Disastro ambientale nel Mar Cinese: quali strategie per l'intervento di bonifica? | Ingegneri.info

Disastro ambientale nel Mar Cinese: quali strategie per l’intervento di bonifica?

Con quali strategie di risanamento bisogna intervenire quando sostanze idrocarburiche e condensato si riversano in mare? Risponde Stantec, specializzata in progettazione ingegneristica e architetturale in interventi di risanamento ambientale

Questa foto è di domenica 14 gennaio 2018, fornita dal Ministero dei Trasporti cinese: una nave di salvataggio naviga verso la petroliera iraniana Sanchi, nel Mar Cinese Orientale. L’incendio è avvenuto il 6 gennaio, ha detto un portavoce del Ministero, e continua a destare preoccupazioni l’inquinamento del fondo marino e delle acque circostanti. 
(PRC Ministry of Transport via AP)
Questa foto è di domenica 14 gennaio 2018, fornita dal Ministero dei Trasporti cinese: una nave di salvataggio naviga verso la petroliera iraniana Sanchi, nel Mar Cinese Orientale. L’incendio è avvenuto il 6 gennaio, ha detto un portavoce del Ministero, e continua a destare preoccupazioni l’inquinamento del fondo marino e delle acque circostanti. (PRC Ministry of Transport via AP)
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Un comunicato del 7 gennaio scorso del Ministero dei Trasporti cinese, riportato immediatamente dall’agenzia Associated Press, ha riferito di un tragico incidente al largo del Mar Cinese Orientale che ha coinvolto una nave cargo e una petroliera. Il 6 gennaio una petroliera iraniana si è scontrata con una nave cargo di Hong Kong a 250 chilometri dalla costa cinese, e a causa del petrolio fuoriuscito, ha preso fuoco: le 32 persone dell’equipaggio della petroliera – 30 iraniane e 2 bengalesi – sono disperse; mentre le 21 persone dell’equipaggio della nave cargo sono state salvate.

A oggi si cercano ancora i dispersi, e si teme profondamente per l’ambiente. Commenta l’accaduto la dott.ssa Emanuela Sturniolo, amministratore delegato di Stantec – multinazionale leader nella progettazione ingegneristica e architetturale negli interventi di risanamento ambientale – geologo e project manager della bonifica della petroliera Haven al largo della costa ligure, conclusasi nel 2008.

“Le informazioni che ci giungono dai media cinesi ci fanno dedurre che, qualora non si intervenga in maniera tempestiva e adeguata, si potrebbe verificare un disastro ambientale”, afferma. “I danneggiamenti dovuti all’incidente, l’incendio e la natura stessa del carico (136mila tonnellate di condensato ultraleggero diretto in Corea del Sud) costituiscono una concomitanza di condizioni che impone allerta.”

“Le maggiori difficoltà in merito alla gestione del prodotto fuoriuscito sono legate proprio alla natura dello stesso. Si tratterebbe, in particolare, di petrolio condensato ultraleggero, che, a causa delle sue caratteristiche chimico-fisiche, presenta un comportamento diverso dal “solito” greggio, richiedendo una gestione particolarmente attenta”, sottolinea il dott. Donato Lucadamo, geologo e Senior Project Technical Leader di Stantec, esperto di bonifiche ambientali e contaminazioni da idrocarburi.

Sintesi tecnica sullo scenario a seguito del disastro

Cosa succede quando il condensato e le sostanze idrocarburiche si riversano in mare? Il condensato presenta in generale (sebbene possano esserci differenze anche notevoli tra diversi tipi di condensato), una bassa densità relativa (ossia, galleggia facilmente sull’acqua) un’alta pressione di vapore (ossia, possiede una forte tendenza a evaporare), una bassa viscosità (ossia, ha una forte capacità di fluire) e un basso “punto di scorrimento” (che corrisponde alla temperatura al di sotto della quale il prodotto non fluisce più; questa proprietà permette al prodotto di fluire anche in condizioni ambientali rigide). Queste caratteristiche influenzano fortemente il destino che il prodotto subisce nell’ambiente marino; tutte le sostanze idrocarburiche, infatti, sono soggette a fenomeni degradativi (ovvero ad azioni chimico-fisiche e/o biologiche, che influenzano la diffusione e dispersione della contaminazione delle matrici ambientali e in parte possono contribuire alla mitigazione naturale degli impatti della stessa), tra cui:

  • diffusione sulla superficie del mare (viscosità e volume del prodotto, oltre alle condizioni del mare, sono i fattori che più influenzano questo processo; in generale, grossi volumi di prodotto a bassa viscosità tenderanno a distribuirsi su un’area più ampia);
  • evaporazione (composti molto volatili tenderanno ad evaporare, da un lato riducendo significativamente la massa di prodotto in galleggiamento dall’altro lasciando dietro di sé i residui a più alta densità e viscosità);
  • dispersione (le onde e le turbolenze sulla superficie del mare causano la rottura del film idrocarburico in gocce di varie dimensioni, che restano in sospensione nella colonna d’acqua; questo fenomeno è particolarmente efficace su prodotti a bassa viscosità, soprattutto in presenza di onde, favorendo l’azione di altri processi come la biodegradazione e/o la dissoluzione);
  • emulsificazione (attraverso questo fenomeno il prodotto sversato “assorbe” acqua marina, formando un’emulsione, che, in base alle caratteristiche del prodotto, può restare stabile per tempi anche molto lunghi);
  • dissoluzione (questo fenomeno è poco efficace sugli idrocarburi in generale, in quanto le frazioni idrocarburiche più pesanti sono sostanzialmente insolubili, mentre quelle più leggere, pur essendo almeno parzialmente solubili, evaporano con un tasso molto superiore alla dissoluzione);
  • foto-ossidazione (gli idrocarburi, sotto la luce del sole, possono reagire con l’ossigeno, cambiando composizione; tuttavia, anche questo processo ha uno scarso effetto sulla riduzione della massa);
  • sedimentazione (le gocce di idrocarburi possono interagire con le particelle di sedimento, diventando abbastanza pesanti da “affondare” sul fondo marino; questo fenomeno può avvenire anche a seguito di un incendio, che “consuma” i componenti più leggeri);
  • biodegradazione (nelle acque marine esistono molti tipi di microorganismi capaci di metabolizzare composti idrocarburici, fino a produrre biossido di carbonio e acqua; tuttavia, la loro azione, oltre ad essere influenzata da diversi fattori come tipo di idrocarburo, disponibilità di ossigeno e nutrienti e temperatura, ha una velocità molto variabile, che la rende sostanzialmente un meccanismo efficace a lungo termine).

Al fine di definire l’azione più efficace per la rimozione del prodotto è necessario tenere in considerazione che, a causa dei processi sopra descritti, il prodotto sversato è in continua evoluzione nelle sue caratteristiche chimico-fisiche (a causa dell’azione delle onde, dei microorganismi, della luce solare, ecc.) e risulterà, quindi, necessario pianificare un’attenta osservazione e valutazione delle stesse, monitorandone il cambiamento nel tempo.

Possibili azioni preliminari nel caso della petroliera iraniana

Le azioni preliminari da intraprendere in casi come questo, al fine di definire la corretta strategia di intervento, sono:

  1. valutazione della quantità di condensato fuoriuscito e determinazione delle sue caratteristiche chimico-fisiche, che, insieme al modello di diffusione/trasporto (vento, correnti, distanza dalla costa, ecc.), possono permettere di definire la migliore strategia di rimozione/contenimento;
  2. valutazione della quantità di condensato eventualmente rimasto all’interno della nave e di carburante della nave stessa, al fine di predisporre interventi di bonifica sul relitto;
  3. valutazione di impatto ambientale, al fine di definire le conseguenze della fuoriuscita sull’ambiente (in particolare, sulla fauna) e pianificare una efficace strategia di mitigazione/intervento.

Le principali tecniche di intervento sul prodotto sversato

In generale, quindi, le tecniche di intervento sul prodotto sversato possono essere raggruppate in tre categorie:

  1. contenimento meccanico o recupero, che viene generalmente applicato attraverso l’utilizzo di barriere, skimmer (una specie di pompa, che riesce a rimuovere solo l’idrocarburo in galleggiamento sull’acqua), materiali assorbenti naturali o sintetici;
  2. metodi chimici o biologici come agenti disperdenti o gelificanti;
  3. metodi fisici come pulizia con materiali assorbenti, lavaggi ad alta pressione, rastrellamenti e scavi.

Una valutazione a parte, meriterà, in un secondo momento la strategia di intervento per la successiva rimozione del prodotto rimasto all’interno della nave e per la bonifica del relitto.

La divisione “Emergency Response” di Stantec

La divisione “Emergency Response” di Stantec è specializzata nell’offrire supporto tecnico in caso di incidenti ed emergenze nel settore petrolifero, occupandosi principalmente della gestione del prodotto fuoriuscito e della valutazione dell’impatto ambientale. È intervenuta nella gestione di alcuni dei principali disastri ambientali degli ultimi anni, ad esempio l’incidente della petroliera Haven al largo della Liguria e quello della piattaforma di perforazione Deepwater Horizon che riversò milioni di barili di greggio nel Golfo del Messico nel 2010.

  • La petroliera Haven
    La superpetroliera Haven, della portata di oltre 200mila tonnellate, naufragò nel 1991 al largo di Arenzano a seguito di un grande incendio scoppiato a bordo che causò la combustione del greggio trasportato e lo sversamento di migliaia di tonnellate di petrolio nel mare. Il relitto affondò ad una distanza dalla costa di circa 1,5 miglia (2,7 km circa), adagiandosi (tuttora) su fondali intorno agli 80 metri. Stantec fu incaricata dal Ministero della Marina Mercantile di realizzare i primi interventi per la messa in sicurezza e la bonifica del relitto, occupandosi successivamente del piano della caratterizzazione, caratterizzazione del relitto, progetto preliminare e progetto definitivo di bonifica. Dopo aver sviluppato i livelli di approfondimento tecnico necessari per la realizzazione dell’intervento di bonifica, Stantec fu incaricata dalla Regione Liguria di effettuare la sorveglianza e il controllo dei lavori, attività che comportavano la presenza giornaliera e costante sul cantiere di almeno un membro dell’ufficio di sorveglianza e controllo per tutte le 24 ore. I lavori di bonifica si sono conclusi nel 2008.
  • L’incidente della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico
    La piattaforma di perforazione Deepwater Horizon, gestita dalla BP, venne coinvolta in un incidente gravissimo nel 2010 quando, durante le operazioni di scavo di un nuovo pozzo in profondità, si verificò un’esplosione e la conseguente fuoriuscita di milioni di barili greggio dal fondale marino, che contaminarono l’ecosistema costiero circostante. Il team di ecologia e risanamento ambientale di Stantec partecipò al progetto di rimozione dello sversamento e di risanamento ambientale, verificando e vigilando che gli interventi rispettassero la normativa e fossero espletati con il minore impatto possibile sul patrimonio naturale e culturale circostante.
  • L’incidente di Refugio State Beach in California
    Nel 2015, la condotta di un oleodotto situato a nord del parco Refugio State Beach in California, si ruppe e causò lo sversamento di oltre 400mila litri di greggio nell’Oceano Pacifico e lungo le spiagge circostanti. Stantec fu incaricata dell’attività di raccolta dati per il Natural Resource Damage Assessment (NRDA), un programma che prevede la valutazione dei danni a carico delle risorse naturali e socio-economiche e nel fornire assistenza per stabilire un programma di recupero ambientale in collaborazione con l’Ente regolatore. Stantec ha anche monitorato le attività di bonifica del suolo coinvolto nello sversamento e di pulizia delle spiagge e della scogliera retrostante.

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