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Collegato ambientale: economia circolare ai blocchi di partenza

Fra i temi del ddl: rimozione dell’amianto dai capannoni, appalti verdi, gestione rifiuti, utilizzo dei materiali post- consumo, ritorno del ‘vuoto a rendere’, Made Green in Italy

montecitorio
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E’ tornato alla Camera dei Deputati per la seconda lettura, dopo l’approvazione del Senato nella seduta del 4 novembre 2015, il testo del Collegato ambientale, il cui titolo adesso fa espresso riferimento alle misure volte a promuovere la green economy e a contenere l’uso eccessivo di risorse naturali, passando, peraltro, attraverso almeno settanta modifiche del T.U. Ambientale (D.Lgs. n. 152/2006).
Molte le materie di interesse per le imprese. Rimozione dell’amianto dai capannoni, appalti verdi, gestione dei rifiuti, incentivi all’utilizzo dei materiali post- consumo, oltre a novità come il “vuoto a rendere” sperimentale e volontario per un anno e il Made Green in Italy. Il tutto per avviare concretamente l’economia circolare in Italia.

Il provvedimento si compone di ben 79 articoli.

– capo I (articoli da 1 a 6 – protezione della natura e per la strategia dello sviluppo sostenibile);
– capo II (articoli 7 e 8 – VIA e VIS);
– capo III (articoli da 9 a 14 – emissioni di gas a effetto serra e impianti per la produzione di energia);
– capo IV (articoli da 15 a 21 – acquisti verdi e CAM);
– capo V (art. 22 – incentivazione per i prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio di prodotti complessi);
– capo VI (articoli da 23 a 50 – gestione dei rifiuti);
– capo VII (articoli da 51 a 57 – difesa del suolo);
– capo VIII (articoli da 58 a 63 – accesso universale all’acqua;
– capo IX (articolo 64 – procedimenti autorizzatori relativi alle infrastrutture di comunicazione elettronica);
– capo X (articoli 65 e 66 – scarichi e riutilizzo di residui vegetali);
– capo XI (articoli da 67 a 79 – varie in materia ambientale, tra cui l’istituzione del Comitato per il capitale naturale e della Free Oil Zone).

 

Progetti di raffinerie, rigassificatori, centrali termiche: arriva la VIS

Il ddl introduce, nell’ambito della valutazione di impatto ambientale (VIA), lo svolgimento di una valutazione di impatto sanitario (VIS), in conformità a linee guida definite dall’Istituto superiore di sanità (ISS), per i progetti riguardanti:
– le raffinerie di petrolio greggio;
– gli impianti di gassificazione e di liquefazione di almeno 500 tonnellate al giorno di carbone o di scisti bituminosi;
– i terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto;
– le centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 MW.
La predisposizione della VIS è a carico del soggetto proponente l’opera o l’intervento.

Rifiuti

In materia di rifiuti, il ddl mira innanzitutto a coinvolgere gli enti locali e penalizzare il conferimento in discarica, con una incentivazione della raccolta differenziata e una promozione della riduzione dei rifiuti non riciclati.
Le misure introdotte al Senato, da un lato, intendono penalizzare lo smaltimento in impianti di incenerimento senza recupero di energia, contrastare la vendita dei rifiuti di rame e altri metalli a tutela degli smaltitori autorizzati e, dall’altro, semplificare le procedure per i rifiuti provenienti dalla pulizia delle reti fognarie e regolamentare anche la gestione dei rifiuti raccolti durante l’attività di pesca.
Altra novità riguarda l’approvazione di un emendamento che inserisce nell’elenco dei sottoprodotti utilizzabili negli impianti a biomasse anche i sottoprodotti della produzione e della trasformazione degli zuccheri da biomasse non alimentari.
Tra le altre norme si segnala l’abrogazione del divieto previsto dal DLgs n. 36/2003 di conferire in discarica rifiuti con Pci (potere calorifico inferiore) superiore a 13mila kJ/kg, sino ad oggi più volte prorogato e mai divenuto operativo.

Economia circolare: l’acquisto di prodotti derivanti da materiali “post consumo”

Al fine di avviare concretamente l’economia circolare, viene incentivato l’acquisto di prodotti derivanti da materiali “post consumo”, o dal recupero degli scarti e dei materiali rinvenienti dal disassmeblaggio dei prodotti complessi (per brevità, ‘post-consumo’), previa modifica del TUA (D.Lgs. 152/2006) e inserimento dei nuovi articoli 206-ter, 206-quater, 206-quinquies e 206-sexies.
Viene così consentita la stipula di accordi e contratti di programma tra soggetti pubblici e privati. La platea dei soggetti comprende (con enti pubblici e soggetti pubblici e privati) anche le associazioni senza fine di lucro di promozione sociale, le imprese artigiane e le imprese individuali, le associazioni di categoria e di aziende che si occupano di riciclo e riuso, nonché i soggetti incaricati di operare secondo il principio di responsabilità estesa del produttore e le imprese che producono beni derivanti da materiali post consumo riciclati, con priorità per i beni provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti.
Tali accordi e contratti di programma hanno ad oggetto l’erogazione di incentivi alle attività imprenditoriali di produzione di beni derivanti da materiali “post consumo” o riciclati e alle attività imprenditoriali di preparazione dei materiali “post consumo” per il loro riutilizzo, nonché alle attività di produzione e commercializzazione di prodotti e componenti di prodotti reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti.
Gli incentivi sono diretti anche alle attività imprenditoriali di commercializzazione di aggregati riciclati marcati CE e definiti secondo le norme tecniche UNI/EN 13242:2013 e UNI/EN 1260:2013, nonché di prodotti derivanti da rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) e da pneumatici fuori uso.
Gli incentivi sono, altresì, diretti ai soggetti economici e ai soggetti pubblici che acquistano prodotti derivanti dai predetti materiali.
Gli incentivi sono configurati in termini di credito di imposta, detrazione fiscale o riduzione dell’IVA commisurati al valore del prodotto.

…e  il Made Green in Italy per le imprese verdi italiane

Ed è sempre nel segno dell’economia circolare lo schema nazionale volontario introdotto dal ddl per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti.
Lo schema è denominato “Made Green in Italy” e ha lo scopo di promuovere la competitività del sistema produttivo italiano in un contesto internazionale in cui è crescente la domanda di prodotti ad elevate prestazioni ambientali.
Si tratta in buona sostanza, quindi, di un nuovo marchio di cui potranno fregiarsi le imprese italiane per indicare la sostenibilità delle loro produzioni. Lo schema proposto adotterebbe la metodologia sviluppata in ambito comunitario chiamata PEF (Product Environmental Footprint), istituita con la raccomandazione 2013/179/UE, al fine di superare la frammentazione del mercato interno per quanto riguarda i diversi metodi disponibili per la misurazione delle prestazioni ambientali. Ulteriori norme “esterne” al ddl farebbero da corollario indispensabile per definirne la disciplina.

Il vuoto a rendere: un gradito ritorno

Sotto tale profilo, è anche da segnalare la proposta del ritorno del c.d. “vuoto a rendere”, almeno in via sperimentale.
Tale previsione vale per specifiche tipologie di imballaggi di prodotti destinati all’uso alimentare (quali la birra o l’acqua minerale), utilizzati in grande quantità in punti di consumo come alberghi, residenze di villeggiatura, bar, ristoranti: si tratterebbe comunque di una sperimentazione limitata a un periodo di 12 mesi.
Sarà, poi, compito del MinAmbiente, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico (MiSE), emanare un apposito regolamento volto a disciplinare il sistema del vuoto a rendere su cauzione. Al termine della fase di sperimentazione dovrebbe valutarsi, sulla base degli esiti e sentite le categorie interessate, se confermare o estendere il sistema ad altre tipologie di prodotti di consumo.

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