Coibentare con la fibra di alga marina è possibile: ecco come | Ingegneri.info

Coibentare con la fibra di alga marina è possibile: ecco come

Le sfide ambientali, il comparto edile, i CAM e la professione di progettista: un e-book utile a capire in che direzione va il costruito, per quanto riguarda l’isolamento

accumuli, sul litorale marino, di egagropoli in Posidonia oceanica (per gentile concessione di NeptuGmbH - NeptuTherm®)
accumuli, sul litorale marino, di egagropoli in Posidonia oceanica (per gentile concessione di NeptuGmbH - NeptuTherm®)
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L’innovazione tecnologica nell’edilizia contemporanea sta comportando un’autentica rivoluzione nei processi di progettazione e di costruzione, e molto di questa si gioca riguardo al nuovo uso di diversi materiali in ambito edile.
Al fine di indagare tali innovazioni, frutto di ricerca applicata e attenzione al mondo del naturale che quotidianamente ci circonda, Fabrizio Aimar torna con una nuova collana di eBook, dopo il successo editoriale della precedente trilogia su “Edifici Alti e Grattacieli”.
Il nostro scrittore approfondisce il tema dei nuovi materiali partendo da un quadro normativo di insieme, a cui segue una curata panoramica sulle tipologie di materiale ad oggi impiegate e quelle di potenziale applicazione. Il tutto viene condotto partendo da un inquadramento delle possibilità di ogni materiale, al fine di porre in luce la loro applicabilità, a cui seguono specifiche pratiche e prestazionali.
Tre sono gli ambiti principali di intervento individuati nella collana: i nuovi materiali ad uso strutturale, i nuovi materiali per l’isolamento e, infine, i nuovi materiali per le superfici.
Come enunciato nel prodromo alla pubblicazione, l’e-book intende analizzare le nuove opportunità offerte dalla tecnica e dalla scienza dei materiali all’apparato architettonico, impiegate, in questo caso, con finalità di isolamento termo-acustico. Dunque, canapa sativa, sughero, cellulosa, fibra di legno, ma anche fibre di cocco, di juta, di lino e di mais, senza dimenticare quelle di soia. Vere curiosità sono rappresentate dal micelio dei funghi e dalla fibra di fico d’India, così come le piume animali e i materiali a cambiamento di fase (PCM). Tale applicazioni possono essere pensate sia per quanto riguarda il mercato del settore privato, così come per il comparto pubblico.
Per acquistare l’eBook, cliccate il box. Dopo il box, ecco un estratto dedicato al tema dell’Alga marina come isolante.

La fibra di alga marina come isolante
Un altro materiale di origine naturale, utilizzabile per la produzione di isolanti termo-acustici per l’abitazione, viene offerto dall’ambiente marino e, precisa-mente, dalla Posidonia oceanica.
Questa pianta endemica, tipica del Mar Mediterraneo e della costiera australiana, è presente in formazioni al largo dei litorali costieri, costituendo la flora in cui le specie ittiche trovano riparo e il loro nutrimento indiretto.
Si stima, infatti, che le foreste marine di Posidonia siano indispensabili alla vita del 25% della fauna ittica presente nel bacino del Mar Mediterraneo, dunque per un numero enorme di specie viventi.
Inoltre, la Posidonia oceanica riesce a fissare molta più anidrite carbonica rispetto alle foreste tropicali terrestri. In buona sostanza, tali organismi vegetali possono stoccare fino ad 83.000 tonnellate di CO2 per km2, quasi il triplo rispetto alle 30.000 tonnellate di un bosco terrestre.
Le fibre di tale pianta, però, aggregate dal moto ondoso, formano degli insiemi di forma sferica aventi colore marrone, dette egagropoli, dal diametro variabile da 20 a 100 mm.
Spesso queste palline, la cui consistenza ricorda quella del feltro, si depositano sulle spiagge della linea costiera secondo un arco temporale che va dall’autunno sino a primavera, con eccedenze che devono essere rimosse.

Purtroppo, proprio tale esubero comporta la necessità del loro conferimento in discarica in quanto catalogate come rifiuto solido, con una perdita di materia prima vegetale notevole.
Infatti, tale accumulo rischierebbe di provocare alterazioni ambientali, così come di tipo igienico-sanitarie e di sovraccarico della rete fognaria, causando un incremento dei costi gestionali a carico dei Comuni litoranei.
A spezzare questa prassi, si inseriscono le possibilità offerte dalla tecnica, la quale consente il riuso di questa fibra estraibile ai fini della coibentazione dell’organismo edile, come tra breve descritto.

La “NeptuTherm”
La trasformazione ad uso bioedile di tale materia prima è stata condotta dal Fraunhofer institute for Chemical Technology di Pfinztal, Germania, con la partecipazione dei partners industriali NeptuTherm e.K., X-Floc Dämmtechnik-Maschinen, Fiber Engineering e RMC.
Le fasi connesse alla sua lavorazione prevedono una prima eliminazione delle particelle silicee contenute all’interno del materiale vegetale, esito forzoso del loro sedimentarsi sugli arenili.
Successivamente, questi viene sminuzzato meccanicamente in fibre dalla lunghezza variabile, comprese in un range da 15 a 20 mm.
Per quanto concerne le sue caratteristiche isolanti, una prima indicazione viene fornita dal coefficiente di conducibilità termica λD pari a 0,039 W/mK, mentre il valore di riferimento per il calcolo è di 0,045 W/mK.
Tali valori sono diretta conseguenza della densità propria del materiale, pari a 65-75 kg/m3, a cui corrisponde una capacità termica di 2.502 J/kgK.
In merito alle sue caratteristiche chimico-fisiche, invece, il materiale possiede alcune peculiarità intrinseche, sia relative alla sua condizione ignifuga che a quella igroscopica.
In primis, esso denota una ridotta infiammabilità, il quale lo colloca nella classe B2, D-s1, d0.
Per quanto concerne, infine, le sue proprietà igroscopiche, l’elevata resistenza all’attacco di spore lo situa in classe 1, anche grazie al ridotto contenuto di sali (circa il 0,5-2%), che lo rende di fatto non corrosivo.

Fibra di alga marina per la coibentazione estradosso solaio © NeptuGmbH

Fibra di alga marina per la coibentazione estradosso solaio © NeptuGmbH

Le fibre del presente materiale, come già intuibile dall’esordio, assorbono il vapore acqueo consentendo la traspirazione della parete, senza ovviamente la perdita della capacità termica della stessa.
Non contenendo proteine, inoltre, esse non sono oggetto di interesse a fine alimentare da parte di altri organismi viventi (quali insetti, lepidotteri, parassiti, roditori e/o animali domestici).
Il materiale ottenuto potrà poi essere insufflato in fiocchi nelle intercapedini murarie costituenti il paramento verso l’ambiente esterno, oppure come cappotto termico per coperture, facciate esterne, tramezzi interni, solai di interpiano e seminterrati.

fase di posa del “NaptuTherm”, in fibra di Posidonia oceanica, nell’intercapedine tra il paramento ligneo esterno e la muratura perime-trale (per gentile concessione di NeptuGmbH - NeptuTherm®)

fase di posa del “NaptuTherm”, in fibra di Posidonia oceanica, nell’intercapedine tra il paramento ligneo esterno e la muratura perime-trale (per gentile concessione di NeptuGmbH – NeptuTherm®)

Inoltre, essendo questi un materiale di origine naturale, possiede un consumo energetico primario molto contenuto, compreso in un campo tra 37 e 50 kWh/m3.
Valori molto bassi, dunque, se paragonati a quelli propri di altri materiali ad esso raffrontabili di origine minerale come, ad esempio, la fibra di vetro, la lana di roccia o il poliuretano, oppure altri di provenienza naturale, quali la fibra di legno.
La produzione del “NeptuTherm”, così come la sua ricerca e lo sviluppo, avviene presso gli stabilimenti tedeschi aventi sede a Karlsruhe, nel sud-ovest della Germania.

coibentazione paramento interno © NeptuGmbH

coibentazione paramento interno © NeptuGmbH

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