Dissesto idrogeologico: la classificazione delle frane e la mappa Iffi | Ingegneri.info

Dissesto idrogeologico: la classificazione delle frane e la mappa Iffi

Con il progetto Iffi, Inventario dei fenomeni franosi in Italia, e' stata realizzata una mappatura delle frane in Italia, da cui e' possibile trarre una classificazione delle tipologie di dissesto

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Le frane sono eventi che descrivono un movimento gravitativo incontrollato di porzioni di terreno e/o roccia.

 

 

Nomenclatura delle parti costituenti un movimento franoso

 

 

 

Un’opportuna mappatura permette di monitorare costantemente le aree più vulnerabili e potenzialmente interessate da questa tipologia di evento: essa è stata redatta a seguito del progetto IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia, VISIBILE QUI) finanziato nel 1997 dal Comitato dei Ministri per la Difesa del Suolo ex lege 183/89. Nella mappa sono individuati cinque intervalli in cui varia l’indice di franosità (if, espresso in termini percentuali), pari al rapporto tra l’area in frana e la superficie totale, calcolato su maglia avente lato di 1 km, a cui corrisponde il seguente colore:

  • verde (0,0001-1);
  • giallo (1-5);
  • arancione (5-15);
  • rosso (15-30);
  • marrone (maggiore di 30).

 

Carta dell’indice di franosità redatta dall’Ispra

 

Frane e loro classificazione

Le frane possono essere classificate come segue:

  1. attive: se il corpo è in movimento al momento dell’osservazione;
  2. riattivate: quando il corpo riacquista movimento dopo un periodo di inattività;
  3. sospese: se al momento non si muovono ma si so sono mosse nell’ultimo ciclo stagionale;
  4. inattive: quando il movimento è stato registrato prima dell’ultimo ciclo stagionale;
  5. stabilizzate: se non vi sono possibilità di riattivazione; tale risultato può essere ottenuto naturalmente o artificialmente.

 

A seconda del tipo di movimento (di crollo, di ribaltamento, di scorrimento transazionale, di scorrimento rotazionale, di espansione laterale, di colamento lento e di colamento rapido), del tipo di materiale coinvolto e spostato, è possibile individuare diverse tipologie. I movimentipiù frequenti individuati dal progetto Iffi sono gli scivolamenti rotazionali/traslativi con circa il 32,5%, i colamenti lenti con il 15,3%, i colamenti rapidi con il 14,6% e i movimenti di tipo complesso, risultato della combinazione di diverse tipologie, con l’11,3%.

Accanto a questi, l’Apat ha classificato nel manuale altre tipologie di dissesto, alcune delle quali introdotte nel censimento delle frane del progetto Iffi:

  1. aree soggette a frane superficiali diffuse: si intendono “quei settori di versante che in passato sono stati interessati da frane di vario tipo a carico di spessori generalmente limitati dei terreni sciolti di copertura e che si sono innescate contestualmente ad eventi idrometeorologici di forte intensità. Devono essere circoscritte nell’area, quando possibile, sia la zona sorgente sia quella di invasione dei materiali franati”;
  2. aree soggette a crolli e/o ribaltamenti diffusi: ci si riferisce a “quei settori presenti soprattutto in aree montuose, quali pareti rocciose e versanti acclivi, dove si ripetono fenomeni di caduta e scendimenti di singoli elementi lapidei o crolli di piccoli ammassi rocciosi, generalmente conseguenti ad uno stato di significativa fratturazione dell’ammasso roccioso e/o al susseguirsi di cicli stagionali caratterizzati da forte escursione termica (termoclastismo e crioclastismo)”;
  3. sprofondamenti (sinkholes): ovvero voragini di forma subcircolare con diametro e profondità variabili. Si suddividono a loro volta tra doline, fenomeni carsici dovuti alle acque d’infiltrazione; altri legati all’attività antropica e infine eventi di sinkholes strictu sensu, generati dalla risalita di fluidi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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