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Economia circolare: cosa prevede il piano di azione europeo

Direttrici e obiettivi del piano di azione sull’economia circolare. Un approfondimento da Ambiente e Sviluppo

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Questo contributo di Alberto Muratori è apparso, con il titolo “Al rush finale il pacchetto di direttive per gestire i rifiuti secondo l’Economia Circolare”, nel numero di marzo di Ambiente & Sviluppo, storica rivista edita da Wolters Kluwer dedicata all’ambiente e alla sostenibilità. Il testo di seguito è una sintesi dei punti principali. Per acquistare la rivista, cliccare questo link.

Il termine “circular economy” è stato usato per la prima volta solo nel 1990, nel volume “Economics of Natural Resources and the Environnement” dei due economisti britannici David W. Pearce e R. Kerry Turner, in contapposizione con quello di economia lineare, ma le idee fondanti da esso sottese risalgono a tempi meno recenti, cioè dalla “scoperta” della finitezza delle risorse del nostro Pianeta, e dalla sempre più stringente necessità di confrontarsi con tale limite per garantirne la disponibilità, da un lato limitandone gli sprechi e puntando sull’uso di quelle “rinnovabili”; dall’altro, riducendo gli impatti dannosi sulle componenti ambientali, indotte dalle attività umane – l’abitare, lo spostarsi, il nutrirsi – e dal sistema economico produttivo che, per produrre beni e servizi, genera, imponenti (e finora crescenti) masse “di scarti” (solidi, liquidi e aeriformi), in tutta evidenza non reimmissibili all’infinito nella biosfera, se non dando luogo a sempre più evidenti criticità, – generate, appunto, dall’approccio “lineare” finora impresso al sistema economico, – quali ad esempio:
• la sempre più ridotta (o meno immediata) disponibilità di risorse;
• la volatilità dei prezzi delle risorse naturali e l’instabilità degli approvvigionamenti di materie prime;
• il valore perduto di materiali e prodotti;
• la crescente massa di scarti e rifiuti;
• il degrado ambientale e i mutamenti climatici.
Tali concetti, unitamente alle evidenze appena rappresentate, si sono tradotte nella Comunicazione COM (2015) 617 final, approvata della Commissione europea il 2 dicembre 2015, col titolo “L’anello mancante – Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare”, proposto come architrave per uno sviluppo economico sostenibile e caratterizzato da sempre più scarsi rilasci di anidride carbonica, ma, al tempo stesso, efficiente (nell’uso delle risorse) e competitivo, in grado di attivare un processo del quale dovranno essere protagonisti i consumatori, le imprese, e le autorità locali, regionali e nazionali, col fattivo sostegno dell’Unione europea.
Non ci si può qui esimere dalla constatazione che questo pur corposo documento europeo presenta forse più i caratteri di una “dichiarazione d’intenti” che non quelli di un vero e proprio “Piano d’Azione”, individuando in diversi casi, solo obiettivi di periodo medio lungo dedotti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e dall’Alleanza del G7 per l’efficienza delle risorse.

Piano d’azione: le direttrici

Le macro-direttici d’azione proposte dal Piano sono le seguenti:
1. Produzione, nell’assunto che l’economia circolare inizi fin dalle primissime fasi del ciclo di vita dei prodotti, a tal riguardo evidenziandosi i sottotemi dell’ecodesign per la progettazione dei prodotti, e dall’efficienza e sostenibilità dei processi di produzione;
2. Consumo, dovendosi dare atto che le scelte operate dai consumatori, condizionati dalle informazioni cui hanno accesso, dalla gamma e dai prezzi dei prodotti (apparentemente similari) immessi sul mercato possono contribuire in termini fondamentali alla riduzione o, per contro, all’incremento della produzione di rifiuti domestici;
3. Gestione dei rifiuti, il cui ruolo preminente per il conseguimento dell’economia circolare è ormai riconosciuto, nei termini già anticipati dalla c.d. gerarchia dei rifiuti, “messa in chiaro” dalla direttiva madre n. 2008/98/Ce relativa ai rifiuti, da rendere peraltro ancor più coerente coi principi sottesi dall’economia circolare. Su questo tema si è in effetti concentrato l’impegno della Commissione europea, in questo caso delineando una compiuta strategia d’azione, marcata dalla definizione degli obiettivi, dei tempi e degli strumenti operativi per poterli conseguire che, a livello europeo, si fondano sulle proposte di modifica, oltre che della sopra richiamata direttiva madre, anche delle complementari direttive:
– n. 94/62/Ce sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio,
– n. 1999/31/Ce relativa alle discariche di rifiuti,
– n. 2000/53/Ce relativa ai veicoli fuori uso,
– n. 2006/66/Ce relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori,
– e n. 2012/19/Ue sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Tutte proposte alla discussione degli organi decisionali coinvolti nell’iter di definitiva approvazione.
Accanto alle qui sopra richiamate direttrici-chiave “verticali”, sono stati proposti piani trasversali di azione di tipo “tematico”, che si propongono nei seguenti campi:
4. Da rifiuti a risorse: stimolare il mercato delle materie prime secondarie e il riutilizzo dell’acqua, attraverso disposizioni in grado di renderle equiparate alle materie prime “primarie” ottenute dalle sostanze naturali tradizionali, in termini di commercializzazione, trasporto e utilizzazione, con sicuro effetto positivo sull’economia circolare, meglio chiarendo anche le norme di qualità che possano consentire l’impiego a pari condizioni per i diversi materiali sostitutivi.

5. Settori prioritari, che per la specificità dei materiali o dei prodotti che li interessano (di seguito elencati), richiedono specifiche strategie mirate.  Le strategie individuate come prioritarie riguardano:
la plastica, per la quale si pone la necessità di aumentare il riciclaggio, attualmente attestato su livelli ancora molto bassi, a livello europeo nell’ordine del 25% dell’intero flusso, che per il 50% trova come destinazione finale la discarica;
i rifiuti alimentari, il cui spreco è così grave in termini etici oltre che economici – sia durante circuito della commercializzazione, sia da parte dei consumatori finali, – da essere entrato tra i nodi focalizzati dalla stessa Assemblea Generale delle Nazioni Unite nell’ambito degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile al 2030, che ne hanno postulato una riduzione almeno del 50% rispetto alla situazione in atto nel 2015. Su questo fronte, l’Europa è ancora indietro, essendo tuttora allo stadio di Proposta di risoluzione del Parlamento europeo “su come evitare lo spreco degli alimenti: strategie per migliorare l’efficienza della catena alimentare nell’Ue”, presentata nell’ottobre del 2011, ma non ancora giunta alla conclusione del suo iter d’approvazione, come “atto” del Parlamento europeo;
le materie prime essenziali, sono quelle comprese in un ampio elenco di materie prime, (per lo più di origine mineraria) (1), via via integrato dalla Commissione europea, (da ultimo, nel 2017), per le quali, in relazione a possibili criticità di approvvigionamento, e/o a notevoli ripercussioni sull’ambiente in fase di estrazione, si evidenzia l’opporturnità di ottenerle a partire dal riciclaggio dei prodotti che le contengono, così da rendere disponibile una fonte di approvvigionamento alternativa. A tale riguardo, la Comunicazione COM (2015) 617 final, evidenzia il ruolo del “riciclaggio di qualità” delle componenti dei dispositivi elettronici;
i rifiuti di costruzione e demolizione, cioè il flusso proritario tra i rifiuti speciali prodotti in Europa, attestandosi sul 33% del totale, che è stato ovviamente inserito tra i settori prioritari evidenziati dalla Commissione europea, destinatari, perciò, di specifiche strategie d’azione. La Commissione si è in tal senso riservata di elaborare appositi orientamenti per ottimizzare le possibilità di riciclaggio di questo flusso, da applicare fino dai siti delle demolizioni. Ma su questo aspetto non si sono viste finora nemmeno semplici proposte di “linee guida”, mentre significativi ostacoli alla diffusione del riciclaggio di questi flussi sono rappresentati sia dalla dubbia accoglienza di questo tipo di riciclati da parte degli operatori del settore delle costruzioni, sia da un’approccio sostanzialmente “occhiuto” della Giurisprudenza, nel riconoscimento dei requisiti EoW ai processi di lavorazione cui sono sottoposti, e tanto meno, della qualifica di sottoprodotti dei residui di demolizione, in questo attraverso una nozione restrittiva di “normale pratica industriale” che viene abitualmente negata ai trattamenti fisico meccanici (triturazione, selezione granulometrica, vagliatura), cui i residui di demolizione devono essere sottoposti per dare luogo a frazioni effettivamente utili;
le biomasse e i prodotti biologici, ossia i materiali a base di risorse di origine biologica (legno, colture o fibre), potenzialmente utilizzabili in un’estesa gamma di prodotti (per i settori edile, cartario, alimentare, tessile, dell’arredamento, ecc.), e di combustibili, in questo caso alternativi a quelli di origine petrolchimica, sono stati attentamente studiati, in primo luogo dalla stessa bioindustria, che ha dimostrato il proprio potenziale di innovazione, sia in termini di nuovi materiali, di nuovi processi, e di nuove sostanze chimiche, coerenti coi principi dell’economia circolare: su questo fronte, la Commissione europea si è sostanzialmente riservata un ruolo di supporto e di sostegno, da concretizzare in misure di diverso tipo, come la definizione di orientamenti e buone prassi sull’uso a cascata delle biomasse, e il finanziamento della ricerca in questo campo.
6. Innovazione, investimenti e altre misura orizzontali, fattori accomunati, secondo la Commissione europea, da un indiscutibile ruolo positivo per la transizione verso l’economia circolare, ma non ancora tradotti in misure e linee di azione eccedenti le dichiarazioni di principio, e perciò di interesse limitato per questa trattazione di sintesi.

(1) Inizialmente individuate nei metalli Antimonio, Berillo, Cromo, Cobalto, Gallio, Germanio, Indio, Magnesio, Niobio, Silicio, e tungsteno, oltre che in quelli del gruppo del Platino e inoltre nelle terre rare pesanti e leggere, cui si sono da ultimo aggiunti Barite, Bismuto, Afnio, Elio, Gomma naturale, Fosforo, Scandio, Tantalio e Vanadio.

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