Dissesto idrogeologico: i risultati del questionario Legambiente sui Comuni | Ingegneri.info

Dissesto idrogeologico: i risultati del questionario Legambiente sui Comuni

Inviato ad 1462 amministrazioni comunali, il questionario Legambiente offre un quadro piuttosto significativo della gestione di un territorio sempre più fragile

image_pdf

Nuovamente le labilità del territorio sono evidenziate dalle piogge che hanno interessato in questi giorni diverse regioni italiane: molti fiumi sono sotto stretto monitoraggio e diversi Comuni hanno diramato le allerta meteo.

Registrazioni ARPAL Liguria de 11-12 dicembre 2017 (http://www.cartografiarl.regione.liguria.it)

Registrazioni ARPAL Liguria de 11-12 dicembre 2017 (http://www.cartografiarl.regione.liguria.it)

A seguito di quanto nuovamente accaduto, ovvero piogge insistenti su un territorio fragile che possono comportare frane, crolli ed allagamenti , è utile riportare all’attenzione del lettore l’indagine svolta da Legambiente, più precisamente il monitoraggio finalizzato a valutare l’esposizione al rischio idrogeologico nel nostro territorio e l’efficacia di attività di prevenzione e mitigazione, sia attraverso una corretta gestione del territorio e dei corsi d’acqua, sia attraverso l’organizzazione e la crescita dei sistemi locali di protezione civile.
È stato inviato un questionario a 7.145 Comuni classificati ad “elevata criticità idrogeologica” e solo il 20% ha risposto in modo esaustivo all’indagine di Legambiente, ovvero 1.462 amministrazioni.

Informazioni sul territorio comunale

Rilevamento dei dati – Scheda 1: informazioni sul territorio comunale
Il primo aspetto è stato comprendere la posizione delle costruzioni sul territorio, in funzione delle perimetrature delle aree a rischio. Il focus è stato quindi posto su abitazioni, quartieri, insediamenti industriali, strutture sensibili (come scuole e ospedali) e strutture ricettive turistiche o commerciali (alberghi, campeggi, centri commerciali, ecc.) presenti in aree a rischio.

Il 69,7% dei comuni che hanno aderito all’iniziativa ha dichiarato di avere abitazioni in aree a rischio. Nel 26,8% dei casi sono presenti interi quartieri, mentre in 737 amministrazioni (50,4%) sorgono addirittura impianti industriali.
Strutture sensibili come scuole o ospedali sono presenti in aree a rischio nel 14,6% dei casi, mentre l’espansione urbanistica che ha visto sorgere strutture ricettive o commerciali in aree a rischio è del 20,5%.
Altro dato allarmante riguarda le recenti edificazioni: il 9,3% dei comuni (136 amministrazioni) dichiara di aver edificato in aree a rischio anche nell’ultimo decennio (vietato dall’art 65, comma 4 del D.Lgs. n. 152/2006).

Rilevamento dei dati – Scheda 2: Gestione del territorio
Dall’indagine di Legambiente emerge che il 65,1% delle amministrazioni ha provveduto a realizzare opere per la mitigazione del rischio nel proprio territorio, ma la logica di tali interventi si basa ancora sul vecchio e ormai superato approccio degli interventi puntuali e strutturali.
Sono stati infatti realizzati: in 455 comuni opere di consolidamento dei versanti (47,8% dei casi), in 430 amministrazioni nuove arginature (45,2%) e in 383 comuni interventi come la risagomatura dell’alveo (40,2%).
Errata percezione di gestione del territorio confermata da una non banale percentuale di comuni, il 9,4% del campione, che ha dichiarato di aver “tombato” tratti di corsi d’acqua sul proprio territorio, con una conseguente urbanizzazione delle aree sovrastanti, mentre solo il 4% del campione d’indagine ha eseguito la delocalizzazione di abitazioni palesemente costruite in aree a rischio, mentre la percentuale scende al 2% del campione per quanto riguarda la delocalizzazione di fabbricati industriali.

gestione del territorio

Nel 78,3% dei casi (1.145) le perimetrazioni definite dai Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) sono state integrate ai piani urbanistici (anche se ad oggi, visto che tale recepimento è un obbligo di legge, ci saremmo aspettati una risposta affermativa dalla totalità dei comuni intervistati).
110 amministrazioni hanno dichiarato che, nonostante tale recepimento, hanno anche edificato case, quartieri o strutture sensibili e industriali in aree “tecnicamente” vincolate nell’ultimo decennio.
I dati forniti dai Comuni indicano come l’81,5% delle amministrazioni intervistate (1.192 su 1.462) si sia dotato di un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione; una buona percentuale che però porta alla luce come siano ancora molti i comuni a non adempiere a questo importante compito. Inoltre, solo il 55% ha dichiarato di aver aggiornato il proprio piano d’emergenza negli ultimi due anni (656 su 1.192), dato che evidenzia come le amministrazioni locali, in caso di necessità, potrebbero disporre di strumenti non efficaci. Nel 43,2% dei comuni che hanno partecipato all’indagine (632 su 1.458) sono presenti e attivi sistemi di monitoraggio finalizzati all’allerta in caso di pericolo, mentre il 67,5% dei comuni intervistati riferisce di aver recepito il sistema di allertamento regionale: un importante passaggio per far sì che il territorio sia informato con tempestività su eventuali situazioni di allerta e pericolo.

interventi di mitigazione del rischio nei Comuni

attività di prevenzione

Rilevamento dei dati – Scheda 3:
Per quanto riguarda le attività d’informazione rivolte ai cittadini, fondamentali per far crescere nella comunità la percezione della convivenza con il rischio, il 33% del campione ha risposto di aver realizzato attività di informazione rivolte ai cittadini mentre solo il 29,5% (432 comuni) ha realizzato esercitazioni per testare l’efficienza del sistema locale di protezione civile. Una percentuale particolarmente bassa visto che i piani d’emergenza, per essere realmente efficaci, devono per prima cosa essere conosciuti dalla popolazione.

allertamento pianificazione d'emergenza

Fonti consultate/web: Sito Legambiente

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Dissesto idrogeologico: i risultati del questionario Legambiente sui Comuni Ingegneri.info