Effetto bomba: I 10 edifici che 'aumentano' i danni da frane e alluvioni | Ingegneri.info

Effetto bomba: I 10 edifici che ‘aumentano’ i danni da frane e alluvioni

Una mappa interattiva e un dossier dedicato al tema degli edifici che aumentano l'impatto dei danni da calamita' da cause climatiche

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A Roma, il 22 giugno 2015, si sono tenuti “Gli Stati generali sui cambiamenti climatici e sulla difesa del territorio”, organizzati Italiasicura e dal Ministero dell’Ambiente. Questo evento rappresenta la prima tappa italiana “verso l’appuntamento dell’Onu COP21 a Parigi nel prossimo mese di dicembre, il tema è ormai al centro delle agende dei governi e di negoziati politico-diplomatici in corso che dovranno definire il nuovo accordo globale per il ‘raffreddamento’ della temperatura del Pianeta mantenendola entro il limite di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali”. Gli interventi tecnici che si sono susseguiti hanno rilevato la stretta correlazione che sussiste tra dissesto idrogeologico e cambiamenti climatici,  il ruolo fondamentale dell’agricoltura (non solo inteso come attività di produzione di generi alimentari, ma anche come cura del terreno) e delle tecniche forestali, la resilienza del territorio e l’indicazione dei cantieri aperti, la cui durata non deve essere troppo dilatata affinché si possa godere, in tempi ragionevoli, dei primi conseguenti benefici.

 

 

Conteggio dei cantieri aperti in Italia per contrastare il fenomeno di dissesto idrogeologico.

A supporto di quanto asserito agli Stati Generali, lo scorso 23 marzo, Legambiente ha pubblicato il rapporto dal titolo “Mappa del rischio climatico nelle città italiane”; in esso sono riportate le riflessioni relative sia ai cambiamenti climatici sia alle conseguenze che questi ultimi producono sul territorio in termini di danni.

 

 

Esempio di consultazione della mappa interattiva fornita da Legambiente: evento del 3 maggio 2013 a Modena caratterizzato da trombe d’aria (http://www.planningclimatechange.org/atlanteclimatico)

Suddette osservazioni sono state tradotte in una mappa interattiva le cui caratteristiche sono le seguenti:

1. è costantemente aggiornata (prende in considerazione i danni provocati dai fenomeni meteorologici avvenuti dal 2010 ad oggi).

2. Individua, per ora, 80 Comuni in cui sono stati registrati impatti rilevanti, questi ultimi distinti tra allagamenti, frane, esondazioni, danni alle infrastrutture, al patrimonio storico, provocati da trombe d’aria o da temperature estreme.

3. Riporta gli eventi storici che hanno, in passato, già caratterizzato l’area, in termini di informazioni, studi, analisi utili a capire la specificità dei processi avvenuti, la pericolosità e per individuare le più efficaci strategie di intervento.

 

Le finalità invece della mappa interattiva sono quelle di:

1. Dare risalto alle aree con un maggiore rischio correlato ai cambiamenti climatici.

2. Evidenziare le strategie di adattamento intraprese dalla città a seguito degli eventi che l’hanno colpita (resilienza del territorio).

3. Leggere in maniera integrata l’impatto dei fenomeni climatici nei Comuni, unendo tutte le tipologie di informazioni raccolte al fine di comprendere le possibili cause antropiche, le scelte insediative o i fenomeni di abusivismo edilizio, che ne hanno aggravato gli impatti.

 

Nel documento “Effetto Bomba: gli edifici che amplificano i danni degli eventi climatici estremi in Italia”, prodotto sempre da Legambiente (a cui si rimanda per completezza), sono individuati 10 edifici, localizzati in diverse regioni di Italia.

 

 

Dalla lettura di suddetto documento si evidenziano elementi comuni che caratterizzano l’esposizione al rischio idrogeologico di queste strutture; infatti, in Tabella 1, che riassume le informazioni fornite da Legambiente, si osserva che:

Tutti gli edifici sono situati in aree riconducibili ad un grado di rischio idrogeologico medio-alto (R3-R4), secondo i relativi Piani di Assetto Idrogeologico.

Gli eventi riportati in tabella corrispondono a quelli che hanno colpito recentemente l’area di interesse e non sono da ritenersi unici, bensì ripetuti negli anni.

Si tratta, nella maggior parte dei casi, di edifici ad alto numero di occupanti (ciò implica una alto numero potenziale di vittime): scuole, centri commerciali, uffici, cinema, abitazioni, casa dello studente. Un esempio la città di Aulla, il 25 ottobre del 2011 che “ha registrato la più grave esondazione del fiume Magra che abbiano interessato il centro abitato: alle 18:30 il fiume ha rotto gli argini allagando buona parte della città, costringendo gli abitanti, colti alla sprovvista, a rifugiarsi su alberi, lampioni e nei piani alti delle abitazioni. Cosa ancor più grave è che l’esondazione ha causato 2 morti e buona parte delle strutture colpite dall’esondazione del fiume siano state la caserma dei vigili del fuoco, la sede del Comune (in cui due dei quattro piani sono stati sommersi), il presidio sanitario e la scuola materna e media che ne ha pagato le conseguenze più gravi”.

Molti edifici sono stati costruiti in prossimità del 2000 e non sono state rispettate adeguatamente le distanze dai corsi d’acqua (regio decreto n. 523/1904), è il caso ad esempio del Tribunale di Vicenza.

 

 

Abbinamento cartografia con carta della pericolosità idraulica (stralcio), dove la linea rossa indica l’area inondata a Marina (MS) a causa della rottura dell’argine del 5 novembre 2014: “si noti che comprende anche aree a pericolosità media”.

Gli eventi che hanno messo in crisi l’area corrispondono, nella maggioranza dei casi, ad allagamenti ed alluvioni. Fenomeni che nel contesto urbano sono amplificati da interventi di tombinatura (ad esempio, Genova) e impermeabilizzazione del terreno.

Per gli edifici indicati in tabella, la tipologia di intervento più ricorrente proposta da Legambiante è la delocalizzazione, ovvero spostare le strutture in siti sicuri, o meglio a basso rischio idrogeologico, pensando a una riorganizzazione del tessuto cittadino e a una introduzione del verde, inteso non solo come complemento di arredo urbano.

 

dello stesso autore: Il dissesto idrogeologico e il ruolo dell’impermeabilizzazione del suolo

 

 

 

 

 

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