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Ecosistema Urbano 2008, la classifica delle città migliori

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Anche quest’anno è stato redatto “Ecosistema Urbano 2008”, il consueto rapporto sulla qualità ambientale delle città italiane, stilato da Legambiente in collaborazione con il Sole 24 Ore e con la consulenza scientifica di Ambiente Italia. Ecosistema Urbano rappresenta e valuta i carichi ambientali, la qualità delle risorse e la capacità di gestione e tutela ambientale dei 103 comuni capoluoghi italiani.

A vincere questa edizione è Belluno, ma come sottolineano i curatori dello studio non si tratta di una vittoria entusiasmante.  Anzi, tutta la classifica non è entusiasmante: su scala nazionale si segnala sostanzialmente una stasi o un peggioramento delle condizioni generali.

Si aggrava, infatti, la situazione delle polveri sottili, con oltre il 50% dei capoluoghi che sfora annualmente in almeno una centralina di rilevamento la media di 40 microgrammi per metro cubo, soglia limite per la protezione della salute. Allo stesso modo sale il tasso generale di motorizzazione, mentre non si notano miglioramenti nei trasporti pubblici e nell’estensione delle piste ciclabili. Passi da lumaca poi, nell’aumento della raccolta differenziata e nella riduzione della quantità di rifiuti prodotti.

“Cercare la città italiana più sostenibile – si legge nelle note che accompagno lo studio – è davvero difficile, non c’è, non ci sono centri dove la qualità ambientale sia a livelli elevati, dove un sindaco sia riuscito a dare un’impronta di vivibilità e qualità ambientale al proprio comune.”

È davvero così difficile rendere le nostre città a misura d’uomo? Eppure se ne trovano numerosi esempi nell’ hinterland europeo. Per colmare la lacuna, quelli di Legambiente hanno messo insieme il meglio della classifica creando “La città che non c’è”. L’hanno chiamata Belnomi.

“Se proprio dovessimo individuare una città dove l’amministrazione ha cercato di fare consistenti progressi – spiegano ancora i curatori di Ecosistema urbano – allora dovremmo premiare Belnomi”. Ovvero un capoluogo immaginario formato dalle zone a traffico limitato di Bergamo (più di 40 metri quadrati per abitante), dal verde di Lucca (45 mq a testa), dalla gestione dei rifiuti di Novara (dove si ricicla quasi il 70% della spazzatura), dal trasporto pubblico di Milano e dal basso inquinamento di Isernia.

Ma se non è esaltante la vittoria di Belluno, è facile immaginare quanto possa essere degradata la situazione delle città che occupano le ultime posizioni della classifica. All’ultimo posto si piazza Ragusa, dove, solo per citare alcuni risultati, la raccolta differenziata si ferma al 3%, la rete idrica perde il 26% dell’acqua e il verde pubblico non arriva neppure a 5 mq per abitante.

La parte bassa della graduatoria continua a essere dominata dal Sud, con quasi la metà delle ultime venti città situate in Sicilia, ma non mancano capoluoghi di Abruzzo, Lazio, Sardegna, Liguria e, per la prima volta, Piemonte con Alessandria e Vercelli, rispettivamente all’87esimo e al 90esimo posto.

E le metropoli? ferme. Nessun miglioramento. Le città più grandi come Roma e Milano salgono di poco, passando rispettivamente dal 60esimo al 55esimo e dal 62esimo al 58esimo posto, oppure indietreggiano vistosamente come Torino (74esima), Bari (82esima), Palermo (89esima) e Napoli che perde ben 24 posizioni e si piazza 91esima.

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