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Corpi idrici significativi: come si individua la qualità ambientale

Gli obiettivi minimi di qualità ambientale per i corpi idrici significativi servono a tutelare e risanare le acque nazionali. Ecco come funzionano

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Uno degli aspetti innovativi del D.Lgs. n. 152/1999, ripreso dal D.Lgs. n. 152/2006, è quello di individuare degli obiettivi minimi di qualità ambientale per i corpi idrici significativi al fine di tutelare e risanare le acque, superficiali e sotterranee.
Pertanto, qualsiasi attività antropica che abbia o possa avere influenza sulle acque (es. captazione di acque, scarico di reflui, attività agricola ecc.) non deve pregiudicare il raggiungimento di tali obiettivi. Con la fissazione degli obiettivi di qualità viene garantita una efficace e coerente politica delle acque in quanto non più volta, come in precedenza, ad una riduzione generica dell’inquinamento ma indirizzata, nel contempo, al mantenimento o raggiungimento del “buono” stato di qualità ambientale dei corpi idrici.

Nell’attuale normativa la qualità dei corpi idrici viene intesa come qualità ambientale sulla base della capacità di mantenere il proprio equilibrio biologico e idrologico. Il decreto pone quindi l’accento sull’aspetto ecologico della qualità di un corpo idrico rispetto alla pregressa normativa dove era valutata in relazione all’idoneità per specifiche destinazioni d’uso (potabile, balneazione) o dove la componente ecologica era la parte considerata relativamente all’idoneità di un’acqua per la vita di determinate specie animali (pesci salmonicoli e ciprinicoli).

Importanti novità riguardo agli obiettivi minimi di qualità sono state introdotte in data 11 novembre 2015, dall’entrata in vigore del D.Lgs. 13 ottobre 2015, n. 172. Tale decreto, attuazione della Dir. n. 2013/39/UE, che modifica la Dir. n. 2000/60/CE per quanto riguarda le sostanze prioritarie nel settore della politica delle acque, introduce importanti modifiche al D.Lgs. 152/2006, quali:

  • modifiche all’art. 74, in particolare la definizione di buono stato chimico delle acque superficiali e l’introduzione dell’acronimo per standard di qualità ambientale SQA;
  • sostituzione dell’art. 78 (Standard di qualità ambientale per le acque superficiali). Gli SQA avranno applicazione con diverse scadenze: per il raggiungimento del Buono stato chimico entro il 22 dicembre 2021 per le sostanze individuate in precedenza, per il raggiungimento del Buono stato chimico entro il 22 dicembre 2027 per le nuove sostanze individuate;
  • introduzione di ulteriori articoli all’art. 78 che prevedono aggiornamenti dei Piani di gestione dei distretti idrografici (art. 78nonies), disposizioni specifiche per alcune sostanze (art. 78decies) e monitoraggio a livello dell’Unione per alcune sostanze (art. 78undecies);
  • modifiche all’Allegato I alla Parte III: l’art. 78, per determinare lo stato chimico delle acque superficiali, prevede l’applicazione degli SQA elencati alla Tabella 1/A per la colonna d’acque e per il biota, mentre per i sedimenti degli SQA riportati nella Tabella 2/A contenute nel paragrafo A.2.6 (Stato chimico) dell’Allegato 1 alla Parte III;
  • introduzione di nuove sostanze dell’elenco di priorità da controllare nelle acque dei corpi idrici marino-costieri e di transizione (individuate con i numeri da 34 a 45 nella Tabella 1/A del Paragrafo A.2.6 dell’All.1 alla Parte III).

I corpi idrici significativi
La normativa al fine di ottimizzare l’applicazione della politica degli obiettivi di qualità, la pone obbligatoria per i corpi idrici che, in ragione della loro dimensione, valore naturalistico e/o paesaggistico, utilizzo ovvero carico inquinante, sono definibili “significativi”. Le indicazioni per le autorità competenti per l’individuazione dei corpi idrici significativi sono riportate all’Allegato 1, Parte I, del D.Lgs. n. 152/2006. Si riporta di seguito uno schema di sintesi:

Tipologia di corpo idrico
Corsi d’acqua naturali Il cui bacino imbrifero abbia una superficie di 200 km2 e che recapitano direttamente in mare e pertanto vengono definiti di primo ordine.

Il cui bacino imbrifero abbia una superficie di 400 km2. Essi vengono definiti di secondo ordine in quanto non recapitano direttamente in mare.

Non sono significativi i corsi d’acqua che per motivi naturali hanno avuto portata uguale a zero per più di 120 giorni l’anno, in un anno idrologico medio.

Laghi Aventi superficie dello specchio liquido pari o superiore a 0,5 km2. Tale superficie è riferita al periodo di massimo invaso.
Aree marine costiere Comprese entro 3.000 m dalla costa e comunque entro la batimetrica di 50 m.
Corpi idrici artificiali I canali artificiali che restituiscono almeno in parte le proprie acque in corpi idrici naturali superficiali e aventi portata di esercizio di almeno 3 m3/sec.

I serbatoi o i laghi artificiali il cui bacino di alimentazione sia interessato da attività antropiche che ne possano compromettere la qualità e aventi superficie dello specchio liquido pari almeno a 1 km2 o con un volume di invaso almeno pari a 5 milioni di m3 nel periodo di massimo invaso.

Acque di transizione Le lagune, i laghi salmastri e gli stagni costieri
Acque sotterranee Accumuli di acqua contenuti nel sottosuolo permeanti la matrice rocciosa posti al di sotto del livello di saturazione permanente

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Gli obiettivi di qualità vengono trattati al Titolo II del decreto legislativo n. 152/ 2006. Essi si distinguono in obiettivi di qualità ambientale e obiettivi di qualità per specifica destinazione. L’obiettivo di qualità ambientale: rappresenta la capacità dei corpi idrici di mantenere i processi naturali di autodepurazione e di supportare comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate mentre l’obiettivo di qualità per specifica destinazione: individua lo stato dei corpi idrici idoneo a una particolare utilizzazione da parte dell’uomo, alla vita dei pesci e dei molluschi.

Per il perseguimento dell’obiettivo di qualità ambientale sarà necessario pertanto tener conto non solo della qualità delle acque, ma anche dei sedimenti, dei biota e delle condizioni idromorfologiche del corpo idrico.

Il D.Lgs. n. 152/2006 riporta in articolato la regolamentazione per la tutela e il miglioramento dei corpi idrici per il raggiungimento dello stato di qualità “buono” e rimanda, per la definizione degli obiettivi di qualità ambientale e la classificazione dei corpi idrici, all’Allegato 1 che costituisce parte fondamentale del testo normativo. Gli obiettivi di qualità ambientale vengono trattati in maniera specifica all’art. 76 (“Disposizioni generali”) e all’art. 77 (“Individuazione e perseguimento dell’obiettivo di qualità ambientale”).

L’articolo è estratto e rielaborato dal Manuale Ambiente 2016, pubblicato da Wolters Kluwer. Clicca qui per conoscere tutti i contenuti del volume.

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