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Ecosistema Urbano 2018: Mantova sempre prima, sorpresa Cosenza

Riduzione dell'inquinamento atmosferico, mobilità pubblica e condivisa, raccolta differenziata dei rifiuti e uso delle risorse idriche le variabili considerate da Legambiente

Veduta di Cosenza e del fiume Crati
Veduta di Cosenza e del fiume Crati
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Tra conferme e qualche sorpresa è stato presentato a Milano Ecosistema Urbano 2018, l’annuale rapporto di Legambiente, giunto alla sua venticinquesima edizione. Dopo Ecosistema Scuola i vertici della onlus che misurano i vari ambiti dello stato di salute dell’ambiente italiano, hanno dato i voti alle città capoluogo, analizzando numerosi parametri: in testa alla graduatoria delle città capoluogo virtuose per le politiche su inquinamento atmosferico, trasporti, rifiuti e gestione delle risorse idriche troviamo Mantova, prima come accaduto per l’edizione 2017 e a seguire Parma, Bolzano, Trento e Cosenza, che si ritaglia un posto al verde grazie alle politiche di incremento delle aree pedonali e la diminuizione della quota di rifiuti pro capite.

In coda alla classifica si piazzano Catania, Agrigento e Massa. Mentre uno sguardo alle grandi città mostra situazioni altalenanti. Nella prima edizione del report, nel ’94 Milano occupava la penultima posizione, peggio faceva solo Napoli, all’ultimo posto. Lo scorso anno Milano era 31esima, oggi è 23esima. Napoli è rimasta negli anni stabilmente nella parte bassa della graduatoria, Roma è ripiombata in basso a partire dal 2010 dopo un’ascesa che l’aveva portata nel gruppo delle prime trenta, Torino addirittura quarta nel ‘98 e nona l’anno successivo e poi, da oltre dieci anni, sempre abbondantemente sotto la sufficienza.

La qualità dell’aria

Guardando complessivamente alle cento città italiane è comunque il segno positivo a prevalere. Negli ultimi dieci anni ad esempio la presenza delle polveri sottili nei capoluoghi ha visto una contrazio­ne del 20 per cento dei valori medi annui, scesi dai 32 ?g/mc del 2008 ai 26 del 2017.
Il Pm10 mostra un peggioramento rispetto al 2016 riportandosi ai livelli del 2015. In riferimento ai superamenti quotidiani del limite dei 50 ?g/mc, la situazione peggiora: salgono da 34 a 38 i capoluoghi che superano i 35 giorni consentiti dalla normativa nell’arco dell’an­no (erano 49 nel 2015). In 22 città si misurano oltre il doppio dei giorni di superamento della soglia (erano 8 nel 2016),

Mobilità e trasporto pubblico

Il tasso di motorizzazione medio dei capoluoghi italiani mostra un ulteriore incremento passando da 62,4 a 63,3 auto ogni 100 abitanti e risulta stabile o in aumento in tut­te le città ad eccezione di Reggio Emilia. Ci sono però città che comincia­no a praticare forme di mobilità nuova: a Bolzano, Firenze, Pisa, Torino, Milano, Bologna, Vene­zia più del 50 per cento degli abitanti cammina, pedala, usa i mezzi pubblici. Il rapporto segnala come casi virtuosi l’AreaC e la mobilità condivisa di Milano, la tramvia di Firenze, le  ztl (zone a traffico limitato) di Firenze, Bergamo, Ferrara, Reggio Emilia, la  ciclopolitana di Bolzano e la bicipolitana di Pesaro.

Trattamento dei rifiuti

La raccolta differenziata nell’ultimo decennio è praticamen­te raddoppiata, passando dal 27 al 50 per cento, con tre città (Por­denone, Treviso, Mantova) che hanno percentuali prossime all’85 per cento, 30 capoluoghi ben oltre l’obiettivo del 65 per cento e un’e­stensione del porta a porta alla quasi totalità della popolazione in oltre 40 Comuni. Parallelamente è più bassa del 15 per cento la produzione di rifiuti, ora attestata a 528 kg/ab/anno. Bene anche Oristano, Parma, Trento.

Uso delle risorse idriche

In 44 capoluoghi più del 95 per cento degli abitanti sono allacciati alla rete (erano 43 nel 2015), 29 riesco­no a coprire la totalità, o quasi, della popolazione con percentuali che oscillano tra il 98 per cento e il 100 per cento (27 nel 2015). Scen­dono da 12 a 11 le città che non raggiungono l’80 per cento, con Treviso e Benevento al di sotto del 50 per cento. In 18 capoluoghi le perdite sono superiori al 50 per cento, con punte di oltre il 60 per cento a Frosinone, Vibo Valentia Campobasso, Crotone, Nuoro, Latina, Oristano. In aumento il numero di città dove più del 30 per cento dell’acqua immessa nella rete viene dispersa (60, cinque in più rispetto al 2016) e il valore me­dio delle perdite della rete idrica, che passa dal 35 al 36,3 per cento. Nel 2017 sono soltanto quattro (Monza, Macerata, Pordenone, Trento) le città virtuose che riesco­no a contenere le perdite al 15 per cento o meno.

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