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Come si fa il progetto di bonifica ambientale

Il progetto di bonifica ambientale prevede indagini preliminari sull’assetto geologico e idrogeologico del sito e sull’eventuale contaminazione. Il nostro focus

Bonifica Ambientale
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La redazione di un piano di caratterizzazione di un sito, così come previsto dal D.M. n. 471/1999, che lo definisce come il primo livello d’approfondimento tecnico del progetto di bonifica ambientale e successivamente dal D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i, che prevede il piano di caratterizzazione all’art. 242 “procedure operative e amministrative”, richiede indagini tali da avere il maggior numero d’informazioni possibili sull’assetto geologico e idrogeologico del sito e sull’eventuale contaminazione a costi ragionevoli.

È infatti da considerare che il piano di caratterizzazione sarà, in caso di contaminazione, il primo di una serie di passi che hanno come obiettivo la bonifica e/o la messa in sicurezza del sito. È necessario porre l’accento sul fatto che, se da un lato le indagini di caratterizzazione di un sito devono avere come prerogativa la definizione qualitativa e quantitativa dell’eventuale contaminazione con minore approssimazione possibile, dall’altro la progettazione del piano di caratterizzazione non può prescindere dal considerare i costi connessi alla sua realizzazione.
Negli Allegati al Titolo V del D.Lgs. n. 152/2006 sono descritti i criteri da seguire per redigere il piano di caratterizzazione ed il conseguente piano di risanamento ambientale.

Sequenza logica delle fasi di attuazione del Piano di caratterizzazione di un sito. Il prodotto finale del Piano è il modello concettuale definitivo, indispensabile punto di partenza per la progettazione degli interventi di risanamento ambientale

Sequenza logica delle fasi di attuazione del Piano di caratterizzazione di un sito. Il prodotto finale del Piano è il modello concettuale definitivo, indispensabile punto di partenza per la progettazione degli interventi di risanamento ambientale

L’elaborazione di un modello concettuale definitivo del sito sarà possibile mediante l’integrazione dei risultati delle analisi chimico-fisiche e d’altro tipo realizzate durante il campionamento, le indagini e le analisi. Il sito deve essere descritto dettagliatamente, organizzando le informazioni raccolte in modo da stabilire gli effetti dell’attività svolta sul sito o dei rifiuti stoccati e permettere quindi di individuare:

  • le fonti della contaminazione presenti o passate, quali ad esempio terreno di riporto contaminato, rifiuti interrati, accumuli di rifiuti, perdite da tubature, serbatoi perdenti, polveri,
  • le sostanze contaminanti presenti nelle diverse componenti ambientali influenzate dal sito,
  • la tossicità e le caratteristiche chimico-fisiche rilevanti delle sostanze presenti (solubilità, volatilità, biodegradabilità, biodisponibilità),
  • le caratteristiche dominanti dell’ambiente con cui il sito interagisce, quali tipo di acquifero superficiale, profondità dell’acquifero principale, vicinanza di corsi d’acqua, caratteristiche meteoclimatiche,
  • la presenza di pozzi nel sito o nell’area circostante e gli usi delle acque prelevate,
  • gli elementi territoriali rilevanti, come distribuzione e densità di popolazione nell’area circostante, vicinanza di elementi sensibili (per es. scuole ed ospedali),
  • le modalità di esposizione dei bersagli (contatto dermico con le matrici contaminate, ingestione, inalazione).

L’obiettivo è di raccogliere tutti gli elementi che servono a definire l’estensione dell’area da bonificare, i volumi di suolo contaminato, le caratteristiche rilevanti dell’ambiente naturale e costruito, il grado d’inquinamento delle diverse matrici ambientali, le vie d’esposizione e le caratteristiche della popolazione su cui possono manifestarsi gli effetti dell’inquinamento.

Allegato 1: Criteri generali per l’analisi di rischio sanitario ambientale sito-specifica

L’allegato definisce gli elementi necessari per la redazione dell’analisi di rischio sanitario ambientale, da utilizzarsi per la definizione degli obiettivi di bonifica.
L’analisi di rischio si può applicare prima, durante e dopo le operazioni di bonifica o messa in sicurezza.
L’articolato normativo fa riferimento a due criteri-soglia di intervento: il primo (CSC) da considerarsi valore di attenzione, superato il quale occorre svolgere una caratterizzazione ed il secondo (CSR) che identifica i livelli di contaminazione residua accettabili, calcolati mediante analisi di rischio, sui quali impostare gli interventi di messa in sicurezza e/o di bonifica.

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L’allegato definisce i criteri minimi da applicare nella procedura di analisi di rischio inversa che verrà utilizzata per il calcolo delle CSR, cioè per definire in modo rigoroso e cautelativo per l’ambiente gli obiettivi di bonifica aderenti alla realtà del sito, che rispettino i criteri di accettabilità del rischio cancerogeno e dell’indice di rischio assunti nei punti di conformità prescelti. I principi base che si applicano all’analisi di rischio dei siti contaminati ed ai fini di una interpretazione corretta dei risultati finali occorre tenere conto dei seguenti concetti:

  • la grandezza rischio, in tutte le sue diverse accezioni, ha costantemente al suo interno componenti probabilistiche. Nella sua applicazione per definire gli obiettivi di risanamento è importante sottolineare che la probabilità non è legata all’evento di contaminazione (già avvenuto), quanto alla natura probabilistica degli effetti nocivi che la contaminazione, o meglio l’esposizione ad un certo contaminante, può avere sui ricettori finali;
  • ai fini di una piena accettazione dei risultati dovrà essere posta una particolare cura nella scelta dei parametri da utilizzare nei calcoli, scelta che dovrà rispondere sia a criteri di conservatività, il principio della cautela è intrinseco alla procedura di analisi di rischio, che a quelli di sito-specificità ricavabili dalle indagini di caratterizzazione svolte;
  • l’individuazione e l’analisi dei potenziali percorsi di esposizione e dei bersagli e la definizione degli obiettivi di bonifica, in coerenza con gli orientamenti strategici più recenti, devono tenere presente la destinazione d’uso del sito prevista dagli strumenti di programmazione territoriale.

Allegato 2: Criteri generali per la caratterizzazione dei siti contaminati

La caratterizzazione ambientale di un sito è identificabile con l’insieme delle attività che permettono di ricostruire i fenomeni di contaminazione a carico delle matrici ambientali, in modo da ottenere le informazioni di base su cui prendere decisioni realizzabili e sostenibili per la messa in sicurezza e/o bonifica del sito.
Le attività di caratterizzazione devono essere condotte in modo tale da permettere la validazione dei risultati finali da parte delle pubbliche autorità in un quadro realistico e condiviso delle situazioni di contaminazione eventualmente emerse.
Per caratterizzazione dei siti contaminati si intende quindi l’intero processo costituito dalle seguenti fasi:
1) ricostruzione storica delle attività produttive svolte sul sito;
2) elaborazione del Modello concettuale preliminare del sito e predisposizione di un piano di indagini ambientali finalizzato alla definizione dello stato ambientale del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee;
3) esecuzione del piano di indagini e delle eventuali indagini integrative necessarie alla luce dei risultati raccolti.
4) elaborazione dei risultati delle indagini eseguite e dei dati storici raccolti e rappresentazione dello stato di contaminazione del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee;
5) elaborazione del Modello concettuale definitivo;
6) identificazione dei livelli di concentrazione residua accettabili – sui quali impostare gli eventuali interventi di messa in sicurezza e/o di bonifica, che si rendessero successivamente necessari a seguito dell’analisi di rischio – calcolati mediante analisi di rischio eseguita secondo i criteri di cui in Allegato 1 del D.Lgs. n. 152/2006.

La caratterizzazione ambientale, sarà avviata successivamente alla approvazione da parte delle autorità competenti del piano di indagini e si riterrà conclusa con l’approvazione, in unica soluzione, da parte delle Autorità competenti dell’intero processo sopra riportato, al termine delle attività nel caso di non superamento delle CSC e al termine dell’attività qualora si riscontri un superamento delle suddette concentrazioni.
Nella fase di attuazione dell’intero processo, l’autorità competente potrà richiedere al proponente stati di avanzamento dei lavori per ognuna delle fasi sopra riportate, rilasciando eventuali prescrizioni. per ognuna delle fasi di cui sopra in un’unica soluzione. Per i siti di interesse nazionale, i tempi e le modalità di approvazione delle fasi di cui sopra potranno essere disciplinate con appositi accordi di programma.

Il contributo è estratto e rielaborato per Ingegneri.info dal “Manuale Ambiente 2016”, la nuova pubblicazione di riferimento in tema ambientale edita da Wolters Kluwer. Per scoprirne i contenuti, clicca qui.

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