Rapporto ISPRA 2018, avanza il consumo di suolo in Italia | Ingegneri.info

Consumo di suolo in Italia, il Rapporto Ispra 2018

Continua la perdita di superficie naturale nel nostro Paese: nel 2017, sono stati coperti dal cemento 2 metri quadrati al secondo, anche nelle aree protette, vincolate e a rischio

Una piazza Navona costruita ogni due ore: è il paradigma utilizzato dall'ISPRA per presentare gli ultimi dati sul consumo di suolo in Italia
Una piazza Navona costruita ogni due ore: è il paradigma utilizzato dall'ISPRA per presentare gli ultimi dati sul consumo di suolo in Italia
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L’edizione 2018 del Rapporto sul consumo di suolo in Italia, la quinta dedicata a questo tema, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione del nostro territorio, grazie alla cartografia aggiornata del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa).

Il Rapporto, frutto del monitoraggio svolto da Ispra e dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, analizza l’evoluzione del consumo di suolo all’interno di un più ampio quadro delle trasformazioni territoriali ai diversi livelli, attraverso indicatori utili a valutare le caratteristiche e le tendenze del consumo e fornisce nuove valutazioni sull’impatto della crescita della copertura artificiale, con particolare attenzione alla mappatura e alla valutazione dei servizi ecosistemici del suolo.

I dati sul 2017 mostrano ancora la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane a bassa densità, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali, unitamente alla criticità delle aree nell’intorno del sistema infrastrutturale, più frammentate e oggetto di interventi di artificializzazione a causa della maggiore accessibilità.

I dati confermano l’avanzare di fenomeni quali la diffusione, la dispersione, la decentralizzazione urbana da un lato e la densificazione di aree urbane dall’altro. Tali processi riguardano soprattutto le aree costiere mediterranee e le aree di pianura, mentre al contempo, soprattutto in aree marginali, si assiste all’abbandono delle terre e alla frammentazione delle aree naturali.

Per un’agile lettura del tema, ecco una guida sulle principali aree del Rapporto ISPRA 2018 sul consumo di suolo.

Il monitoraggio del consumo di suolo

Le attività di monitoraggio del territorio in termini di uso, copertura e consumo di suolo nel nostro Paese, permettono di avere un quadro aggiornato annualmente secondo un sistema di classificazione il cui primo livello suddivide l’intero territorio in suolo consumato e suolo non consumato. Il consumo di suolo viene suddiviso in due categorie principali (permanente e reversibile) che costituiscono un secondo livello di classificazione.

Il consumo di suolo è, quindi, definito come una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato).  Per copertura del suolo (land cover) si intende la copertura biofisica della superficie terrestre, comprese le superfici artificiali, le zone agricole, i boschi e le foreste, le aree seminaturali, le zone umide, i corpi idrici, come definita dalla direttiva 2007/2/CE.

L’impermeabilizzazione rappresenta la principale causa di degrado del suolo in Europa, comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali e seminaturali, contribuisce insieme alla diffusione urbana alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio, soprattutto rurale (Commissione Europea, 2012).

La rappresentazione del consumo di suolo è, quindi, data dal crescente insieme di aree coperte artificialmente da edifici, fabbricati, infrastrutture, aree estrattive, discariche, cantieri, cortili, piazzali e altre aree pavimentate o in terra battuta, pannelli fotovoltaici e tutte le altre aree impermeabilizzate, non necessariamente urbane.
L’azzeramento del consumo di suolo netto è l’obiettivo che l’Unione Europea vuole raggiungere entro il 2050, significa evitare l’impermeabilizzazione di aree agricole e di aree aperte. L’approccio proposto era quello di mettere in campo politiche e azioni finalizzate, nell’ordine, a limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione (soil sealing).

L’aumento del consumo di suolo in Italia

Il consumo di suolo nel 2017 continua a crescere in Italia, nell’ultimo anno le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 chilometri quadrati di territorio, ovvero, in media, circa 15 ettari al giorno. Una velocità di trasformazione di poco meno di 2 metri quadrati di suolo che, nell’ultimo periodo, sono stati irreversibilmente persi ogni secondo.

I dati della nuova cartografia Snpa mostrano come, a livello nazionale, la copertura artificiale del suolo sia passata dal 2,7% stimato per gli anni ’50 al 7,65% (7,75% al netto della superficie dei corpi idrici permanenti) del 2017, con un incremento di 4,95 punti percentuali e una crescita percentuale di più del 180% (e con un ulteriore 0,23% di incremento nel 2017).
In termini assoluti, il consumo di suolo ha intaccato ormai 23.063 chilometri quadrati del nostro territorio con una crescita netta di 5.211 ettari (52 km2) nell’ultimo anno dovuta alla differenza fra nuovo consumo (5.409 ettari, 54 km2) e suolo ripristinato.  Le aree più colpite risultano essere le pianure del Settentrione, dell’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane, le fasce costiere, in particolare di quelle adriatica, ligure, campana e siciliana.
L’Italia, superando la media in Europa stimata al 4,2%, si colloca al sesto posto dopo la Germania (7,4%) e altri paesi con limitata estensione territoriale come Lussemburgo (9,8%), Belgio (11,4%), Paesi Bassi (12,1%) e Malta (23,7%).

Il consumo di suolo a livello regionale, provinciale e comunale

Nel 2017, in 15 regioni è stato superato il 5% di consumo di suolo, con il valore percentuale più elevato in Lombardia (che con il 12,99% arriva a sfiorare il 13%) e in Veneto (12,35%) e in Campania (10,36%). Seguono Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Liguria, con valori compresi tra l’8 e il 10%. La Valle d’Aosta è l’unica regione rimasta sotto la soglia del 3%.

La Lombardia nonostante sia dotata di strumenti legislativi di controllo del fenomeno del consumo di suolo, detiene il primato anche in termini assoluti, superando quest’anno i 310 mila ettari del suo territorio coperto artificialmente (il 13,4% delle aree artificiali italiane è in questa regione), contro i 9.500 ettari della Valle D’Aosta.  Gli incrementi maggiori, nell’ultimo anno, sono avvenuti nelle regioni Veneto (con 1.134 ettari13), Lombardia (603 ettari in più), Emilia Romagna (+456) e Piemonte (+416). Liguria, Valle D’Aosta, Basilicata e Molise sono le regioni, invece, che quest’anno hanno avuto la minor perdita di suolo agricolo o naturale, con incrementi minori di 40 ettari

Livello provinciale

Monza e Brianza si conferma la provincia con la percentuale di suolo artificiale più alta, con circa il 41% di suolo consumato in rapporto alla superficie provinciale e un ulteriore incremento significativo di 35 ettari. In termini assoluti, la provincia di Roma è l’unica a oltrepassare la soglia dei 70.000 ettari arrivando, a causa di un incremento di altri 102 ettari dell’ultimo anno, a 72.481 ettari di suolo artificiale. Roma è seguita da Torino (circa 60.000 ettari) con un incremento di 94 ettari. Brescia supera, nel 2017, la soglia dei 55.000 ettari (78 in più nell’ultimo anno), mentre Milano si attesta sui 50.000 (+121 nel 2017).

Livello comunale

A livello comunale, i maggiori valori di superficie consumata si riscontrano a Roma (31.697 ettari), con una crescita di ulteriori 36 ettari nel 2017 (lo 0,11% in più) e in molti comuni capoluoghi di provincia: Milano (10.439 ettari, 19 in più nel 2017), Torino (8.546, solo 0,2 in più), Napoli (7.423, +6,6), Venezia (7.216, +37,4), Ravenna (7.121, +16,2), Palermo, Parma, Genova, Verona, Ferrara, Taranto, Catania, Perugia, Reggio Emilia e Ragusa (tra i 5.000 e i 7.000 ettari di suolo artificiale nel 2017).

La tipologia dei cambiamenti

Gran parte dei cambiamenti rilevati rientrano nella classe Cantieri e altre aree in terra battuta che, da sola, ha riguardato il 62,8%16 del nuovo consumo di suolo, pari a 3.037 ettari. Sono aree che, in molti casi, sono destinate a trasformarsi nel giro di poco tempo in consumo di suolo permanente ma che, almeno in parte, potrebbero essere recuperate e rinaturalizzate una volta terminata la cantierizzazione.
Il 16,4% è rappresentato da superfici non consumate del 2016 dove, in un anno, sono stati realizzati edifici, mentre le nuove strade rappresentano il 4,7% dei cambiamenti. Le altre aree impermeabili o pavimentate non edificate (piazzali, parcheggi, cortili, campi sportivi, etc.) rappresentano l’8,8% del nuovo consumo, pari a 423 ettari, mentre il 3,5% dei cambiamenti (171 ettari) è dovuto all’espansione di aree estrattive e l’1,5% (73 ettari) a nuovi campi fotovoltaici a terra.

Il consumo di suolo nelle aree protette, vincolate e a rischio

Quasi 84 ettari (+0,11%), tra il 2016 e il 2017, sono stati consumati all’interno di parchi nazionali e regionali, aree naturali e riserve. In particolare, i maggiori cambiamenti dovuti al consumo di suolo sarebbero avvenuti nel Parco nazionale dei Monti Sibillini (oltre 24 ettari) e nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (oltre 10 ettari).

Nelle aree a pericolosità idraulica alta (P3), tra il 2016 e il 2017 sono stati realizzati 196 ettari di cantieri o aree in terra battuta che incidono per il 72,3% sul totale dei cambiamenti avvenuti in queste zone. Il dato è significativo perché rappresenta da solo il 3,6% dei cambiamenti avvenuti nell’arco di tempo considerato.

I valori più elevati sono per i comuni periferici, intermedi e di cintura, mentre i poli hanno il consumo marginale di suolo minore. Quasi un quarto (il 24,61%) del nuovo consumo di suolo netto tra il 2016 e il 2017, pari a 1.331 ettari, è avvenuto all’interno delle aree vincolate per la tutela paesaggistica (che complessivamente coprono il 34% del territorio nazionale). In queste aree, il consumo di suolo è pari a 357.359 ettari pari a circa l’8% della loro estensione. Risultano coperti artificialmente 625.807 ettari, pari a circa il 6% del territorio vincolato a fronte del 7,6% registrato su tutto il territorio nazionale. Le regioni con maggior percentuale di territorio vincolato consumato risultano Campania (11%), Veneto (9%), Puglia (9%), Emilia Romagna (8,5%) e Lombardia (8%).
Il consumo di suolo all’interno di aree classificate a pericolosità da frana (P4+P3+P2+P1+AA), è pari all’11,9% (più di 275.000 ettari) del totale del suolo artificiale in Italia.
Il suolo nelle aree a pericolosità sismica alta e molto alta è consumato con una percentuale del 7,4% nelle aree a pericolosità sismica alta e del 4,8% nelle aree a pericolosità molto alta, per un totale pari a 869.035 ettari di superficie consumata, ovvero il 37,7% del totale delle aree artificiali italiane.

Corpi idrici e fascia costiera

Il livello di impermeabilizzazione entro i 150 metri dai corpi idrici raggiunge livelli molto elevati in Liguria (circa il 21% di tale superficie è coperta artificialmente), Valle D’Aosta (15,4%) e Trentino Alto Adige (13,4%), rispetto ad una media nazionale del 7,6%.

A livello nazionale quasi un quarto della fascia compresa entro i 300 metri dal mare è ormai consumato. Tra le regioni con i valori registrati più alti entro i 300 metri dalla linea di costa ci sono Liguria e Marche con quasi il 50% di suolo consumato, Abruzzo, Campania, Emilia Romagna e Lazio con valori compresi tra il 30 e il 40%.

Copertura e uso del suolo

Il 55,7% del suolo consumato tra il 2016 e il 2017, era precedentemente destinato a seminativi. A questi, devono essere aggiunti altre ampie superficie agricole perse, occupate, prima dell’artificializzazione, da foraggere, frutteti, oliveti e vigneti. Nel complesso, il 70,6% dei cambiamenti è avvenuto proprio a scapito di aree agricole.
Nelle 74 principali aree urbane, i cambiamenti del consumo di suolo nel periodo 2012-17 sono avvenuti principalmente all’interno delle ‘superfici agricole’, con un valore complessivo27 del 64% sul totale dei cambiamenti avvenuti su tutto il territorio delle città considerate.

La pianura costiera e le colline moreniche, entrambe con il 19% di consumo di suolo nel 2017 rappresentano i paesaggi con il maggiore livello di artificializzazione del territorio.
Nell’ultimo anno, il consumo di suolo si è concentrato nelle aree di pianura, in particolare a quota inferiore a 300 metri, dove si è registrato l’81,7% dei cambiamenti in un’area estesa per il 46,3% del territorio nazionale.
(Fonte: Rapporto Ispra 2018 sul consumo di suolo)

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