Distanze dai corsi d'acqua: la normativa di riferimento e il caso Liguria | Ingegneri.info

Distanze dai corsi d’acqua: la normativa di riferimento e il caso Liguria

Breve disamina della normativa nazionale che stabilisce la fascia di inedificabilità lungo i corpi idrici, che deve essere recepita dalle Regioni coerentemente ai piani di bacino. Con un accento particolare sulla Liguria

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A seguito degli eventi alluvionali che hanno interessato la Liguria negli ultimi anno, la giunta ligure, lo scorso 23 dicembre 2015, ha modificato il regolamento regionale del 14 luglio 2011 per migliorare la tutela e il rispetto del territorio e dei corsi d’acqua. Suddetto regolamento prevedeva la possibilità di costruire, previa autorizzazione idraulica (regio decreto n. 523 del 25 luglio 1904), anche a soli 3 m (in deroga alla normativa nazionale) dai fiumi, riducendo di fatto il limite nazionale di 10 m.

Regolamento Regione Liguria n. 3 del 14 luglio 2011

Per i corsi d’acqua ricadenti nel reticolo idrografico di primo, secondo e terzo livello è stabilita una fascia di inedificabilità assoluta pari a 10 metri, articolata nei termini di seguito indicati:
a) all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica, la fascia può essere ridotta, previa autorizzazione idraulica provinciale ex R.D. 523/1904, fino a:
– 5 metri per i corsi d’acqua di primo livello;
– 3 metri per i corsi d’acqua di secondo livello;
b) per i corsi d’acqua compresi nel reticolo idrografico di terzo livello la fascia può essere ridotta, previa autorizzazione idraulica provinciale ex R.D. n. 523/1904, fino a:
– 5 metri all’esterno del perimetro del centro urbano;
– 3 metri all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica.

Modifica al regolamento Regione Liguria del 23 dicembre 2015

Per i corsi d’acqua ricadenti nel reticolo idrografico di primo, secondo e terzo livello è stabilita una fascia di inedificabilità assoluta pari a 10 metri.

La disciplina delle fasce di inedificabilità assoluta deve essere applicata di concerto alla disciplina relativa alle aree connesse alla pericolosità idraulica e idrogeologiche definite nei corrispondenti piani di bacino (Legge n. 183 del 18 maggio 1989).

Nel caso della Liguria i limiti delle fasce di tutela si misurano (art. 4 del regolamento regionale n. 3 del 14 luglio 2011):
a) dal limite più esterno tra il ciglio di sponda, il ciglio o il piede delle opere di protezione presenti e il limite demaniale;
b) dal piede esterno delle arginature, prescindendo dal limite demaniale, laddove siano presenti in tratti messi in sicurezza idraulica, sufficienti al deflusso della piena duecentennale con adeguato franco, che rendono eventuali aree demaniali esterne avulse dall’alveo;
c) a partire dall’intersezione del livello di piena duecentennale con la superficie topografica in caso di alvei incassati con sponde naturali, ove la definizione di cui alla lettere precedenti risulti non significativa”.

Decreto legislativo n. 152/2006 “Norme in materia ambientale”- Art. 115 “Tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici” – Commi 1 e 2
comma – 1 -“Al fine di assicurare il mantenimento o il ripristino della vegetazione spontanea nella fascia immediatamente adiacente i corpi idrici, con funzioni di filtro per i solidi sospesi e gli inquinanti di origine diffusa , di stabilizzazione delle sponde e di conservazione della biodiversità da contemperarsi con le esigenze di funzionalità dell’alveo, entro un anno dalla entrata in vigore della parte III del decreto le Regioni disciplinano gli interventi di trasformazione e di gestione del suolo e del soprassuolo previsti nella fascia di almeno 10 m dalla sponda di fiumi, laghi, stagni e lagune, comunque vietando la copertura dei corsi d’acqua che non sia imposta da ragioni di tutela della pubblica incolumità e la realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti”.
comma – 2 -“Gli interventi di cui al comma 1 sono comunque soggetti all’autorizzazione prevista dal R.D. 25 luglio 1904, n. 523, salvo quanto previsto per gli interventi a salvaguardia della pubblica incolumità”.

Regio decreto n. 523/1904 “Testo unico delle disposizioni di legge intorno alle opere idrauliche delle diverse categorie”
Il R.D. distingue in cinque categorie le opere che possono sorgere in prossimità delle acque pubbliche (“Sono pubbliche tutte le acque sorgenti, fluenti e lacuali, anche se artificialmente estratte dal sottosuolo, sistemate o incrementate, le quali, considerate sia isolatamente per la loro portata o per l’ampiezza del rispettivo bacino imbrifero, sia in relazione al sistema idrografico al quale appartengono, abbiano od acquistino attitudine ad usi di pubblico generale interesse”, R.D. n. 1775/1933):
1. opere che hanno per unico oggetto la conservazione dell’alveo dei fiumi di confine. Esse si eseguono e si mantengono a cura ed a spese dello Stato.
2. a) le opere lungo i fiumi arginati e loro confluenti parimente arginati dal punto in cui le acque cominciano a correre dentro argini o difese continue; e quando tali opere provvedono ad un grande interesse di una provincia;
b) le nuove inalveazioni, rettificazioni ed opere annesse che si fanno al fine di regolare i medesimi fiumi.
3. le opere da costruirsi ai corsi d’acqua non comprese fra quelle di prima e seconda categoria e che, insieme alla sistemazione di detti corsi, abbiano uno dei seguenti scopi:
a) difendere ferrovie, strade ed altre opere di grande interesse pubblico, nonché beni demaniali dello Stato, delle province e di comuni;
b) migliorare il regime di un corso d’acqua che abbia opere classificate in prima o seconda categoria;
c) impedire inondazioni, straripamenti, corrosioni, invasioni di ghiaie od altro materiale di alluvione, che possano recare rilevante danno al territorio o all’abitato di uno o più comuni, o producendo impaludamenti possano recare danno all’igiene od all’agricoltura.
4. Appartengono alla quarta categoria le opere non comprese nelle precedenti e concernenti la sistemazione dell’alveo ed il contenimento delle acque:
a) dei fiumi e torrenti;
b) dei grandi colatori ed importanti corsi d’acqua;
5. Appartengono alla quinta categoria le opere che provvedono specialmente alla difesa dell’abitato di città, di villaggi e di borgate contro le corrosioni di un corso d’acqua e contro le frane.

Il R.D. stabilisce inoltre distingue tra le attività che sono vietate in modo assoluto sulle acque pubbliche, loro alvei, sponde e difese e quelle che sono permesse previa autorizzazione (aspetto che deve essere recepito e reso proprio da ciascun regolamento regionale).

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