Contro l'illegalità nei rifiuti e nell'agroalimentare: le linee guida del Progetto Civic | Ingegneri.info

Contro l’illegalità nei rifiuti e nell’agroalimentare: le linee guida del Progetto Civic

Si è concluso dopo due anni il Progetto Civic, che ha prodotto la redazione di apposite linee guida per limitare l'affermazione delle illegalità in tre filiere monitorate: rifiuti, specie protette, agroalimentare

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Il progetto CIVIC, Common Interventions on vulnerabilites In Chains, promosso da Corpo Forestale dello Stato, Legambiente e Agenzia delle Dogane, ha portato alla redazione delle corrispondenti linee guida, è stato quello di mappare le filiere di 3 settori:
1) Rifiuti
◦ Raee: Rifiuti provenienti da apparecchiature elettrice ed elettroniche
◦ Plastica
2) Agroalimentare
• Parmigiano Reggiano
• Olio Extravergine di Oliva
3) Specie protette
• Legname
• Pellame rettile
Tali linee guida costituiscono uno strumento operativo per limitare l’affermazione delle illegalità nelle filiere monitorate. Per arrivare alla redazione di queste linee guida, descrittive per ciascuna tipologia di filiera, sono state seguite tre fasi.

Fase 1 – Raccolta delle informazioni
Raccogliere informazioni in merito alla filiere da osservare, è il motivo per cui l’attenzione è stata rivolta a particolari tipologie, caratterizzando al meglio le informazioni raccolte rendendole di fatto puntuali e non sommarie e/o generiche. Due sono i soggetti su cui si è prestata maggiore attenzione:
a) Gli operatori nel settore;
b) La stakeholders, al fine di avere un punto di vista interno e consapevole.
Questo con il preciso scopo di focalizzare le vulnerabilità che possono essere causate da normative e/o regolamenti incoerenti o nei fatti criminogeni, da iter farraginosi e inutilmente costosi, da controlli inefficaci e/o del tutto formali.
Questa prima fase ha portato alla redazione, per ciascuna filiera, dei rapporti relativi alle vulnerabilità riscontrate.

Fase 2 – Formazione
Questa fase è corrisposta all’organizzazione di una decina di seminari formativi nelle città particolarmente interessate dal fenomeno (ad esempio Bari, Napoli e Milano) coinvolgendo soggetti che partecipano attivamente nelle fasi operative delle filiere, al fine di cogliere dal punto di vista gli eventuali buchi di sistema, le falle dei controlli, le zone a rischio di favorire spazi di manovra dell’illecito, anche di tipo organizzativo e mafioso.

Fase 3 – Elaborazione
L’elaborazione delle linee guida intese come documento utile ai decisori politici e in genere alle istituzioni, al fine di superare nel miglior modo possibile le vulnerabilità riscontrate nelle filiere.

Richiamo normativo – D.Lgs. n. 152/2006 Testo Unico dell’ambiente

Art. 256 – Attività di gestione dei rifiuti non autorizzata
“1. Chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 è punito:
a) con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi.
2. Le pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed ai responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all’articolo 192, commi 1 e 2.
3. Chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la pena dell’arresto da uno a tre anni e dell’ammenda da euro cinquemiladuecento a euro cinquantaduemila se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi.
Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell’area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi.
4. Le pene di cui ai commi 1, 2 e 3 sono ridotte della metà nelle ipotesi di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni, nonchè nelle ipotesi di carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per le iscrizioni o comunicazioni.
5. Chiunque, in violazione del divieto di cui all’articolo 187, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti, è punito con la pena di cui al comma 1, lettera b).
6. Chiunque effettua il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, con violazione delle disposizioni di cui all’articolo 227, comma 1, lettera b), è punito con la pena dell’arresto da tre mesi ad un anno o con la pena dell’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro per i quantitativi non superiori a duecento litri o quantità equivalenti …[omissis]…”

Art. 260 – Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e Art. 260 bis – Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti
“1. I soggetti obbligati che omettono l’iscrizione al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a), nei termini previsti, sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. In caso di rifiuti pericolosi, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro.
2. I soggetti obbligati che omettono, nei termini previsti, il pagamento del contributo per l’iscrizione al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a), sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro…[omissis]…”.

La filiera dei rifiuti

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I rifiuti rappresentano un costo per chi li produce e un ricavo per chi li gestisce. I risultati finali dell’intera gestione dipendono dai seguenti aspetti:
1) composizione della filiera;
2) lunghezza della filiera
3) circuiti attivati;
4) opportunità economiche messe in campo.

Un aspetto cruciale riguarda la possibile intercettazione criminale, che stando alle osservazioni delle stakeholders, si può verificare sia nella fase di gestione di servizi di trasporto-trattamento-smaltimento che in quella volta alla valorizzazione (energetica e materica) in modo illecito. Tra le vulnerabilità riscontrate vi è la problematica legata al controllo di frontiera; infatti nelle linee guida è previsto di “disporre controlli più stringenti e coordinati sui flussi transfrontalieri, aumentando lo scambio di informazioni tra dogane e forze di polizia e definendo modelli di analisi dei rischi e standard di controllo uniformi presso ciascun Paese membro”.

La filiera “specie protetta”

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Tra le cause dell’estinzione in natura di numerose specie di animali e piante (legname) ed il conseguente commercio illegale. Per questo tipo di filiera è facile riconoscere che esistono Stati che sono esclusivamente:
– Esportatore (= produttori);
– Importatore (= consumatori o trasformatori): l’Italia rientra in questa categoria;
– entrambe le figure precedenti.

La filiera “agroalimentare”

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Leggi anche: Sistri: come funziona il monitoraggio degli impianti trattamento rifiuti

 

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