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Cosa sono le faglie attive e come si rilevano in Italia

A seguito del terremoto che ha colpito il Centro Italia, uno schematico 'ripasso' del concetto di 'faglia attiva' e degli strumenti di rilevazione in Italia

A seismograph instrument recording an earthquake occurring
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La faglia è una frattura in un corpo roccioso. Il movimento relativo dei due blocchi caratterizza il tipo di faglia:

1. Diretta

 

figura 2

Fosse Tettoniche – Si ha uno scivolamento del blocco roccioso al di sopra del piano di faglia (detto “hanging wall“) rispetto all’altro.
I due blocchi si allontanano l’uno rispetto all’altro.

2. Inversa

Zone di subduzione – Il blocco roccioso al di sopra della parete di faglia sale rispetto all’altro.
I due blocchi spingono l’uno verso l’altro.

3. Trascorrente

Figura 3-1

I due blocchi di roccia scorrono uno di fianco all’altro e il piano della faglia è verticale. La faglia trascorrente si distingue ulteriormente tra destra e sinistra a seconda di come un lato della faglia si muove rispetto all’altro.

La formazione di una faglia avviene quando il materiale roccioso, sottoposto a un campo di sforzi, supera il limite elastico sino a raggiungere un punto di rottura: l’energia potenziale di deformazione accumulata viene rilasciata generando (se il processo è repentino) onde sismiche a partire dal punto, detto ipocentro, in cui la frattura ha avuto inizio.

Leggi anche: L’analisi di Iunio Iervolino sul sisma nel Centro Italia

Le faglie di dimensioni maggiori, causa dei terremoti di origine tettonica, sono quindi solitamente localizzate nella crosta e nel mantello superiore (che formano la litosfera terrestre), ai bordi delle placche tettoniche.

Le caratteristiche che contraddistinguono una faglia sono:
– zona di faglia: è la struttura dove si innesca il processo di deformazione;
– piano di faglia: la direzione del piano è presa rispetto al Nord geografico, mentre l’inclinazione corrisponde all’angolo preso rispetto al piano orizzontale;
– capace: quando potenzialmente può creare una deformazione tettonica permanente in superficie.

Strumento Ithaca
Il catalogo ITHACA (ITaly HAzard from CApable faults) raccoglie le informazioni disponibili sulle faglie capaci e rappresenta uno strumento fondamentale per:
– analisi di pericolosità ambientale e sismica;
– comprensione dell’evoluzione recente del paesaggio;
– pianificazione territoriale;
– gestione delle emergenze di Protezione Civile.

Le faglie capaci vengono mappate e caratterizzate in ITHACA sulla base dei dati disponibili in letteratura, dopo una attenta revisione critica. Ne consegue che ITHACA:
• è in continuo aggiornamento e non può mai considerarsi completo o definitivo;
• non rappresenta la totalità delle faglie capaci presenti sul territorio nazionale, ma solo quelle per le quali esiste uno studio e quindi un riferimento bibliografico;
• non ha una copertura omogenea a livello nazionale.

Le definizioni dei principali elementi contenuti in ITHACA sono contenute presente nel documento “The Contribution of Palaeoseismology to Seismic Hazard Assessment in Site Evaluation for Nuclear Installations” (pagine 157-167 del file allegato TE-1767_web.pdf).
La sua consultazione all’interno del GeoMap Viewer del Portale avviene attraverso un servizio che permette l’interrogazione della banca dati sia geografica che alfanumerica, mettendo a disposizione dell’utente una serie di schede web.

Attività dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
L’Italia è una delle regioni di maggiore mobilità tettonica del Mediterraneo, pertanto a più alto tasso di sismicità. Molti terremoti storici hanno avuto effetti catastrofici:
– 1693 in Sicilia orientale,
– 1783 in Calabria,
– 1805 in Molise,
– 1908 a Messina
raggiungendo intensità MCS di XI grado (Magnitudo circa o leggermente superiore a 7).

Come rilevato dall’INGV “la crosta terrestre in Italia si muova continuamente sotto l’azione delle placche continentali africana ed euroasiatica, causando terremoti anche disastrosi, non è cosa nuova. Ma riuscire a individuare la posizione e l’entità dei movimenti legati ad una singola faglia lunga pochi chilometri che si rompe durante un terremoto, è un risultato di particolare significato per migliorare le conoscenze sulla pericolosità sismica di una regione”.

Il terremoto del 24 agosto 2016 che ha interessato l’Italia centrale, dalle prime analisi dell’INGV basate sulle sole stazioni GPS attive al momento del terremoto, è stato generato da una faglia lunga oltre “18 km e inclinata di circa 50 gradi, che corre con direzione nord-nordovest – sud-sudest e che si immerge verso ovest al di sotto dell’Appennino. Il movimento di questa faglia ha causato un’estensione della catena appenninica di circa 3-4 centimetri tra il Tirreno e l’Adriatico”.

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