Ecomafia 2017: ancora troppi abusi edilizi secondo Legambiente | Ingegneri.info

Ecomafia 2017: ancora troppi abusi edilizi secondo Legambiente

Il rapporto annuale evidenzia i primi effetti positivi della legge sui reati ambientali, ma il lavoro di bonifica del Sistema Italia è ancora lungo

demolizione opere abusive
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Prime luci ma ancora molte ombre: a delinearle è il rapporto Ecomafia 2017, la pubblicazione curata da Legambiente che raccoglie i numeri e i fatti delle irregolarità ambientali in Italia. La legge 68/2015 ha inserito nel codice penale i reati ambientali e i primi risultati iniziano a vedersi. Nel 2016 i reati ambientali accertati delle forze dell’ordine e dalla Capitaneria di porto sono passati da 27.745 del 2015 a 25.889 nel 2016, con una flessione del 7%. Ma si tratta comunque di 71 casi al giorno, circa 3 ogni ora.

Gli abusi edilizi invece continuano a crescere, con 17mila nuovi immobili costruiti fuori da ogni regola nel 2016 secondo i rilievi del Cresme, il Centro ricerche economico sociali sul mercato dell’edilizia. Difficile demolire, troppe sanatorie locali ma il rischio, reale, è che questi immobili vengano giù all’improvviso, anche senza l’uso delle ruspe. Il terremoto di Ischia, ultimo in ordine di tempo, insegna quanto sia pericoloso costruire in maniera abusiva.

Sempre Legambiente evidenzia nel rapporto Ecomafia 2017 come solo ad Ischia siano 600 le case abusive e 27mila le richieste di condono presentate dagli abitanti dell’isola.

Nel testo che Legambiente edita con il sostegno di Cobat e Novamont, è inserito per questa edizione 2017 un approfondimento sui fenomeni di illegalità nei parchi nazionali, che dovrebbero essere un’enclàve della natura libera da condizionamenti umani. Sul fronte degli abusi edilizi ad esempio nel Parco nazionale del Vesuvio dal 1997 al 2012, sono state emesse ben 1.778 ordinanze di demolizione di fabbricati abusivi. “Per contrastare le illegalità ambientali – dichiara Stefano Ciafani Direttore generale di Legambiente – è fondamentale che siano approvate quelle norme che mancano ancora all’appello a partire da una legge che semplifichi l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive.

In aumento secondo il rapporto Ecomafia 2017 anche i reati legati alla gestione dei rifiuti: nel 2016 sono stati 5.722 con una crescita di quasi il 12%, le persone denunciate (+18,55), quasi 16 al giorno, gli arresti 118 (+40%) e i sequestri 2202. Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, secondo quanto disciplinato dall’articolo 260 del d.lgs. 152/2006, al 31 maggio 2017 le inchieste sono diventate 346, con 1649 ordinanze di custodia cautelare, 7.976 denunce e il coinvolgimento di 914 aziende. I paesi esteri coinvolti sono saliti a 37 (15 europei, 8 asiatici e 13 africani e uno americano). Sommando i sequestri effettuati nell’ultimo anno e mezzo, e solo nell’ambito di 29 inchieste monitorate, le tonnellate di rifiuti bloccate sono state più di 756.000. Un quantitativo di rifiuti tale che per trasportarlo servirebbero 30.240 tir, che messi in fila coprirebbero la distanza compresa tra Roma e Modena.

Altro fronte sempre caldo in Italia, come rileva Legambiente nel rapporto Ecomafia 2017 è quello degli incendi. Nel 2016 ben 4.635 roghi hanno mandato in fumo 27mila ettari di boschi e aree verdi. Le persone denunciate, tra piromani, ecocriminali ed ecomafiosi sono stati 322, mentre quelle denunciate 14.
In questo quadro, fatto di luci ed ombre, diminuisce complessivamente in percentuale il peso delle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, che passa dal 48% del 2015 al 44% del 2016, anche se si confermano ai primi posti nella classifica per numero di illeciti ambientali: in vetta la Campania con 3.728 illeciti, davanti a Sicilia (3.084), Puglia (2.339) e Calabria (2.303). La Liguria resta la prima regione del Nord, il Lazio quella del Centro. Su scala provinciale, quella di Napoli è stabilmente la più colpita con 1.361 infrazioni, seguita da Salerno (963), Roma (820), Cosenza (816) e Palermo (811).

Tornando ai dati di Ecomafia 2017, la corruzione continua ad essere un fenomeno dilagante nel Paese. Nell’ultimo anno e mezzo Legambiente ha censito ben 76 inchieste in cui le attività illecite in campo ambientale si sono intrecciate con vicende corruttive. Queste inchieste hanno comportato l’arresto di 320 persone e la denuncia di altre 820, coinvolgendo 14 regioni. Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, se ne sono contate 31, più o meno il 41%. Negli ultimi 6 anni, dal 2010 al 2016, le inchieste degne di rilievo e censite per questo lavoro sono state 352: le due regioni più colpite sono il Lazio (49) e la Lombardia (44), davanti alla Campania, alla Sicilia, alla Calabria e alla Puglia.

Tra le richieste che Legambiente avanza dopo l’analisi fatta con il rapporto Ecomafia 2017 c’è anche quella di definire a breve con un decreto attuativo del Ministero dell’ambiente e della presidenza del Consiglio dei ministri, la riforma del sistema nazionale delle Agenzie per la protezione dell’ambiente.

Approfondimenti: Il mutamento d’uso del patrimonio edilizio esistente

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