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Collegato ambientale: tutela del suolo e delle acque, introduzione del PSEA

Dalla rimappatura dei distretti idrografici alle semplificazioni su alcune VIA, dalla remunerazione dei servizi ecosistemici ai reflui oleari: continuiamo l'esame del “Collegato Verde”

pulizia alveo fiumi
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E’ evidente come il Collegato ambientale ( legge 28 dicembre 2015, n. 221 sulla green economy) sia pieno di sorprese. Anche gli interventi in materia di acque e territorio sono infatti significativi e, anche in questo caso, sono dispersi in più sedi del lungo testo di legge: riorganizzazioni amministrative e rimappatura dei distretti idrografici, norme in materia di acque reflue dei frantoi oleari, semplificazioni sulla valutazione di impatto ambientale in materia di scarico a mare e, di particolare rilevanza, un’ ampia delega al governo per l’introduzione del sistema di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali. Vediamoli.

 

Riorganizzazione della PA in materia di acque

Dell’organizzazione territoriale della Pubblica Amministrazione in materia di acque si occupa l’art. 51 con una articolata disciplina – che modifica diversi articoli del Testo unico ambientale (TUA, D.Lgs. n.152 del 2006) – volta prevalentemente alla riorganizzazione dei distretti idrografici in funzione della difesa del suolo.

Ciascun distretto viene definito elencando i bacini idrografici che gli fanno capo, occasione per ridefinire la natura di alcuni di essi i quali, in base alle norme previgenti, erano classificati come bacini regionali.

In ciascun distretto idrografico così ridisegnato viene ora istituita l’Autorità di bacino distrettuale, la cui composizione e il cui funzionamento sono indicati dal Collegato Ambientale attraverso la riscrittura dell’art. 63 del TUA. Gli atti di indirizzo, coordinamento e pianificazione delle Autorità di bacino sono adottati in sede di conferenza istituzionale permanente alla quale partecipano:

  • i presidenti delle regioni e delle province autonome interessate da ciascun distretto idrografico in questione (o gli assessori da questi delegati);
  • i Ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture (o i sottosegretari da questi delegati), il capo della Protezione Civile;
  • alti esponenti delle altre Amministrazioni d volta in volta interessate).

Per l’attuazione a livello nazionale degli indirizzi  stabiliti, alla conferenza istituzionale si affianca un’apposita conferenza operativa.

 

Rischio idrogeologico

L’articolo 52 prevede un meccanismo per agevolare, anche attraverso lo stanziamento di risorse finanziarie (10 milioni di euro per il 2016), la rimozione o la demolizione, da parte dei Comuni, di opere e immobili abusivi realizzati nelle aree classificate a rischio idrogeologico elevato o molto elevato ovvero esposti a rischio idrogeologico, sulla base di un elenco del Ministero dell’ambiente, adottato annualmente dalla Conferenza Stato-Città e autonomie locali.

E’ previsto inoltre che non sono subordinate a permesso di costruire le opere dirette a soddisfare esigenze meramente temporanee o ricomprese in strutture ricettive all’aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti, previamente autorizzate sotto il profilo urbanistico, edilizio e, ove previsto, sotto quello paesaggistico, in conformità alle normative regionali di settore.

Si dispone infine che i commissari straordinari, per accelerare la progettazione e la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione, possano delegare un apposito soggetto attuatore (attraverso una modifica del comma 7 dell’articolo 7 del D.L. 133/2014).

L’articolo 54 modifica in più punti il testo unico in materia edilizia (D.P.R. n. 380/2001) al fine di richiamare nelle varie disposizioni e procedure la normativa, gli interessi e i vincoli collegati alla tutela dell’assetto idrogeologico. Si prevede, inoltre, che agli atti e procedimenti riguardanti la tutela dal rischio idrogeologico non si applichi la disciplina generale sul silenzio assenso.

L’articolo 55 prevede, al fine di consentire la celere predisposizione del Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico, favorendo le necessarie attività progettuali, l’istituzione, presso il Ministero dell’ambiente, del Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico e demanda ad un apposito D.P.C.M. (da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge) la definizione delle modalità di funzionamento del Fondo medesimo.

 

Valutazioni di impatto ambientale: semplificazioni

Si tratta, più esattamente, di “Norme di semplificazione in materia di valutazioni di impatto ambientale incidenti su attività di scarico a mare di acque e di materiale di escavo di fondali marini e di loro movimentazione” – come recita la rubrica dell’art. 8. Vengono modificati molto gli artt. 104 e 109 (e relativi allegati) del TUA. In entrambi i casi si dispone che, per gli interventi assoggettati a valutazione di impatto ambientale, nazionale o regionale, le autorizzazioni ambientali di cui alle norme in questione siano istruite e rilasciate dalla stessa autorità competente per il provvedimento. La più classica, dunque, delle semplificazioni amministrative.
Di riflesso, all’Allegato II alla parte seconda del TUA sono aggiunte precisazioni circa l’applicabilità agli elettrodotti delle norme ivi contenute, con relativa norma transitoria dedicata alle pratiche amministrative pendenti.

 

Acque reflue dei frantoi oleari

Le norme in materia di acque contenute nel Collegato Ambientale si caratterizzano non soltanto per la loro dispersione nel vasto testo legislativo, ma anche per la loro varietà. In tale varietà trova spazio anche una norma sulle acque reflue dei frantoi oleari: argomento che pur sembrando «di nicchia», riveste invece notevole importanza operativa.

Si trattava di fatto di un ambito non disciplinato dalla legislazione in materia di acque; su tale lacuna interviene ora l’art. 65 del Collegato Ambientale che, introducendo il  comma 7-bis nell’art. 101 del TUA, sancisce che – agli effetti che qui ci interessano – le acque reflue di vegetazione dei frantoi oleari siano assimilate alle acque reflue domestiche.

Nuove disposizioni regolano inoltre lo scarico di acque di vegetazione in pubblica fognatura che è ammesso (per i frantoi che trattano olive provenienti esclusivamente dal territorio regionale e da aziende agricole i cui terreni insistono in aree scoscese o terrazzate) ove non si ravvisino criticità nel sistema di depurazione.

 

In arrivo il PSEA ovvero il Pagamento dei Servizi Ecosistemici e Ambientali

La disposizione più significativa tra quelle che il Collegato Ambientale dedica alla materia delle acque è però contenuta nell’art. 70. In esso, viene infatti delineata la «Delega al Governo per l’introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali» secondo la quale:

“1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, uno o più decreti legislativi per l’introduzione di un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali (PSEA)”

Il funzionamento del  sistema di Pagamento dei Servizi Ecosistemici e Ambientali (PSEA, appunto),  è indicato nei primi punti (a, b, e c) della delega.

Si tratta, in sintesi, di un sistema premiale che incoraggia l’implementazione di determinate politiche ambientali individuate a partire della lettera d) delle deleghe che infati indica di:

“d) prevedere che siano in ogni caso remunerati i seguenti servizi: fissazione del carbonio delle foreste e dell’arboricoltura da legno di proprietà demaniale, collettiva e privata; regimazione delle acque nei bacini montani; salvaguardia della biodiversità delle prestazioni ecosistemiche e delle qualità paesaggistiche; utilizzazione di proprietà demaniali e collettive per produzioni energetiche;
“e) prevedere che nel sistema di PSEA siano considerati interventi di pulizia e manutenzione dell’alveo dei fiumi e dei torrenti;

h) prevedere che beneficiari finali del sistema di PSEA siano i comuni, le loro unioni, le aree protette, le fondazioni di bacino montano integrato e le organizzazioni di gestione collettiva dei beni comuni, comunque denominate;

l) ritenere precluse le attività di stoccaggio di gas naturale in acquiferi profondi.

Viene pertanto delineato un sistema coerente di regimazione e pulizia di bacini e alvei, in base al quale gli autori degli ‘eco-interventi’ ivi previsti avranno diritto a remunerazione.

Sintetizzando le previsioni della delega:

  • la regimazione delle acque nei bacini montani deve essere sempre oggetto di remunerazione;
  • la pulizia dell’alveo dei fiumi e torrenti deve essere «considerata» nel sistema PSEA;
  • le fondazioni di bacino montano sono beneficiarie finali del sistema PSEA;
  • è da ritenere precluso lo stoccaggio di gas naturale negli acquiferi profondi.

Quest’ultimo punto della delega, rispetto agli altri citati, ha natura a sé stante: si tratta infatti di un divieto che il decreto delegato dovrà espressamente prevedere, salvo risolvere il problema interpretativo legato all’utilizzo dell’ambiguo verbo “ritenere”.

Sistema organico, si diceva, ma forse più nella sostanza che nella forma: tutto dipenderà, infatti, dalla chiarezza ed efficacia dell’emanando decreto legislativo  e dal reperimento delle risorse necessarie.

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