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Discarica abusiva: per contestare il reato non serve la consulenza tecnica

La Cassazione con sentenza n. 29084/2015 ha stabilito che il reato di discarica abusiva può essere contestato senza l’intervento di un Consulente Tecnico

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Per la contestazione del reato di discarica abusiva non è affatto necessario l’espletamento di una consulenza tecnica per accertare la natura e la composizione dei rifiuti né, tanto meno, per verificarne la quantità esatta, quando, come nel caso di specie, tali dati erano verificabili attraverso l’esame diretto.

Il caso

È quanto chiarisce la Cassazione con la sentenza n. 29084/2015 in un caso in cui i ricorrenti, condannati dai giudici di merito, avevano fatto presente come non fosse stata accertata la composizione morfologica dei materiali rinvenuti mediante apposita C.T.U., peraltro, a loro dire, stanziati in loco temporaneamente.

La Corte ha respinto questa tesi, precisando come le caratteristiche del rifiuto e la sua classificazione non necessitino di particolari verifiche, essendone immediatamente rilevabile la provenienza e trattandosi di materiali dei quali normalmente ci si disfa. Infatti

i materiali provenienti da demolizioni rientrano nel novero dei rifiuti in quanto oggettivamente destinati all’abbandono, e l’eventuale recupero è condizionato a precisi adempimenti, in mancanza dei quali detti materiali vanno considerati, comunque, cose di cui il detentore ha l’intenzione di disfarsi; l’eventuale assoggettamento di detti materiali a disposizioni più favorevoli che derogano alla disciplina ordinaria implica la dimostrazione, da parte di chi lo invoca, della sussistenza di tutti i presupposti previsti dalla legge.

Il ricorso

In relazione al reato di cui all’art. 256, commi 1 e 3, D.Lgs. n. 152/2006, il Tribunale del riesame confermava il sequestro preventivo avente ad oggetto un’area di circa 4.000 mq.

Nel ricorso per cassazione, gli imputati lamentavano che la motivazione dell’ordinanza impugnata era apparente, illogica ed incoerente e che il Tribunale aveva omesso di considerare le allegazioni difensive, concernenti l’insussistenza di una discarica, per essere il terreno interessato dalla sola presenza di rocce, utilizzate per lavori di piccola manutenzione del fondo. Sostenevano, inoltre, che la composizione morfologica dei materiali rinvenuti non era stata accertata, come necessario, mediante consulenza tecnica e che non si era tenuto conto della natura di sottoprodotto dei materiali rinvenuti sull’area in sequestro, provenienti da attività di escavazione effettuata in fondi limitrofi di proprietà e «destinati al riutilizzo in successivi processi di produzione».

Sostenevano, infine, che, nella fattispecie, mancavano i requisiti, individuati dalla giurisprudenza per la configurabilità del reato di discarica abusiva.

Cosa dice la Cassazione

Il ricorso è stato respinto.

In primo luogo, la Corte ha rilevato che il Tribunale aveva evidenziato come, dal verbale di sequestro e dalla documentazione fotografica acquisita, risultava che l’area sottoposta a sequestro, soggetta a vincolo idrogeologico, ZPS e ubicata in zona B del Parco dei Nebrodi, era interessata dalla presenza di materiale proveniente da «demolizione di strutture edili» misto a terre e rocce da scavo, per un volume di circa 350 mc, livellato ed accumulato, nel corso degli anni, con l’apparente ausilio di mezzi meccanici.

I giudici del riesame avevano spiegato che le emergenze indiziarie smentivano le contrarie allegazioni difensive, volte a sostenere la provenienza dei materiali dall’attività di scavo e la successiva utilizzazione in successive attività.

La sentenza in epigrafe ha poi chiarito che, ai fini della configurabilità del reato ipotizzato, non è affatto necessario l’espletamento di una consulenza tecnica per accertare la natura e la composizione dei rifiuti né, tanto meno, per verificarne la quantità esatta, quando, come nel caso di specie, tali dati erano verificabili attraverso l’esame diretto.

Infatti, l’art. 184, comma 3, lett. b), D.Lgs. n. 152/2006 definisce come rifiuti speciali quelli derivanti dalle attività di demolizione e costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo e pertanto, tenuto conto delle caratteristiche dei materiali presenti sull’area, non erano necessarie particolari verifiche o analisi, essendo immediatamente rilevabile la provenienza del rifiuto trattandosi di materiali dei quali solitamente ci si disfa.

La Corte ha poi osservato che i ricorrenti si erano riferiti del tutto incidentalmente ad una non meglio specificata «temporaneità del deposito» ed avevano anche affermato che i materiali erano classificabili come sottoprodotti.

Tali circostanze risultavano, però, platealmente smentite da un dato fattuale inequivocabile posto in evidenza dai giudici del riesame e cioè che i rifiuti risultavano livellati ed accumulati sul posto nel corso degli anni, verosimilmente mediante l’ausilio di mezzi meccanici. Una simile evenienza era, da sola, chiaramente sintomatica della definitiva collocazione dei rifiuti sull’area sequestrata.

La Cassazione, conseguentemente, ha affermato il principio secondo il quale i materiali provenienti da demolizioni rientrano nel novero dei rifiuti in quanto oggettivamente destinati all’abbandono, l’eventuale recupero è condizionato a precisi adempimenti, in mancanza dei quali detti materiali vanno considerati, comunque, cose di cui il detentore ha l’intenzione di disfarsi; l’eventuale assoggettamento di detti materiali a disposizioni più favorevoli che derogano alla disciplina ordinaria implica la dimostrazione, da parte di chi invoca la deroga, della sussistenza di tutti i presupposti previsti dalla legge.

In ordine alla contestata sussistenza del fumus del reato di discarica abusiva, la sentenza in rassegna ha ribadito che la discarica abusiva deve presentare, orientativamente, una o più tra le seguenti caratteristiche, la presenza delle quali costituisce valido elemento per ritenere configurata la condotta vietata:

accumulo, più o meno sistematico, ma comunque non occasionale, di rifiuti in un’area determinata;

eterogeneità dell’ammasso dei materiali;

definitività del loro abbandono;

degrado, quanto meno tendenziale, dello stato dei luoghi per effetto della presenza dei materiali.

La massima

I materiali provenienti da demolizioni rientrano nel novero dei rifiuti in quanto oggettivamente destinati all’abbandono e l’eventuale recupero è condizionato a precisi adempimenti, in mancanza dei quali detti materiali vanno considerati, comunque, cose di cui il detentore ha l’intenzione di disfarsi. Ne deriva che l’abbandono di materiale proveniente da demolizione di strutture edili, misto a terre e rocce da scavo, livellato ed accumulato nel corso degli anni, integra il reato di discarica abusiva per il cui accertamento non occorre alcuna consulenza tecnica che stabilisca la composizione morfologica dei materiali rinvenuti.

Articolo tratto da Ambiente & Sviluppo n. 11-12/2015

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