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Com’è fatta una discarica di rifiuti a norma

Per discarica dei rifiuti si intende un’operazione di smaltimento e deposito permanente in un’area con caratteristiche ben definite. Una panoramica completa a livello normativo con indicazioni tecniche

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Secondo quanto pubblicato dall’ISPRA nel “Rapporto Rifiuti Speciali 2016” (Rapporti n. 246/2016) – elaborando, innanzitutto, le informazioni contenute nelle dichiarazioni MUD 2015 – nell’anno 2014, a livello nazionale, i rifiuti speciali smaltiti in discarica sono stati 11,4 milioni di tonnellate di cui 10,1 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi (88,9%) e 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi (11,1%), con una crescita rispetto al 2013 del totale dello smaltimento in discarica, pari a 460 mila tonnellate (+4,2%).

Si tratta, ancora oggi, nonostante l’aumento della raccolta differenziata e del recupero dei materiali raccolti, di un flusso enorme di rifiuti che finisce “tal quale” negli impianti autorizzati e che richiede il rispetto dell’articolato e complesso quadro normativo preposto a disciplinarne il conferimento, a partire dall’ubicazione e dalle caratteristiche del sito allestito come discarica dei rifiuti.

In tema di discariche, si segnala che la Commissione europea ha incluso tra le misure proposte nell’ambito del “nuovo” pacchetto sull’Economia circolare adottato il 2 dicembre 2015 (“Towards a circular economy”) anche l’obiettivo di riduzione del collocamento in discarica al massimo al 10% di tutti i rifiuti entro il 2030, al fine di immettere nuovamente nel ciclo produttivo i materiali ed evitare lo sperpero di risorse e di materie prime: nel frattempo, prima che l’attuazione delle misure del pacchetto porti alla revisione delle direttive europee sui rifiuti, e a cascata delle norme italiane di recepimento, continueranno ad applicarsi le attuali regole e restrizioni in tema di discarica (quali quelle sul trasferimento transfrontaliero dei rifiuti in impianti di altri Stati Ue).

Pertanto, a livello italiano, in via principale, i riferimenti in tema di discariche continuano ad essere rappresentati dai seguenti provvedimenti:
• D.Lgs. n. 152/2006 (Testo Unico Ambientale, il cui art. 182, comma 5 dichiara espressamente che “Le attività di smaltimento in discarica dei rifiuti sono disciplinate secondo le disposizioni del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, di attuazione della direttiva 1999/31/CE”);
• D.Lgs. n. 36/2003, che ha dato attuazione alla direttiva 1999/31/CE sulle discariche;
• D.M. 27 settembre 2010 (Criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica).

Per quanto riguarda, nello specifico, gli atti pianificatori e progettuali relativi alle discariche, e in particolare la localizzazione dell’impianto, il riferimento è rappresentato dai paragrafi 1.1 e 2.1 dell’Allegato 1 del D.Lgs. n. 36/2003 e dai criteri localizzativi stabiliti a livello locale (Programma Regionale Gestione Rifiuti e Piani Provinciali Gestione Rifiuti), nonché da eventuali linee guida regionali.

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Caratteristiche dell’area di discarica dei rifiuti
Per discarica, secondo quanto riportato dall’Allegato B (voce D1) alla Parte Quarta del TUA, si intende un’operazione di smaltimento consistente nel “deposito sul suolo o nel suolo (ad esempio discarica)” di rifiuti, in modo permanente o tendenzialmente tale.
In concreto, quando si parla di discarica si pensa a quel luogo dove vengono depositati in modo definitivo sia i rifiuti solidi urbani non selezionati, sia tutti i rifiuti prodotti dalle attività dell’uomo (si va dai detriti di costruzioni agli scarti industriali ecc.) che non sono stati riciclati, né inviati al trattamento meccanico-biologico (TMB) per poter produrre energia tramite bio-ossidazione a freddo, né utilizzati come combustibile negli inceneritori per il recupero energetico.
In generale, nella discarica i residui sono soggetti ai naturali processi di decomposizione anaerobica per oltre 30 anni dal conferimento, con la conseguente produzione di biogas e di liquami inquinanti (percolato).

Caratteristiche fisiche di una discarica
La scelta del sito per la localizzazione rappresenta il primo e più importante passo nella realizzazione di una discarica, che deve tenere conto sia di aspetti tecnici (quali la permeabilità dei terreni e l’accessibilità del sito) che economico-sociali. La struttura tipica per una discarica, ancorché molto semplificata, prevede un fondo passivo di argilla e di isolamento plastico (geomembrana), uno strato di sabbia o altro materiale con proprietà simili per l’assorbimento e il recupero del percolato, uno strato superficiale di terreno per la copertura e la crescita delle piante ed i sistemi di raccolta, controllo e stoccaggio o trattamento delle emissioni (biogas e percolato). Il sistema di raccolta del percolato solitamente consiste in una rete di tubi fessurati immersi in uno strato di ghiaia drenante appena al di sopra dello strato di impermeabilizzazione. Tale sistema permette di intercettare i flussi di percolato e di inviarli ad appositi impianti di trattamento (biologico o chimico-fisico).

Il percolato può essere definito come un’acqua di rifiuto complessa ed altamente inquinata, che è il risultato dei processi biologici, chimici e fisici che si svolgono all’interno delle discariche. In particolare, secondo la lett. m) dell’art. 2, c. 1 del D.Lgs. n. 36/2003, per “percolato” deve intendersi il “liquido che si origina prevalentemente dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi”. In generale le caratteristiche quantitative del percolato sono influenzate da fattori esterni come l’apporto idrico (meteorico, superficiale, sotterraneo) e da fattori interni come l’umidità iniziale, la produzione e consumo di acqua durante la biodegradazione dei rifiuti, da fattori progettuali come la copertura finale.

Le caratteristiche qualitative dipendono invece più strettamente dalla composizione dei rifiuti. Il biogas contiene metano e anidride carbonica, entrambi gas ad effetto serra oltre che una vasta gamma di composti presenti in minima percentuale. Il biogas si produce a causa della fermentazione della sostanza organica operata dai microrganismi, prima in condizioni aerobiche e successivamente in condizioni anaerobiche. Le moderne discariche prevedono la captazione del biogas attraversi appositi sistemi di captazione e trasporto, che possono prevedere il riutilizzo del biogas per la produzione di energia elettrica.

Come detto, la disciplina nazionale sulle discariche è contenuta nel D.Lgs. n. 36/2003 (attuativo della Dir. n. 1999/31/CE e s.m.i.), il quale, tra l’altro, ha individuato tre “categorie” di discariche distinte in base al tipo di rifiuti da smaltire (inerti, non pericolosi e pericolosi), ha introdotto taluni “divieti assoluti” di conferimento in discarica nei confronti di determinate tipologie di rifiuti, subordinando la possibilità di smaltire i rifiuti in discarica al rispetto di determinate prescrizioni da individuarsi con un apposito D.M. Questa è la definizione di discarica data dal D.Lgs. n. 36/2003:

Art. 2, c. 1, lett. g), D.Lgs. n. 36/2003
«discarica»: area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno. Sono esclusi da tale definizione gli impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento, e lo stoccaggio di rifiuti in attesa di recupero o trattamento per un periodo inferiore a tre anni come norma generale, o lo stoccaggio di rifiuti in attesa di smaltimento per un periodo inferiore a un anno;

Dalla lettura della norma, dunque, si ricava che un “deposito permanente” può essere qualificato come discarica anche in queste ipotesi:
• area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito;
• deposito di rifiuti (deposito inteso come stoccaggio) in attesa di recupero o trattamento per un periodo uguale o superiore a tre anni come norma generale (cioè, a meno di eventuali autorizzazioni per periodi uguali o superiori a tre anni rilasciate dalle competenti PA);
• qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito, in attesa di smaltimento, per più di un anno (la norma parla di deposito temporaneo ma in realtà si tratta di “stoccaggio” da non confondere con il “deposito temporaneo” di cui all’art. 183, c. 1, lett. m), D.Lgs. n. 152/2006).

L’art. 3, D.Lgs. n. 36/2003, poi, indica le operazioni di gestione dei rifiuti che non sono considerate “discarica” (in quanto si tratta di specifiche attività di recupero, da verificare però in concreto, caso per caso).

Dunque, tre sono le tipologie di discarica (D.Lgs. n. 36/2003, art. 4, c. 1):
• discarica per rifiuti inerti;
• discarica per rifiuti non pericolosi (tra i quali i Rifiuti Solidi Urbani, RSU);
• discarica per rifiuti pericolosi (tra i quali, le ceneri e gli scarti degli inceneritori).

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