; are derelict or underused; have real or perceived contamination problems; are mainly in developed urban areas; require intervention to bring them back to beneficial use”. La definizione mette in evidenza gli interventi di bonifica e ripristino ambientale (ovvero di recupero) di un brownfield.

La definizione della United States Environmental Protection Agency (Epa) sottolinea gli effetti sociali ed economici degli interventi di recupero dei brownfields, definendoli come “Real property, the expansion, redevelopment, or reuse of which may be complicated by the presence or potential presence of a hazardous substance, pollutant, or contaminant”.

Aree dismesse Brownfields Siti inquinati
Aree che necessitano di interventi di riqualificazione o rifunzionalizzazione Aree dismesse urbane o urbanizzate con problemi di inquinamento ai sensi delle norme in materia di bonifiche Aree che necessitano di interventi di bonifica

Fonte: Apat, Proposta di linee guida per il recupero ambientale e la valorizzazzione economica dei brownfields

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I brownfields sono quindi:
– aree per le quali si prevede, o è di interesse, un progetto di riqualificazione, e non solo di bonifica e di ripristino ambientale;
– aree che ricadono entro il campo di applicazione delle attività di bonifica, ma per le quali non si applicano, o trovano difficoltà di applicazione, le procedure standard previste dalle norme.

Negli Stati Uniti si stima esistano almeno 450.000 brownfields. In Europa, da un’indagine del 2002, in Germania si stima che i brownfields occupino, approssimativamente, 128.000 ettari di territorio, nel Regno Unito 39.600 ettari, in Francia 20.000 ettari, in Olanda 10.000 ettari, in Belgio (Vallonia) 9.000 ettari. In Italia, alla stessa data, nella sola provincia di Milano lo spazio occupato dai brownfields era stimato in circa 1.260 ettari (fonte: Annuario dei dati ambientali Apat).

Per questi siti inquinati gli interventi di trasformazione urbana che associano remediation a reuse possono produrre benefici tali da ridurre o eliminare la necessità di uno specifico contributo pubblico di tipo finanziario. La vocazione al recupero del sito contaminato dipende da due elementi: dal costo dell’intervento di bonifica e dal valore finanziario ed economico prodotto dall’intervento, vale a dire dalla natura dell’inquinamento e dalle caratteristiche del contesto geografico entro il quale il sito è collocato.

Tipologie di brownfields e strategie di intervento

costi di bonifica e valorizzazione

Fonte: Apat, Proposta di linee guida per il recupero ambientale e la valorizzazione economica dei brownfields

Le tre tipologie di brownfields richiedono strategie diverse:
1. nel primo caso sarà sufficiente costruire le condizioni formali perché i developers possano intervenire sui siti;
2. nel secondo caso è necessario un intervento in regime di partnership pubblico-privato;
3. nel terzo caso è indispensabile l’intervento finanziario diretto della parte pubblica.

La valorizzazione dei brownfields può essere ricondotta entro il tema generale della definizione dei progetti di trasformazione urbana. Le opportunità che i brownfields offrono ai progetti di trasformazione urbana riguardano l’area e la collettività (valori immobiliari, occupazione, sicurezza, qualità della vita, risparmio di suolo, servizi), e possono dare luogo a benefici finanziari ed economici derivanti ad esempio dai minori costi di accessibilità e dalla centralità urbana e dagli altri fattori che determinano la rendita.

Tali vantaggi dipendono da fattori fisici, inerenti la localizzazione spaziale in senso stretto, dalle condizioni del mercato, dalla domanda, ma, innanzitutto, dal sistema della pianificazione. Infatti, è nell’ambito dei piani e dei programmi territoriali che si decidono le centralità e la configurazione dei sistemi a rete, l’allocazione delle funzioni (il mix di destinazioni d’uso) e l’intensità dell’utilizzo delle aree (gli indici di edificabilità).

Gli strumenti di pianificazione e programmazione territoriale più rilevanti sono: i Programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio (Prusst), i Programmi Integrati, le Società di Trasformazione Urbana (Stu), gli Accordi di Programma, i Patti Territoriali.

Le risorse messe a disposizioni per la bonifica e la valorizzazione dei brownfields possono essere sia di natura pubblica che privata. Le risorse pubbliche sono quelle comunitarie (Fondi Strutturali, Life Ambiente, Programmi di Iniziativa Comunitaria), quelle nazionali (es. Legge n. 426/1998; Decreto n. 468/2001, Leggi finanziarie annuali, Delibere CIPE, Accordi di Programma, leggi relative ad interventi speciali, Fondo di rotazione di cui al D.M. 14 ottobre 2003) e regionali.

Le risorse private intervengono, invece, nell’ambito di iniziative di project financing o più in generale di partnership tra pubblico e privato, oppure risultano dall’iniziativa di investitori privati del settore.

Il progetto di ricerca di ricerca europeo “Regeneration of European Sites in Cities and Urban Environments” ( Rescue) ha definito gli obiettivi per un uso sostenibile dei brownfields:
• promozione di quelle funzioni d’uso del suolo adeguate all’ambiente naturale che incontrano la domanda e i bisogni socio-economici dell’area di interesse;
• integrazione del riuso dei brownfields nel quadro dello sviluppo urbano generale;
• raggiungimento dei benefici e prevenzione degli impatti negativi per la comunità di riferimento;
• creazione o la salvaguardia dello sviluppo economico ed occupazionale;
risparmio di risorse;
accessibilità ai servizi offerti;
• raggiungimento di una elevata qualità progettuale;
• creazione e mantenimento della flessibilità dei progetti realizzati.

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Caso studio “Elephant and Castle”
Il quartiere di Londra “Elephant and Castle” si trova a 1,5 km a sud del fiume Tamigi, in una posizione strategica tra South London, la City e Westminster e interessa un’area di circa 386 ettari. Il progetto, per il quale è stato previsto un costo di 1,5 miliardi di sterline, consiste nella realizzazione di un nuovo quartiere che valorizzi sia socialmente che economicamente l’area interessata.
Si tratta del più grande progetto di riqualificazione urbana nella capitale, finalizzato a creare un collegamento tra centro e sud di Londra.

Il processo di valutazione del processo è stato organizzato tenendo conto degli aspetti finanziari, delle questioni legali, delle preferenze e della qualità. All’interno dell’intero progetto di riqualificazione, sono stati finanziati due particolari progetti con l’intento di sviluppare una serie di indicatori di sostenibilità per superare l’ostacolo principale: la mancanza di una visione condivisa del concetto di sviluppo sostenibile da parte degli attori coinvolti, nella consapevolezza che il successo di una politica volta al raggiungimento dello sviluppo sostenibile si può avere solo se tale concetto è pienamente assimilato nella cultura della comunità coinvolta.

Caso studio “Recupero sostenibile per quartieri sostenibili”
L’iniziativa europea dal titolo “Recupero sostenibile per quartieri sostenibili” (HQE2R) è un progetto che non affronta unicamente il problema della riqualificazione di siti brownfields ma individua tutte quelle diverse situazioni che rendono un quartiere degradato o poco attraente.

Il progetto raccoglie le esperienze di 14 quartieri appartenenti a 13 città europee diverse, tra cui le città italiane di Cinisello Balsamo (zona Crocetta Cornaggia), Mantova (quartiere di San Leonardo) e Melegnano (area Cipes). Il progetto prende in considerazione il miglioramento della qualità dell’ambiente costruito, ponendo attenzione al miglioramento del comfort e alla riduzione dei costi di manutenzione e gestione (risparmio energetico, riduzione del consumo d’acqua, ottimizzazione delle materie prime). L’approccio proposto per il recupero sostenibile dei quartieri si articola in quattro fasi principali:
• identificazione preliminare dei problemi e decisioni strategiche iniziali;
• analisi: raccolta dati e diagnosi partecipata di sviluppo sostenibile;
• studio del piano d’azione: generazione e valutazione di scenari alternativi;
• implementazione, monitoraggio e valutazione del piano d’azione per il recupero sostenibile del quartiere.

Per approfondire: Consulta Sistema Sicurezza e Ambiente, il quotidiano caratterizzato dal taglio fortemente operativo per offrire a RSPP, consulenti per la sicurezza, certificatori ambientali, coordinatori per la sicurezza nei cantieri, soluzioni applicabili nella pratica quotidiana.

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