Disastri naturali: come vivere il transitorio secondo il progetto Core House | Ingegneri.info

Disastri naturali: come vivere il transitorio secondo il progetto Core House

Gli studenti del Polito tra i nove vincitori del concorso mondiale Resilient Homes Design Challenge: parla uno dei coach, Matteo Robiglio

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Il terremoto del Centro Italia rappresenta un valido esempio di come sia importante affrontare in modo costruttivo la fase transitoria scandita dal post evento alla ricostruzione, al fine di fornire abitazioni sicure e confortevoli alle persone sfollate. È da questa necessità che nasce il tema del concorso ‘Resilient Homes Design Challenge’ promosso dalla World Bank e delle Nazioni  Unite  –  UN Habitat, in partenariato con Airbnb, Build  Academy e Global Facility for Disasters  Reduction and  Recovery,  per  la  progettazione  di  piccole case  economiche e sostenibili che possano essere costruite ad un costo inferiore a 10 mila dollari.

Il progetto e l’intervista

Si tratta di un’esigenza globale: dal 1970 ad oggi gli eventi catastrofici sono quadruplicati (fonte The Economist) e solo negli USA ammontano a 306 miliardi di dollari i danni provocati dagli uragani e dagli incendi nel 2017. Si stima che i rifugiati a seguito di disastri naturali siano circa 20 milioni l’anno; il loro numero supera quello dei rifugiati per conflitti bellici ed è in continua crescita a causa dei cambiamenti climatici.

I progetti  vincitori  saranno  invitati  per  un’esposizione  alla  sede della World Bank a Washington DC  e altre sedi internazionali,  e potranno essere realizzati e sperimentati nell’ambito di interventi della  Banca Mondiale nel mondo.

Tra i nove progetti vincitori vi è anche Design within the limits of scarcity che porta la firma del team della laurea magistrale in Architettura per il progetto sostenibile” del Politecnico di Torino (PoliTo). Un concorso che ha visto coinvolti progettisti di tutto il mondo confrontarsi su un tema cruciale a livello globale: la casa per gli sfollati a causa di disastri naturali.

Tra le potenzialità del progetto” – spiega uno dei coach, il professore Matteo Robiglio – “questa è stata la chiave di lettura che hanno dato gli studenti: la casa transitoria di fatto è una costruzione che, posizionata in un nuovo contesto, deve soddisfare requisiti di abitabilità che possono prolungarsi nel tempo, ecco perché tra le possibilità del progetto presentato al concorso è contemplata l’ipotesi di un ampliamento superficiale del costruito, al fine di una promozione del territorio e di un suo utilizzo ed impiego consapevole ”.

Questo nuovo approccio, del ‘transitional housing, ha reso la sfida  progettuale appassionante, perché alla casa permanente si richiedono prestazioni di comfort e resilienza che un rifugio temporaneo può non avere,  e  perché il riferimento a luoghi concreti spinge a confrontarsi con condizioni operative reali – non solo progettare una architettura, ma verificarne la fattibilità logistica, economica, costruttiva.

Chi sono gli autori e pensatori del progetto ‘Design within the limits of scarcity?

Si tratta di 48 studenti provenienti da tutto il mondo, iscritti al Politecnico di Torino o qui in Erasmus o con accordi di doppia laurea. I ragazzi sono stati coordinati da Francesca De Filippi con Roberto  Pennacchio (tecnologia  dell’architettura), Matteo Robiglio e Elena Vigliocco con Matteo Gianotti (progettazione architettonica e urbana) e Marco Simonetti (Sistemi di controllo ambientale).

La diversa provenienza ed il contesto di abitazione quotidiana percepita da ciascuno studente è stato oggetto di confronto ed immedesimazione: prima di affrontare il progetto, c’è stato un periodo, di circa due settimane, in cui gli studenti hanno indagato in modo critico circa la fattibilità dell’intervento, considerando diversi aspetti quali ad esempio i materiali reperibili in sito, il clima e gli eventi calamitosi che interessano l’area di delocalizzazione delle abitazioni transitorie. Al termine di questo periodo si è tenuto un brief di progetto atto ad identificare i cardini del progetto e la sua potenziale evoluzione”.

Il progetto Core House: il percorso che ha portato alla sua definizione

Tengo a precisare che la figura di noi docenti è stata puramente di coach, il lavoro è stato fatto unicamente dagli studenti”, precisa il professore Robiglio. “Attraverso questo processo abbiamo voluto trasmettere l’importanza del lavoro di squadra: ogni gruppo aveva una propria competenza che doveva misurarsi con il progetto nel suo complesso. La sfida che abbiamo lanciato agli studenti è stata quella di partire dal dettaglio per poi arrivare al contesto architettonico generale. Solitamente durante il corso di laurea è richiesto il procedimento contrario: dall’architettonico generale si arriva a definire il particolare, il dettaglio”.

Il concorso prevedeva tre possibili scenari: un clima secco freddo in un contesto a rischio terremoti, un altro ad alto rischio alluvioni corrispondente ad Haiti ed infine le Filippine a rischio inondazione. “I tre scenari sono stati sviluppati in parallelo: gli studenti hanno  dapprima  sviluppato  alternative  di  progetto in competizione per poi convergere in tre team – uno per ognuno degli scenari proposti dal concorso, collocati in contesti ambientali e climatici diversi. Ciascuno ha provveduto a reperire documentazione relativa al possibile sviluppo del progetto: materiali, tecnologie costruttive ricorrenti, clima, progetti pregressi.

Questa fase li ha impegnati per due settimane e si è trattato di un processo partecipato, attivatosi anche attraverso blog e social network .  Al termine di questo periodo, per ciascuno scenario, è stato individuato il brief di progetto e dopo una settimana è stato nominato il team leader, la cui funzione era di coordinamento tra i diversi aspetti progettuali, quali ad esempio: l’economy, la modellazione energetica, l’impianto di approvvigionamento, la tecnologia costruttiva nonché l’aspetto statico e probabilistico con cui confrontarsi per l’individuazione dell’evento calamitoso di progetto. Le costruzioni, così pensate, devono essere in grado di superare eventi con basso tempo di ritorno pertanto anche i presidi per il superamento dell’evento sono stati oggetto di analisi e studio”.

Riassumendo il timing di svolgimento del progetto è stato scandito nelle seguenti tempistiche:
  • 2 settimane di ricerca (gruppi di lavoro);
  • 1 settimana contest tra studenti (progetto individuale) per selezionare 1 concept  per ciascuno dei 3 scenari di concorso;
  • Formazione di 3 gruppi con 3 team leader e articolazione interna del lavoro per tasks (economy, comunicazione, tecniche, costruzione, climatizzazione etc..);
  • 5 settimane di sviluppo dei 3 progetti architettonici completi per il concorso;
  • Consegna ufficiale degli elaborati per il concorso;
  • 6 settimane di sviluppo di un progetto di insediamento urbano a partire dai progetti di concorso (lavoro individuale).

Il  progetto Core House coordinato  dal team leader, Laura Munoz Tascon,  studentessa colombiana,  prevede  un’elegante  soluzione di casa in bamboo a basso costo ed alta sostenibilità,  auto-costruibile,  in grado  di  resistere a ricorrenti  inondazioni  sollevandosi  dal  suolo  grazie  a  un  ingegnoso sistema di galleggianti realizzati con materiali di recupero.

Aspetto non trascurabile: gli studenti hanno toccato con mano le lavorazioni, infatti avvalendosi di modelli mobili fisici hanno potuto emulare le diverse fasi costruttive al fine di stilare un cronoprogramma dei lavori e quantificare i lavoratori corrispondenti a ciascuna lavorazione, prevedendo la possibilità di autocostruzione da parte degli autoctoni dopo una prima fase di realizzazione degli impianti svolta da personale tecnico qualificato”.

Le peculiarità del progetto Core House

Il progetto Core House si avvale di peculiarità come sostenibilità e autocostruzione.

Scheda n.1 del progetto "Core House"

Scheda n.1 del progetto “Core House”

Scheda n.2 del progetto "Core House"

Scheda n.2 del progetto “Core House”

Nella tabella sottostante riportiamo la scheda riassuntiva del progetto, rimandando alle tavole grafiche per i dettagli costruttivi.

Ambito territoriale Filippine
Evento calamitoso Inondazioni

Vento a 250 km/h

Tempo di ritorno Basso, inferiore ai 50 anni.

Questo elemento è servito ad individuare il piano di calpestio della costruzione affinché risultasse superiore al battente d’acqua previsto per un evento ordinario.

Costo progetto 9395 $, ovvero 200 $/mq di cui il:

33% impianti

29% stanza principale

12% cucina

4% bagno

13% camere da letto

9% fondazioni

Area intervento 400 mq di cui 47 mq corrispondenti alla casa transitoria
Tecnologia costruttiva Fondazioni: c.a.

Solai lignei

Elementi verticali in bamboo opportunamente trattati (antincendio)

Materiali c.a.

bamboo

legno

materiali riciclati

Approvvigionamento ed impianti Recupero dell’acqua piovana in apposite vasche

Sfruttamento energia eolica (turbina a fronte di un’occupazione di 7 mq si ha una produzione di energia pari a 5 kW)

Impresa costruttrice Tecnici specializzati per la parte impiantistica

Manodopera locale anche non formata per le lavorazioni non impiantistiche

N. fasi costruttive 17

Il team del Politecnico di Torino

Francesca De Filippi, Matteo Gianotti, Roberto Pennacchio, Matteo Robiglio, Elena Vigliocco, Marco Simonetti, Laura Munoz Tascon, Simone parola, Maria Vélez, Zhang xinyun, Ma Xingyu, Manuela Reitsma, Alessandro Scarfiello, Francesco Sorasio, Florencia Courroux, Ferhat Dural, Hadi Charafeddine, Fernanda Souza Povoa, Luca Anselmino, Tzlil Lussato, Mirela Dadaj, Ghazal Amiri, LI biao, Ramezanzade.

 

 

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