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Consumo di suolo: la normativa aggiornata regione per regione

In attesa della legge nazionale ferma in Parlamento, alcune Regioni si sono attivate per contrastare il fenomeno: ecco la situazione aggiornata alle recenti norme dell'Emilia-Romagna e del Friuli-Venezia Giulia

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Il consumo di suolo in Italia non conosce soste. Secondo i dati elaborati da Ispra e Istat, tra il 2013 e il 2015, ben 250 chilometri quadrati di aree naturali e agricole sono state ricoperte con asfalto e cemento, fabbricati residenziali e produttivi, centri commerciali, servizi e strade. La media del consumo di suolo negli ultimi 50 anni è stata tra i 6 ed i 7 metri quadrati al secondo. In termini assoluti, il consumo di suolo si stima abbia intaccato ormai oltre 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio. La cementificazione ha eroso le aree di pianura, le più fertili, che rappresentano circa il 23% dell’intera superficie del nostro Paese (quasi un quarto) e un’ampia parte di quel restante 42% di superficie composto di colline di altezza inferiore agli 800 metri.

I costi diretti derivati da queste perdite sono dovuti soprattutto alla mancata produzione agricola (51% del totale, oltre 400 milioni di euro annui tra il 2012 e il 2015) poiché il consumo invade maggiormente le aree destinate a questa primaria attività, ridotta anche a causa dell’abbandono delle terre. Il mancato sequestro del carbonio pesa per il 18% sui costi dovuti all’impermeabilizzazione del suolo, la mancata protezione dell’erosione incide per il 15% (tra i 20 e i 120 milioni di euro annui) e i sempre più frequenti danni causati dalla mancata infiltrazione e regolazione dell’acqua rappresentano il 12% (quasi 100 milioni di euro annui).

Le leggi regionali sul consumo di suolo

In attesa della legge nazionale ferma in Parlamento, alcune Regioni si sono attivate per contrastare il consumo del suolo. Ecco alcuni dettagli:
  • Abruzzo Dopo che la Corte Costituzionale con la sentenza n. 44 del 25 marzo 2015 aveva dichiarato incostituzionale la legge regionale n. 24/2014 “Legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo” perché approvata in epoca successiva alla scadenza del Consiglio regionale, è stato avviato il disegno di legge n. 62/2015 prevede un regime transitorio, durante il quale i Comuni potranno approvare solo varianti allo strumento urbanistico comunale senza nuovo consumo di suolo.
  • Calabria La legge regionale n. 41/2011  “Norme per l’abitare sostenibile” pone il principio di “consumo di suolo zero” per i Comuni che si prefiggono di non utilizzare ulteriori quantità di superficie del territorio per l’espansione del proprio abitato, superiori a quelle già disponibili ed approvate nel previgente strumento urbanistico generale (Piano Regolatore Generale/Programma di Fabbricazione)”.
  • Friuli-Venezia Giulia Nella legge regionale n. 19 del 11 novembre 2009, Codice regionale dell’edilizia, è stato inserito dalla legge n. 29/2017 l’art. 39 bis (Misure per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente) finalizzato alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e al contenimento del consumo di nuovo suolo, attraverso misure per il miglioramento della qualità energetica o igienico-funzionale degli edifici e limiti agli interventi in deroga alle distanze, alle superfici o ai volumi previsti dagli strumenti urbanistici.
  • Lombardia La legge regionale n. 31/ 2014 (Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato) stabilisce una riduzione graduale al consumo del suolo, incentivi per la rigenerazione urbana e per il recupero delle aree dismesse, nuovi strumenti per la ridefinizione delle previsioni urbanistiche locali rispetto ai fabbisogni reali. Per non rimettere in discussione i Pgt dei Comuni, il contenimento al consumo di suolo è di fatto rinviato di trenta mesi con l’obiettivo di conseguire, utilizzando il bilancio ecologico del suolo (Bes), la soglia di consumo zero. La legge è sotto l’esame della Corte Costituzionale, su richiesta del Consiglio di Stato che, con ordinanza n. 5711, lo scorso 14 dicembre ha sollevato questione di legittimità costituzionale della norma transitoria dettata dall’articolo 5, che sembrerebbe ostacolare l’effettivo esercizio delle potestà urbanistiche comunali.
  • Toscana La legge n. 65/2014 consente di occupare nuovo suolo non edificato nel territorio urbanizzato individuato dal piano strutturale dei Comuni. Durante i cinque anni successivi all’entrata in vigore della legge, le trasformazioni non residenziali al di fuori dal territorio urbanizzato che comportano nuovo consumo di suolo, sono ammesse solo se ricevono parere favorevole della conferenza di co-pianificazione.
  • Umbria La legge n.1/2015 stabilisce che le disposizioni sul consumo del suolo devono essere il principio guida e prevalgano sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi locali.
  • Veneto La legge n.14/2017 assegna alla giunta regionale la definizione della soglia massima di consumo del suolo (con un provvedimento a revisione almeno biennale). Fino all’emanazione del provvedimento, i Comuni possono prevedere nuovo consumo di suolo solo per opere pubbliche e di interesse pubblico. Fino all’adeguamento degli strumenti urbanistici e territoriali nei Comuni, i limiti definiti dal provvedimento della Giunta regionale prevarranno, se più stringenti, su quelli comunali.
  • Provincia Autonoma di Bolzano La legge provinciale n. 13/1997  “Legge urbanistica provinciale”, modificata dalla Lp n. 10/2001, pone un limite al consumo di suolo, attribuendo  alla Giunta provinciale il compito di definire un obiettivo quantitativo che prevede un valore indicativo dell’area annualmente edificabile. Il piano urbanistico comunale individua le zone di riqualificazione e definisce la densità edilizia territoriale, le destinazioni d’uso ammesse, le altezze ammissibili, le distanze dal confine e dagli edifici, ecc.
In Liguria, Marche, Puglia e Sardegna sono vigenti norme sul contenimento del consumo di suolo ovvero sulla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente mentre in Basilicata, Campania, Piemonte, Valle d’Aosta il contenimento del consumo di suolo è presente come principio, in alcuni casi applicato a singole norme relative alla riqualificazione urbana.

La nuova legge dell’Emilia-Romagna

La legge regionale n. 24 del 21 dicembre 2017 (Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio), in vigore dal 1° gennaio 2018, ha l’obiettivo del consumo di suolo a saldo zero entro il 2050. I Comuni dovranno adeguare gli strumenti urbanistici entro tre anni e concludere il processo nei due anni successivi. Il consumo di suolo nelle aree agricole è consentito solo per opere pubbliche e di pubblica utilità se viene dimostrata l’impossibilità di riutilizzare aree già urbanizzate e assicurando il minor impatto e consumo di suolo possibile.
Il nuovo consumo di suolo dovrà essere contenuto entro il 3% del territorio urbanizzato (e non più pari all’11%, come previsto dagli attuali strumenti urbanistici) e sarà consentito solo per i progetti capaci di sostenere lo sviluppo e l’attrattività del territorio. Esclusi dal limite: le opere pubbliche, gli insediamenti strategici di rilievo regionale, gli ampliamenti delle attività produttive esistenti, i nuovi insediamenti residenziali collegati ad interventi di rigenerazione urbana in territori già urbanizzati o di edilizia sociale.
La legge prevede forti incentivi alla rigenerazione e interventi di adeguamento sismico ed efficientamento energetico. In particolare, saranno stanziati contributi regionali diretti e sono previsti: l’esonero dal contributo straordinario per gli interventi interni alle aree già urbanizzate, la riduzione di almeno il 20% del contributo di costruzione, incentivi volumetrici legati alla qualità del progetto nonché procedure più veloci e snelle.

Una legge di iniziativa popolare

Il Forum Salviamo il Paesaggio ha elaborato una legge d’iniziativa popolare per arrestare il consumo di suolo. Alla stesura del testo normativo ha lavorato per 13 mesi un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare formato da 75 persone: architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti.
La proposta comprende dieci articoli e si prefigge di fermare “la modifica o la perdita della superficie agricola, naturale, semi-naturale o libera, a seguito di interventi di copertura artificiale del suolo, di trasformazione mediante la realizzazione – entro e fuori terra – di costruzioni, infrastrutture e servizi o provocata da azioni, quali asportazione ed impermeabilizzazione”.

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